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Itinerari

Alpinismo old style, la Cresta Corti alla Punta Scais

Avvicinamento lungo. Paesaggio selvaggio e poco frequentato. Un ambiente austero che solo pochi veri amanti della montagna conoscono. Un alpinismo che è bello definire romantico. L’affascinante salita alla seconda vetta delle Alpi Orobie.

La Punta di Scais si eleva per 3.037 metri sopra al livello del mare e fa parte della lunga costiera che separa l’Alta Valle Seriana dalla bassa Valtellina, nella quale sono incluse altre cime importanti come il Pizzo di Coca e il Pizzo Redorta.

L’itinerario presentato consente di salire in vetta per la cresta nord-ovest (più comunemente conosciuta come Cresta Corti in virtù del nome del primo salitore) per poi scendere lungo la via normale lungo la cresta sud e il camino ovest, che consente di compiere un giro ad anello.

Il consiglio è quello di salire al rifugio Mambretti (autogestito) la sera precedente l’ascensione, effettuando la salita il giorno seguente, spezzando in due il lungo itinerario.

Primo giorno
Agneda – rifugio Mambretti
Difficoltà: escursionistica
Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 min.
Dislivello: 776 metri

Accesso automobilistico: dalla SS 38 dello Stelvio, dopo aver costeggiato Sondrio sul lato est, quasi alla fine della città (provenendo da Lecco-Colico) si imbocca a destra l’indicazione Piateda e si sale poi fino a Piateda fraz. Dosso.

Da lì si seguono le indicazioni sulla destra per il rif. Mambretti e si sale in auto nella stretta Val Venina. Giunti alla centrale di Vedello si seguono le indicazioni a sinistra per Agneda (1.228 m), dove si parcheggia alla fine del grande pianone dove è incastonato il bel gruppo di baite solitarie (ultimi 1,5 km sterrati e cementati ma senza problemi di fondo stradale con  qualsiasi tipo di automobile).

Da Agneda si sale verso la visibile diga di Scais lungo una strada carrozzabile. In alternativa, dopo i primi tornanti, è ben visibile a sinistra un ponte che attraversa il torrente. Da qui un sentiero (poco segnalato) risale il versante sinistro della valle portandovi rapidamente alla diga.

Giunti quasi sotto il muraglione del lago si devia a sinistra su sentiero segnat (indicazioni rif. Mambretti – sentiero 251) attraversando il torrente Caronno su un ponte e poco dopo uscendo dal bosco sulla sponda est del lago. Si costeggia lo specchio d’acqua e si sale attraverso un bel bosco fino alle Baite Caronno (1.612 m).

Qui si attraversa il piano erboso e si sale sempre lungo il sentiero, ora abbastanza ripido, fino ad uscire definitivamente dal limite boschivo. Da qui in breve in mezzacosta si raggiunge il rifugio (2.004 metri).

Secondo giorno
Rifugio Mambretti – Punta di Scais – Agneda
Difficoltà: alpinistica AD+ (abbastanza difficile +), passaggi fino al IV+
Tempo di percorrenza: 8/9 ore sola salita + 5 ore la discesa fino all’auto.
Dislivello: 1033 metri, ma con uno sviluppo sicuramente superiore.
Attrezzatura: imbracatura, ramponi, 1 corda da 50 metri (utili ma non indispensabili 2 mezze corde da 50 metri), 4/5 friends medi e qualche dado, cordini e fettucce, casco (indispensabile), scarpette d’arrampicata (utili ma non indispensabili).

Si segue inizialmente il sentiero per la bocchetta settentrionale di Porola, che procede in mezzacosta fino verso il fondovalle, sino alla morena della vedretta di Porola. Da qui si sale a destra per sfasciumi, lasciando il sentiero a sinistra, arrivando in breve all’inizio della cresta, che inizialmente si presenta più come una larga parete (sin qui 50 minuti).

Si attacca a circa 50 metri a sinistra della cresta, sul lato settentrionale della stessa. Si percorrono facilmente, obliquando leggermente da sinistra a destra, un centinaio di metri di gradoni sino alla base della fessura di destra delle due evidenti che solcano il basamento settentrionale della cresta.

Si risale interamente la fessura per sei lunghezze di corda sino alla cresta, con difficoltà di III-, incontrando alcuni chiodi alle soste, anche con cordini, utilizzati forse per ritirate a causa di maltempo. Si percorre facilmente la cresta facendo attenzione alla roccia non sempre solida, sino alla base di una piccola torre di 40-50 metri, che si risale direttamente con difficoltà di II+ e passaggi di III.

Dalla sommità della torre si continua facilmente per giungere alla base di un altro risalto di 50 metri, che si supera per rocce rotte, sporche di licheni, con difficoltà di III-. Si prosegue sulla cresta per altri 50-60 metri sino a quando si appiattisce, percorrendola con leggera discesa sino a un intaglio e successiva ampia sella, da dove ha inizio il torrione antecedente il torrione occidentale di Scais. Si raggiunge la cima del primo torrione, da cui si scende allo stretto intaglio, circa 10 metri sotto.

Dall’intaglio ci sono due possibilità di risalita al torrione occidentale di Scais. Il percorso originale attraversa per pochi metri a sinistra in piano, sfruttando una piccola cengia, per poi risalire direttamente (passaggi di IV).

La variante Longo-Giudici, più difficile, ma interessante, scende a destra (Ovest) in un canalino per circa 10 metri, per risalire in seguito una marcata fessura fino al suo termine, 20 metri di IV-, dal termine della fessura superare a sinistra un diedro/camino leggermente strapiombante e difficile (10 metri di IV+), che porta in cresta.

Dalla cresta altre 2-3 filate facili conducono alla sommità del torrione occidentale di Scais. Scendere lungo l’aereo filo dello spigolo tenendosi sul suo lato settentrionale. Giunti ad un intaglio si vince un piccolo torrione di 15 metri. Dal torrione, sfruttando una cengia che corre poco sotto il filo dello spigolo sul lato meridionale, si giunge a un ulteriore intaglio alla base di placche lisce, che si salgono facilmente sulla sinistra.

Un secondo tratto di placche molto lisce viene superato con difficoltà (IV+) anche per la non buonissima roccia (30 metri sino a un ballatoio). Dal ballatoio proseguire per altri 10 metri ancora su placche più facili ed articolate. Ritornare in cresta e continuare per 30-40 metri orizzontalmente sulla stessa sul lato meridionale di una placca rossastra, alla cui metà è infisso un chiodo, che viene utilizzato per la calata in doppia di circa 5-6 metri alla sottostante breccia (nella calata tenersi più verso il lato settentrionale per approdare adeguatamente all’intaglio).

Dall’intaglio si sale facilmente sino a una torre, si scende brevemente sul lato settentrionale e poi, per una dorsale di sfasciumi, si perviene alla base della cuspide finale. Su rocce sporche di licheni si raggiunge lo spigolo, continuando verso la cima con arrampicata varia e facile.

Dalla cima seguire la cresta sud, evitando le asperità sul lato est e giungere a monte della placca  Baroni. Con una doppia da 25 metri (cordini) calarsi sul lato est poco sotto la selletta e seguire una cengia di rocce marce fino a delle placche che conducono facilmente alla bocchetta antistante il Torrione Curò.

Da essa scendere a ovest pochi metri trovando i cordini per la doppia (terrazzino un po’ esposto). Con due doppie da 50 metri si giunge alle facili ghiaie basali (presenti anche cordini per doppie più corte). Dalle ghiaie scendere più o meno centralmente, fino a delle placche lisce da superare sul lato destro (scendendo) per un diedro-canale su rocce levigate.

Giunti al ghiaione mettere piede sul ghiacciaio di Scais e seguire il centro del vallone fino alla giunzione col vallone di Porola (ometti) e rientrare al rifugio (3 ore circa dalla vetta). Dal rifugio si rientra ad Agenda con lo stesso percorso fatto il primo giorno.
 

Consigli e informazioni utili

La salita è molto lunga e necessita di sapersi muovere abbastanza velocemente su tratti di media difficoltà. Abbiamo percorso la via quasi tutta in libera (slegati) tranne in 2 punti, dove abbiamo effettuato tiri di corda (un tiro seguendo il percorso normale, da dove c’è la breve variante Longo-Giudici). Un altro tiro l’abbiamo fatto sulle placche valutate IV+. Nonostante questo abbiamo impiegato 9 ore a salire.

La via era in buone condizioni nel primo tratto mentre dopo il primo salto il vetrato era sempre più presente sulle rocce (il secondo tiro è stato effettuato con ramponi ai piedi).

La discesa è abbastanza evidente. La doppia dalla bocchetta a monte del Torrione Curò è leggermente in basso nel canale, comunque è facile trovarla.

Il Rifugio Mambretti non è gestito se non talvolta nei fine settimana. Dispone di 25 posti letto con coperte, cucina e stufa. Le chiavi si richiedono a Sondrio o ai guardiani della diga. In alternativa sul lato destro del rifugio c’è un minuscolo locale invernale con due posti e coperte. Acqua all’esterno con rubinetto (se non chiusa).

Apertura previo ritiro chiavi (telefonare ore pasti 0342 / 219225 – Sig.ri Valsecchi). Inoltre chiavi c/o CAI Sondrio n. 0342 / 214300 e ai n. 0342 / 217015 – 216940

Giacomo Calvetti
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