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Cai Bergamo: grande successo per la medicina di montagna

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BERGAMO — E’stato un grande successo di pubblico e critica il  convegno annuale di medicina di montagna, che si è tenuto sabato scorso al Palamonti. Presenti al simposio organizzato dal Cai, oltre un centinaio di esperti del settore e semplici appassionati.

La medicina di montagna è un ramo della medicina che studia le patalogie del fisico umano in alta quota. In particolare, quelle più diffuse come l’ipossia (diminuzione dell’ossigeno nell’organismo) e l’ipocapnia (la diminuzione della anidride carbonica) e il mal di montagna.
 
Padre di questa disciplina della medicina è il fisiologo piemontese Angelo Mosso. Che a partire dal secolo scorso diede il via a indagini scientifiche sulle Alpi, grazie a test sugli effetti della pressione atmosferica sull’organismo di giovani militari di leva degli Alpini.
 
In seguito, il campo di indagine si è allargato ad branche della medicina. Le tecniche di rilevazione e il target d’utenza sono stati raffinati, fino ad arrivare alla moderna medicina di montagna, dei giorni nostri.
 
Fra le patologie che, pur nella loro complessità oggigiorno attirano l’attenzione degli esperti, c’è il mal di montagna. Durante il convegno, sull’argomento è intervenuta Annalisa Cogo -coordinatrice dell’area fisiologia medicina del comitato Ev-K²-CNR –  che ha illustrato caratteristiche e peculiarità di questo fenomeno.
 
"Nonostante gli studi e le ricerche effettuate finora – ha detto la Cogo – è impossibile prevedere l’insorgenza del mal di montagna. Sono moltissime le variabili in gioco da soggetto a soggetto, tanto che la patologia è da considerare peculiare per ciascuno.
 
Davanti a una platea di esperti, (il convengo ospitava anche il corso di aggiornamento per medici di spedizione e trekking) Andrea Ermolao ha spiegato le problematiche del sistema endocrino-metabolico sulle giovani donne che vanno in alta quota. I dati e gli studi sono stati compiuti al laboratorio Piramide dell’Everest, gestito dal Comitato Ev-K²-CNR.
 
Di grande interesse anche l’intervento di Gege Agazzi, esperto di spedizioni alpinistiche e da tempo anch’egli collaboratore del Comitato. Nella sua relazione Agazzi ha affrontato il minaccioso tema dei fulmini, fenomeni naturali che vedono la montagna fra i bersagli più esposti. il medico, in particolare,  ha parlato delle lesioni da folgorazione.
 
Sono circa 1000 ogni anno le morti da fulmini in tutto il mondo. Molti di più le persone colpite. Fortunatamente, di queste solo il 20-30 per cento arriva alla morte. Il restante 70-80 per cento se la cava riportando lesioni più o meno gravi alla cute o ai tessuti interni.  
 
 
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