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Esteri

Nepal, verso lo Stato laico?

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KATHMANDU, Nepal — Il vento del cambiamento soffia sulla politica nepalese. Il premier ad interim Girja Prasad Koirala ha accettato di valutare la richiesta dei gruppi etnici che chiedono per il Nepal lo status di Paese laico.

SI tratta di un cambiamento epocale. In questo momento il Nepal è ancora un regno indù.
L’apertura del premier è arrivata ier,  mentre centinaia di manifestanti dell’Indigenous Nationalities Joint Struggle Committee (Injsc) sfilavano davanti alla sua residenza. L’Injsc, che comprende diverse religioni ed etnie, ha presentato a Koirala un memorandum in cui chiede la trasformazione del regno in Stato laico.
 
"Le garanzie del premier hanno suscitato grande ottimismo tra le etnie indigene " ha detto ad AsiaNews il leader della movimento, Prithvi Subba Gurung. “Solo un Nepal laico può mettere fine alle numerose discriminazioni che i gruppi etnici subiscono, garantendo loro pari diritti e opportunità al di là dell’appartenenza religiosa”.
 
Erano 61 le etnie censite in Nepal nel 2001. Un crogiolo di popoli che parlano 120 lingue, con differenti religioni e contano circa il 50 per cento della popolazione totale. Appena metà dei cittadini nepalesi parla la lingua nepalese come propria madrelingua.Mentre quasi il 20 per cento non la parla affatto.
 
Eppure, fin dalla fondazione dello stato unitario (nel lontano 1769), la monarchia ha cercato di imporre la sua lingua, la sua matrice culturale e religiosa al resto del Paese. Ora è arrivato il momento di passare alla democrazia e a un effettiva libertà religiosa, sostengono i movimenti.  
 
Diametralmente opposta l’opinione dei vertici della monarchia, che puntano a mantenere un regno indù. E che, secondo fonti occidentali, sarebbero pronti a chiedere l’appoggio dei nazionalisti indù dall’India in caso di crisi.
 
La situazione politica dunque è tutt’altro che stabilizzata. Ieri i sette partiti che guidano il governo hanno fissato per il prossimo 18 maggio la presentazione di una risoluzione che limiterà i poteri della corona. Al re, tra le altre cose, verrà tolto il controllo sull’esercito e l’immunità.
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