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Alpinismo

Morto l’alpinista precipitato sul Lhotse

VALLE DEL KHUMBU, Nepal — E’ morto l’alpinista Ceco precipitato ieri sul Lhotse. Non è ancora nota la sua identità ma il decesso sembrerebbe dovuto ai gravi congelamenti e alle botte ricevute durante i 600 metri di caduta lungo la parete del gigante himalayano.

Lo scalatore era impegnato nel tentativo di salita dell’Everest. La tragedia è avvenuta poco sopra campo 3, a circa 7.400 metri di quota, dove la via di salita coincide con quella del Lhotse.

"Un tratto abbastanza esposto e difficoltoso, considerando la quota e la stanchezza ad essa correlata". Sono le parole di Gianpietro Verza, guida alpina e tecnico del Comitato Ev-K2-Cnr.

Profondo conoscitore dell’alta Valle del Khumbu, Verza continua: "mettere un piede in fallo in quel tratto vuole dire scivolare giù fino alla base della parete ghiacciata che sale fino alla vetta del Lhotse" (nella foto lo scivolo di ghiaccio teatro della tragica caduta)

Lo sfortunato alpinista è stato ritrovato questa mattina da alcuni sherpa che salivano al Colle Sud. Le sue condizioni erano disperate ma si pensava ancora di poterlo salvare. Nel pomeriggio però la brutta notizia.

La tragedia richiama alla mente quella, ben più pesante, avvenuta 10 anni or sono. Nella primavera del 1996 furono 8 le persone a perdere la vita sul Tetto del Mondo a causa di una bufera di neve. Tra loro anche due guide esperte: Rob Hall e Scott Fisher.

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