• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Storia dell'alpinismo

Cassin e la Sud del Mount McKinley (1)

 Testo di Massimiliano Meroni

E’ il 1961. Il Cai di Lecco basandosi su un’idea di Carlo Mauri organizza una spedizione nel Nord America. E precisamente nella remota e misteriosa Alaska. Destinazione il Mount Mc Kinley, 6194 metri d’altezza, per un tentativo di salita dell’inviolata parete sud.

A capo Riccardo Cassin. Con lui cinque giovani alpinisti seri e capaci: Jack Canali, Gigi Alippi, Romano Perego, Luigi Airoldi e Annibale Zucchi. Per gli spostamenti e il trasporto dei materiali al campo base un pilota valoroso: l’americano Don Sheldon.

Ma sarà proprio lui a creare il primo problema. Al momento della partenza il pilota sbaglia il luogo dell’atterraggio, portando la spedizione su un ghiacciaio distante da quello scelto per l’allestimento del campo base.

Nessuno se ne accorge, se non quando Sheldon è già ripartito. Scesi a valle a piedi gli alpinisti rimandano il pilota a raccogliere i materiali ma nel frattempo il tempo volge al brutto e in totale, per l’equivoco, viene persa più di una settimana.

Quando poi il tempo ritorna al bello c’è troppa neve molle per tentare ancora l’atterraggio e la gran parte del materiale si deve portare al campo base “giusto” a piedi, perdendo così ancora giorni su giorni.

Ma finalmente si è al campo con tutto l’occorrente. Le manovre per allestire tutto quanto sono lunghe e proprio alla fine inizia a nevicare. E andrà avanti per 4 giorni, costringendo tutta la spedizione all’immobilità.

Intanto Cassin continua a scrutare l’imponente parete sud. Per carpirne ogni piccolo segreto, per vedere se esiste via migliore di quella tracciata con le carte o con le ricognizioni.

Finalmente il 6 luglio la battaglia ha inizio. Si attacca il canalone e lo si attrezza con le corde fisse. Ma inizia a nevicare di nuovo, e si è costretti a scendere e a rimandare al giorno dopo.

Giornata successiva che si presenta come la precedente. Bella ma con nuvole minacciose all’orizzonte che porteranno la neve entro il pomeriggio. Nonostante ciò viene superato il punto precedente e si sale anche in mezzo alla nebbia e alla bufera.

Fino a che la parete regala il primo vero problema. Un canale ripidissimo sormontato da un diedro che sembra impossibile da superare. Ma si deve passare da li, e l’imperativo è riuscire a trovarne la chiave.

Ancora un giorno di tentativi, l’indomani, non porta però a nulla. Cassin decide così di dividere gli uomini in squadre che tenteranno a turno di aprire la via, risparmiando così energie per il tratto successivo.

E il mattino del 9 luglio, grazie a Canali, Alippi e Airoldi, l’ostacolo è finalmente superato. I tre hanno trovato il modo di aggirarlo, scendendo in un canale e risalendo poi alcuni colatoi fino a trovarsi in cima.

Peccato che il tempo non riesca a stare bello per più di qualche ora di seguito. Ma ora la via verso campo 1 è aperta, e nei prossimi giorni si potrà già cercare la posizione migliore per allestirlo.

 

Per leggere la seconda parte, qui
Per leggere la terza parte, qui

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *