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Le montagne

Cassin e la sud del Lhotse (seconda puntata)

Avevamo lasciato la spedizione italiana, guidata da Riccardo Cassin, ad un passo dall’allestimento di campo 3. Dopo alcuni problemi iniziali, peraltro brillantemente risolti, ora le cose sembrano andare per il verso giusto. Ma…

Intorno alla mezzanotte del 19 aprile un forte boato seguito da uno schianto e da un vento tremendo sveglia gli alpinisti. Lo spostamento d’aria e il nevischio sollevato dalla caduta di una slavina dalla sud ha investito il campo base e divelto le tende degli Sherpa e quella di Messner.

Tutto sommato i danni non sono gravi. L’altoatesino viene ospitato da Conti e si torna a dormire. Ma non è un sonno tranquillo. Attorno alle 6 del mattino un nuovo, forte boato. Ancora una slavina ma che questa volta investe in pieno il campo base.

L’episodio è raccontato in tutta la sua drammaticità nel libro di Cassin "Capocordata". Queste le sue parole: "Avverto un grosso peso sopra di me che corre velocemente. D’istinto cerco di portare le braccia sopra la testa per ripararmi, poi tento di sollevarmi, ma sono subito risucchiato".

"Non ho la cognizione di quanto duri quell’inferno. Quando tutto sembra essersi calmato, a carponi e con molta fatica riesco a uscire dalla tenda. Davanti ai miei occhi una spaventosa visione: il nostro prezioso villaggio di tende è sparito".

Ci sono viveri e materiali sparsi ovunque e, da sotto la neve, giungono lamenti. Una volta estratti tutti quanti fortunatamente non c’è nessuno in gravi condizioni. Solo qualche botta e un grande spavento.

Ci vorranno tre giorni di ricerche di tutta quanta l’attrezzatura per tornare ad una sorta di normalità. La decisione è quella di continuare. Alcune tende si possono riparare e da Kathmandu è possibile farsi mandare i viveri che mancano.

Il campo base viene spostato verso sinistra, in una posizione ancora più riparata. Poi, finalmente, il giorno 23, con il bello, le manovre per raggiungere campo 3 hanno inizio di nuovo.

Ma la situazione non è delle più tranquille. Quattro giorni di neve hanno accumulato un manto bianco alto più di un metro e soprattutto campo 2 è diventato pericoloso. Slavine e scariche di ghiaccio potrebbero partire da un momento all’altro anche perchè la giornata volge al bello. Anche perchè dalla montagna non ne è ancora partita una, e tutta quella neve prima o poi deve venire giu.

Messner e Curnis sono i primi a giungere al campo. Bisogna valutare se proseguire o restare. Se tagliare un pendio carico di neve fresca oppure restare in attesa di venire spazzati via. La decisione è quella di spostare il campo verso sinistra, sotto ad uno spigolo di ghiaccio che sembra offrire riparo.

Ma la parentesi di bel tempo non era destinata a durare, e il giorno dopo è di nuovo neve. Tutto resta così in sospeso. Chi al base, chi a campo 1 e chi al nuovo campo 2. Solo un’ampia schiarita permetterà alla spedizione di giocarsi le sue carte di vetta. Ma fino ad allora l’unica condizione possibile è l’immobilità.

 
Massimiliano Meroni
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