• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Top News

Il video dell’arrivo di Elisabeth ad Islamabad

Elisabeth Revol è arrivata ad Islamabad. Ad accoglierla l’Ambasciatore francese e gli amici dell’agenzia pakistana e Riaz ul Hassan.

Articolo precedenteArticolo successivo

19 Comments

  1. Tomek abbandonato da tutti, dalla Revol e poi dai soccorsi. Perché non aspettare una finestra di bel tempo per salire a 7200 metri dove si trova?
    Che fretta c’era di andarsene?

        1. Forse perchè le previsioni per oggi e per i giorni successivi sul Nanga Parbat sono pessime…. Perchè è impensabile che possano trovare l’alpinista vivo tra qualche giorno …. E perchè se non ci sono possibilità di trovarlo vivo, non ha senso che i soccorritori rischino la vita… salire a 7.200 mt in inverno su una montagna come il Nanga Parbat significa rischiare di non tornare vivi, anche per alpinisti molto forti

          Inoltre, dopo un soccorso assai impegnativo e dispendioso a livello fisico come quello alla Revol, crede che siano in grado di risalire subito da 4.800 mt a 7.200 mt come niente fosse?

      1. Ha fatto una semplice domanda forse perchè meno esperto di tanti leoni dentro in questo sito.Meno permalosita’ e piu’ umilta,.

    1. Da quello che ha sempre detto Simone Moro, oltre una certa altezza il Nanga non permette di aiutare nessuno se non è almeno in grado di camminare autonomamente. O salivano subito (stanchi, con Elisabeth in pericolo e col mal tempo in arrivo, col rischio di morire e non poter comunque fare nulla per lui) o comunque le sue condizioni non avrebbero permesso alcun aiuto. E lui lo sapeva.
      Speriamo solo che non abbia sofferto.

  2. Assieme alle gesta epiche, eroiche, dei due Alpinisti (volutamente scritto con la A maiuscola) polacchi, resta la profonda tristezza per Tomek, un uomo che che raggiunto il suo sogno pagando prezzo più grande.

    1. Solo per precisare che Bielecki è polacco, ma Denis Urubko è nato in Russia e dall’età di venti anni è vissuto in Kazakistan dove ha fatto l’istruttore di alpinismo nell’esercito. Da qualche tempo vive in Italia a Nembro (BG).

  3. Scusate ho letto proprio ora che i due alpinisti salvatori sono tornati sul k2 e hanno l’ obiettivo di raggiungere la vetta.
    Se questo è vero non si capisce perché abbiano abbandonato l idea di raggiungere tomek che è a quota 7000.
    Mi sembra tanto che l’alpinismo odierno,e quindi ai tempi dei social e della tecnologia avanzata dove sei seguito ogni passo che fai in tempo reale ,si sia adeguato a questa corsa folle a cercare la celebrità ,a voler stupire e far parlare di sé. Non c’è più la solidarietà vera,il mettere da parte l’ ego.Noi che guardiamo da fuori queste imprese riceviamo il messaggio che tomek o vivo o morto non andava salvato ma nemmeno recuperato.Che è più importante la propria pelle .Ad esempio mi sembra che la sua compagna rimasta viva non abbia parlato di lui,niente.È possibile questo? Cioè : non ha raccontato come sono andate le cose lassù come se tomek non fosse mai esistito? Sento una impercettibile volontà a negare che la sua esistenza e il suo abbandono in condizioni che forse non erano gravi,mi sembra che lei nei video stia in piedi quindi lui può essere che non era cosi grave.

    1. A me pare proprio che la vita di Tomek valesse poco per tutti, non so perché ma c’era sempre qualcosa d’importante.
      Non è morto cadendo, ma da solo abbandonato, probabilmente una lenta agonia.
      Questo è l’ “alpinismo”?

    2. “Non c’è più la solidarietà vera”? Ma di cosa stiamo parlando?

      Urubko e Bielecki hanno rischiato la vita per andare a recuperare la Revol (nessuno li ha obbligati a farlo) e, se fosse stato possibile, avrebbero cercato di trovare anche Tomek

      In realtà non era possibile perchè si trovava mille metri + in alto, le previsioni meteo per i giorni successivi erano pessime e, in ogni caso, Tomek non sarebbe stato in grado di muoversi per i congelamenti e la cecità da neve; portare giù da un 8.000 come il Nanga Parbat una persona che non è in grado di muoversi è praticamente un suicidio per i soccorritori

      Quanto alla vetta del k2, cercheranno di raggiungerla in una finestra di bel tempo, cosa che sul Nanga Parbat in questi giorni non c’è.

      Auguro loro di raggiungere il k2 perchè se lo meritano, anche per il coraggio che hanno dimostrato nel salvataggio della Revol

  4. Ho seguito questa vicenda dall’inizio, ora per ora, con apprensione e trepidazione e ringrazio Montagna tv per come ce l’ha fatta vivere.
    Ho tirato un respiro di sollievo quando sono intervenuti gli elicotteri e gli alpinisti polacchi. Ho pensato” tutto si risolverà”.
    La conclusione è stata di una felicità solo a metà ( c’è chi a detto che bisognava accontentarsi, il Nanga è assassino).
    Adesso, a ” bocce ferme”, sento come una strana puzza di interessi, quasi di soldi direi.
    Si forse è vero, di Tomek non interessava niente a nessuno.

  5. Credo che Marco abbia ragione. Attenzione a giudicare chi ha fatto molto rischiando la propria vita per salvare quella di qualcun altro dandogli addosso come se fosse un carnefice. Consiglio a chi scrive queste cose di leggere attentamente il report del capo della spedizione di salvataggio e soprattutto di andare a scalare a 7000mt in Karakoram in inverno durante una bufera prima di dare giudizi. Salire in 12 ore il dislivello che normalmente si sale in due giorni e aver salvato Elisabeth è già una cosa pazzesca ed estremamente pericolosa e altruista (fare discorsi sull’abbandonare l’ego in montagna è da pazzi, scusatemi, e soprattutto mi piacerebbe capire meglio cosa si intende…). Elisabeth non parla (pubblicamente) di lui perché è molto sconvolta e confusa, voleva benissimo a Tomek, sarà senz’altro distrutta psicologicamente e in lutto. Tomek RIP, ti ho pianto e ancora ti piangerò

  6. Ma siete seri?
    Quindi i soccorritori sarebbero dovuti restare al campo base del Nanga per tentare il salvataggio del polacco nei giorni successivi?
    E secondo voi sarebbe stato vivo?
    E se invece vi rendete conto che è morto, quasi sicuramente prima che la francese fosse raggiunta viste le condizioni (edema e 1000 m più in alto); non sapete o fate finta di non sapere che non si vanno a recuperare cadaveri a 7000 metri?
    Sono basito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.