• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Alpinismo

La vetta del Lhotse stavolta è di Diego Giovannini

immagine

LHOTSE, Nepal — Un’altra vetta, un altro successo per l’alpinismo italiano. Diego Giovannini, alpinista trentino della Val dei Rabbi, ha raggiunto la vetta del Lhotse (8.516 metri). Il suo progetto “Sognare lungo tre cime” si è concluso quindi con due successi (Ama Dablam e Lhotse) e una rinuncia (il Pumori).

Niente da fare sul Lhotse, invece, per il valtellinese Fabio Meraldi, che aveva condiviso successi e insuccessi di Giovannini sino a quando un problema fisico lo ha costretto alla rinuncia poco sopra campo 4 (7.800 metri).
 
Giovannini ha visto il compagno di cordata rinunciare, dietro di lui, ma ha deciso di proseguire da solo tra neve dura, rocce sfaldate, pendii ripidi e ghiacciati. Senza la piccozza, dimenticata al campo base, ha scalato la parete sud utilizzando un bastoncino da sci spezzato a metà fino a raggiungere la vetta.
 
Lì esplode la sua gioia, con un’ombra lasciata dalla rinuncia del suo compagno di cordata. “Mi spiace essere quassù da solo – racconta Giovannini nel suo diario -, sarebbe stato bello condividere la vetta con Fabio, per uno solo, è una montagna troppo grande. Sullo sfondo l’Everest, una montagna bellissima e piena di luce”.
 
Il “sogno lungo tre cime" di Giovannini e Meraldi era partito verso la metà di aprile, con l’obiettivo di portare a termine la salita progressiva dell’AmaDablam (6812 metri), dalla cresta sud-ovest, del Pumori (7161metri) dalla cresta sud-est, e infine del Lhotse (8516metri) dal versante sud-ovest. Senza alcun appoggio esterno, né umano (portatori) né chimico (ossigeno).
 
Un sogno realizzato con successo, con l’eccezione della scalata al Pumori. Il settemila nepalese ha respinto i due alpinisti pochi giorni fa, a pochi metri dalla cima, con visibilità zero e maltempo persistente.
 
Diego Giovannini, guida alpina, fotografo e cameraman, ha al suo attivo una solitaria senza ossigeno sul Cho Oyu (8201 metri) e un record di velocità sul Muztahg Ata, cima di 7550 metri raggiunta in sole 7 ore e 15 di cammino. Più di 500 le sue salite tra roccia e ghiaccio nelle Alpi.
 
Fabio Meraldi, valtellinese di 38 anni, è un punto di riferimento internazionale nella storia dello scialpinismo e dello skyrunning. Ha preso parte a numerose spedizioni extra europee, dove ha sempre cercato di portare il concetto di scalata in velocità.
 
Sara Sottocornola
Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *