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Alpinismo

Decimo morto nelle spedizioni sull’Everest

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EVEREST, Nepal — La parete Nord dell’Everest riconsegna il corpo di Olsson. Ma dalle spedizioni in corso spunta un’altra vittima. Si tratta dell’alpinista russo Igor Plyushkin, spirato ieri ai 7800 metri di campo 4, sul versante Nord della montagna. Si tratta della sesta vittima sul versante tibetano dell’Everest in questa stagione, che ha visto invece solo 4 morti sulla parete Sud. 

Igor Plyushkin aveva 54 anni ed era un abile alpinista, che nella sua carriera aveva già scalato tutte le vette di 7000 metri della ex unione sovietica. A mezzogiorno si era messo in cammino con i suoi compagni di spedizione, ma a soli 15 metri dalla tenda si è sentito male. Gli mancava il respiro.
 
I compagni lo hanno subito soccorso con l’ossigeno, ma senza alcun risultato. Per un’ora e mezza, Plyushkin ha combattuto tra la vita e la morte, e alla fine ha ceduto. I compagni lo hanno sepolto tra le rocce e i ghiacci che lui aveva desiderato ardentemente scalare.
 
In questi giorni sono anche stati ritrovati i resti dello scandinavo Tomas Olsson, scomparso la settimana scorsa mentre tentava di scendere con gli sci il terribile canalone “Great Norton Couloir”, sulla parete nord dell’Everest.  
 
Uno sherpa ha ritrovato il corpo di Olsson 2.500 metri più sotto lo sperone di roccia sul quale si erano impigliate la corda e la piccozza dell’alpinista al momento della caduta. Olsson si trovava a 8.500 metri, aveva raggiunto poco prima la vetta del tetto del mondo con il compagno.
 
I due volevano scendere il Great Norton Couloir, l’immenso scivolo di neve e ghiaccio che dalla cima, ripidissimo, porta direttamente ai piedi della montagna. E’ stato scalato solo una volta, e non ha nulla a che spartire con la via normale che sale sullo spigolo Nord dell’Everest, considerato ufficialmente una scalata piuttosto facile. 
 
Sullo spigolo Nord è invece scomparso il brasiliano Vitor Negrete, che dopo aver scalato la cima in solitaria il 18 maggio, si è sentito male durante la discesa ed è morto a campo 3. Il suo compagno di spedizione inglese, David Sharp, era scomparso solo due giorni prima nel tentativo di raggiungere la vetta.
 
Le altre due morti del 2006 sul versante Nord hanno coinvolto l’alpinista francese Jacques-Hugues Letrange, colpito da edema durante la discesa dalla cima, dove era salito con la moglie, e uno sherpa che più di un mese fa era spirato al campo base avanzato per un malore.
 
 
 
Sara Sottocornola
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