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Alpinismo

Simone Moro sale l’Everest e sconfina in Tibet

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EVEREST, Nepal — E’ la terza volta che Simone Moro raggiunge il "tetto del mondo". Sempre con un percorso diverso e con l’utilizzo, parziale, di ossigeno. Stavolta l’alpinista bergamasco ha completato in solitaria la traversata Sud-Nord dell’Everest. Salendo dal Nepal e scendendo dal Tibet. Ma – ahimè – senza il permesso né il visto del governo cinese. In queste ore, sono in corso trattative diplomatiche per evitargli guai peggiori. 

Partendo alle 23 da campo 4 al Colle Sud dell’Everest, Simone Moro è giunto in cima alle 3,15 di venerdì 19 maggio. Dopo una breve sosta e qualche foto, l’alpinista non è ritornato sui suoi passi, come tutti si aspettavano, e non ha proseguito verso il Lhotse, come aveva lasciato intendere di voler fare nei giorni scorsi. 
 
Ha invece "scollinato" la montagna ed è sceso dal versante Nord. In sole 5 ore ha raggiunto il campo base avanzato (6400 metri di quota), dove è rimasto sino ad oggi.
 
Solo che è arrivato in Tibet senza il visto e senza il permesso di scalata della montagna. Ed ora dovrà fare i conti con la burocrazia: sulla carta, l’alpinista rischia l’arresto e l’espulsione dal Paese. In questo momento Moro si sta dirigendo al  campo base (5000 metri di quota) per incontrare gli ufficiali governativi con cui dovrà discutere della sua presenza in Tibet.
 
Simone Moro aveva acquistato solo i permessi per la salita di Everest e Lhotse dal versante Sud, in territorio nepalese. Nei suoi programmi c’era infatti la traversata Everest-Lhotse sulla cresta sommitale, un progetto che nessuno fino ad ora è riuscito a realizzare.
 
Ma in quota, l’alpinista si è reso conto che la cresta era troppo carica di neve e, lì per lì, ha dovuto cambiare traiettoria. Così ha deciso di scendere dal versante opposto a quello di salita.
 
Secondo quanto racconta l’alpinista, le corde fisse sotto la cima erano ghiacciate e affondate nella neve, perché da parecchi giorni nessuno saliva dal versante Nord. Il meteo, per di più, non era ottimale. Ma, di notte e da solo, ha saputo affrontare lo stesso ogni avversità ed è riuscito a completare la traversata.
 
Solo l’ossigeno lo ha aiutato. Prima per un paio d’ore a campo 4 (posto sul Colle Sud ad una quota di 8.000 metri), dove l’alpinista ha trascorso due notti. Poi per un altro tratto durante la salita alla vetta.
 
Sulla cima ha incontrato la guida americana Brenda Walsh, della spedizione International Mountain Guides. Poi nessun’anima viva fino al campo 2 del versante Nord.
 
Dopo aver risolto – si spera – la diatriba diplomatica con il Tibet, Simone Moro rientrerà in Nepal e deciderà sul da farsi. Per ora, l’unica sua dichiarazione è: “Sono perfettamente acclimatato e sto bene”. Sarà il preludio a qualche nuova, avvincente, avventura?
 
 
 
Fonte immagine: www.simonemoro.com
 
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