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Miti e leggende

Far nascere cuccioli di ghiacciaio

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Tutti sanno che le masse glaciali rischiano di scomparire. Ma come può nascere e crescere un “cucciolo” di ghiacciaio, è ignoto ai più. Il segreto, custodito da secoli in Karakorum, è la ricetta più antica del mondo: l’amore tra il ghiacciaio padre e il ghiacciaio madre, protetto e incoraggiato dalle sapienti mani delle genti di montagna.

Tra le genti montanare dell’Hindu Kush, i confini politici non hanno mai avuto particolare importanza. Nell’antichità, chi abitava sulle montagne che separano il fiume Oxus dall’Indo, poteva passare al di qua e al di là della catena piuttosto facilmente, attraversando diversi passi, tra i 4.000 ai 6.000 metri, che collegavano l’Afghanistan al Pakistan.

Si racconta che i contadini avessero ognuno due proprietà, una su un versante e una sull’altro. E che potessero portare da una parte all’altra il pranzo prima che si raffreddasse. Ma nel dodicesimo secolo, le milizie di Gengis Khan diffusero il terrore nelle valli meridionali dell’Hindu Kush e la gente, per proteggersi, decise di bloccare i passi.

Come? Facendo nascere dei piccoli ghiacciai sulla loro cima, e impedendo così l’accesso alle valli. Impossibile, penserà qualcuno. E invece la ricetta segreta per far venire alla luce un “baby ghiacciaio” esiste, e fu più che efficace. Tanto che è stata tramandata fino ai nostri giorni.

Si narra che ci vogliano, innanzitutto, due pezzi di ghiacciaio di sesso diverso. La leggenda vuole che i ghiacciai maschi siano quelli di colore bianco, candido. E le femmine, destinate a diventare madri, siano quelli scuri, neri.

Prima di unirli, però, è necessario preparare una sorta di “nido” con del fieno asciutto, degli aghi di pino, del terreno salato chiamato “rezg” e molta neve fresca. Il nido andrà posizionato nel luogo prescelto, che dovrà essere ad una quota superiore al limite della vegetazione e avere dei sedimenti, dell’argilla o della terra morbida. Ma soprattutto, non dovrà essere rivolto verso il sole. 

Fieno, aghi e terra dovranno essere sminuzzati e mescolati. Poi, appoggiati con delicatezza sul luogo prescelto per la nascita del ghiacciaio, alternandoli a strati con la neve compressa. All’interno di questa specie di talamo nuziale, verranno posti il ghiacciaio maschio e il ghiacciaio femmina, che fondendosi daranno origine al piccolo, nuovo ghiacciaio che aumenterà di volume ad ogni nevicata.

Entro un anno, il “cucciolo” di ghiacciaio comincerà a crescere lentamente, e continuerà così per tre o quattro anni. Dopodichè l’attività glaciale comincerà a pieno ritmo e il ghiaccio crescerà sempre più in fretta.

Così nacquero i ghiacciai di Udren, Roshgol, Ziwar, Ujnugol, e Shagol, tutti sulla cresta dell’Hindu Kush che divide Pakistan e Afghanistan. Una sorta di muraglia cinese di ghiaccio, costruita con mezzi più limitati ma con eguale – se non maggiore – efficacia.

Ma si racconta che in Karakorum siano molti i ghiacciai nati con questa procedura. Dal 1895 in poi, tuttavia, gli inglesi colonizzarono il Pakistan e i contadini e Chitral ospitava dei militari britannici. I contadini, infatti, non ebbero più bisogno di difendere il territorio. Ma continuarono a far nascere ghiacciai per crearsi delle riserve idriche.

Oggi in pochi conoscono questa leggendaria e incredibile procedura. Ma molti progetti in Karakorum (tra cui Karakorum Trust, del Comitato EvK2Cnr) stanno tentando di recuperare queste bellissime tradizioni contadine, perché molti esperti credono che la saggezza popolare possa custodire le risposte a molti problemi ecologici del giorno d’oggi.

 

(Leggenda tratta dal testo: “Artificial glacier grafting: Indigenous knowledge of the mountain people of Chitral” di Inayatullah Faizi)

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