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Attualità, Primo Piano

La Lombardia fa chiarezza sull’accompagnamento professionale contro l’abusivismo

Riceviamo e pubblichiamo di seguito il  comunicato stampa della Guide Alpine Lombarde relativo all’accompagnamento in montagna ed al nuovo decreto regionale in merito. 

 


Era già così in passato, ma adesso la Delibera di Regione Lombardia del 17 ottobre 2017 spazza via ogni possibile dubbio. Il decreto stabilisce che su tutto il territorio lombardo, comprese le aree dei Parchi, su tutti i percorsi Escursionistici della regione, classificati “E” (Escursionistici) ed “EE”(Escursionisti Esperti) possono accompagnare a titolo professionale solo gli Accompagnatori di media Montagna, le Guide alpine e gli Aspiranti Guida, mentre sui percorsi Turistici, classificati T” non vi è riserva fino a quota 600 metri, limite oltre il quale anche i sentieri Turistici rientrano nell’area di competenza esclusiva. Pertanto tutte le altre tipologie di “Guide”, comprese le numerose Guide Ambientali escursionistiche, su questi territori risultano abusive. Il Collegio regionale Guide alpine Lombardia promette la massima vigilanza e provvedimenti sistematici contro l’abuso di professione.

 La recente delibera lombarda completa quanto stabilito dalla legge nazionale n.6 del 1989, che regola la professione di Guida alpina, dell’Accompagnatore di media Montagna e della Guida Vulcanologica, che riserva loro l’accompagnamento. Mancava alla legge nazionale, infatti, un tassello operativo per renderla chiara al di là di ogni possibile dubbio, vale a dire la suddivisione del territorio regionale in aree di competenza, al fine di indicare con chiarezza quelle riservate all’attività di Accompagnatore di media Montagna. Da qui, nel febbraio 2017, l’interrogazione del Collegio regionale posta al competente organo di Regione Lombardia per far luce su questo punto, anche in ragione della presenza sul territorio di altre tipologie di “Guide” come le Guide Ambientali escursionistiche: veniva richiesta una definizione delle aree di competenza che non si prestasse ad interpretazioni, a zone grigie, dove di fatto l’abuso di professione era più fiorente.

La Guida ambientale escursionista – si legge nella risposta ufficiale di Regione Lombardia (allegato A)può svolgere liberamente la propria attività salvo che la stessa non si sovrapponga a quella di altri operatori e in particolare, allattività dellAccompagnatore di media Montagna, che Regione Lombardia ha espressamente riconosciuto e disciplinato nella citata l.r. 26/2014, avvalendosi della facoltà prevista dallart. 22 della l. 6/1989. [..] Leventuale svolgimento in montagna delle suddette attività, in assenza della prescritta abilitazione, è sanzionabile quale esercizio abusivo della professione, ai sensi dellarticolo 15 comma 3 lettere a) e b), della l.r. 26/2014. Abusivismo perseguibile penalmente e multabile in Lombardia fino a 3000 euro. Il discorso è valido in generale per tutte le tipologie di “Guide” che facciano attività di accompagnamento escursionistico come servizio professionale,riservate per legge, dellAccompagnatore di media Montagna”.

A febbraio scorso Regione Lombardia ha poi divulgato la Legge regionale sulla sentieristica che deputa all’ERSAF la tenuta del Catasto regionale e a CAI e Guide alpine la responsabilità sulla classificazione. Le definizioni escursionistiche e le scale di difficoltà sono quelle del CAI, recepite dal Regolamento della legge regionale sui sentieri. Ad ottobre infine Regione Lombardia è giunta alla deliberazione della Giunta regionale (allegato B) con la quale “sono definite le zone in cui si svolgono le attività di accompagnamento. Costituiscono aree di attività specifica dellesercizio della professione dellAccompagnatore di media Montagna le aree e terreni situati al di sopra dei 600 metri di altitudine sul livello del mare; gli itinerari e percorsi situati al di sotto della quota altimetrica di 600 metri, classificati con indici di difficoltà E (Sentiero escursionistico) ed EE (Sentiero per escursionisti esperti) secondo la segnaletica elaborata dal Club Alpino Italiano (CAI) per la gestione della rete sentieristica”.

Questo su tutto il territorio regionale, comprese naturalmente le aree dei Parchi. Su terreno innevato invece, attualmente rimane in vigore la riserva a Guide alpine ed Aspiranti Guida, mentre tutti gli altri non possono esercitare.

Naturalmente la legge non intacca lattività amatoriale, quella di gruppi di amici o gli escursionisti solitari. La legge non riguarda tutto ciò che non è professionale. Fa chiarezza invece su chi accompagna in montagna per professione a tutela dell’utente, che avrà così la garanzia di mettersi nelle mani di persone istruite, formate e accreditate da corsi ed esami derivati da piattaforme internazionali, garantite dal Collegio delle Guide alpine. Perché come sempre, i rischi in ambiente non si possono mai eliminare, ma con le giuste competenze si possono drasticamente ridurre. A questo serve una formazione rigorosa garantita dall’ordine professionale.

“Le Guide alpine della Lombardia accolgono con piacere l’azione di Regione Lombardia che giunge a togliere ogni dubbio – dice Fabrizio Pina, presidente del Collegio regionale lombardo -. Sempre più frequentemente capita di imbattersi in figure che a vario titolo accompagnano in montagna senza le necessarie competenze e abilitazioni. Il Collegio Guide alpine Lombardia vigilerà con il massimo rigore su ogni abuso di professione che sarà debitamente denunciato”.

 

(comunicato stampa)

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6 Comments

  1. So che fare questa riflessione in un paese come l’Italia è folle, perché si mette il dito nella piaga, ma cosa vuol dire: “Naturalmente la legge non intacca l’attività amatoriale, quella di gruppi di amici o gli escursionisti solitari”? Come si fa a scrivere una frase così? Il CAI e le parrocchie e gli scout portano a spasso CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PERSONE da sempre. E’ attività amatoriale??? Nossignori, no!. Perché a) chi partecipa paga, b) ci sono degli intoccabili volontari che – seppur indirettamente (es. vitto e alloggio) – vengono retribuiti per il loro servigi tramite le quote dfei partecipanti, non certo tramite fondi di Santa Madre Chiesa o delle associazioni scoutisctiche nazionali.
    Il CAI quanto meno è giuridicamente un’associazione e prende soldi per tessere. Ma parrocchie e scout cosa sono? e a che titolo possono addirittura portare i loro utenti su delle ferrate o ad arrampicare? Non ‘gruppi di amici’ o ‘escursionisti solitari’. Non passeggiate. No cara Redazione di Montagna TV, no: ferrate, arrampicata e trekking con pernottamenti in rifugio o in tenda . Il CAI – se non altro in apparenza – affida i partecipanti a persone in possesso di uno straccio di qualifica (ma nella stragrande maggioranza dei casi priva sia dell’esperienza minima che qualsiasi Guida o AMM possiede, sia di reali CAPACITA’ di primo soccorso). Invece, tecnicamente parlando, parrocchie e scout danno in mano minori, famiglie e quant’altro al primo che passa per strada, cioé a persone che muovono le gambe 3 volte all’anno per andare dal giornalaio quando non ne possono più di prendere l’auto. Parrochie e scout affidano figli altrui di neanche 10 anni a chi non dovrebbe neanche sognarsi di accompagnare chicchessia “in ascensore”. E a fronte di centinaia di migliaia di accompagnamenti siffatti, su sentiero e in parete, le Guide plaudono alla legge di RL? Chi ci tiene alla sicurezza … anzi, chi possiede una SERIETA’ INDIVIDUALE E DEONTOLOGIA PROFESSIONALE al pari di quelle che in altri paesi vanno appunto sotto questi nomi, doverbbe denunciare il fatto che il loro mercato non glielo soffia la pseudo-concorrenza, bensì il CAI e tutto l’associazionismo di cui sopra. Ed ancor prima denunciare i rischi che queste figure assolutamente inadeguate fanno correre ai partecipanti. Complimentarsi per la definizione di una quota altimetrica al di sopra o al di sotto della quale si può o non si deve esercitare una professione è sconcertantemente RIDICOLO. Alla fine, e alle Guide sta ben fatta, vincono gli “amatori” (questa – cara Redazione, è bellissima!!!) e i professionisti, PROPRIO grazie a queste leggi avulse da ogni logica e pertinenza con la realtà, continuano a prenderla laddove il sole stenta a giungere. E la gente a rischiare quando all’estero, lo sappiamo tutti, le Guide invece lavorano, proprio perché gli “amatori” non fanno ler guide al loro posto.

    1. Buongiorno Samuel, per fare chiarezza: come scritto nelle prime due righe, quello che leggi è il comunicato stampa del Collegio delle Guide Alpine Lombarde che abbiamo ricevuto e pubblicato. Pertanto, ciò che virgoletti imputando alla redazione, sono parole scritte dal Collegio stesso, non da noi.
      Un saluto,

    2. quando il professionista chiede un compenso instaura,per legge,un contratto con i clienti con tutto ciò che ne consegue in termini giuridici mentre il CAI chiede denaro per pagare le spese delle gite e mai chiede il compenso per il capogita.Tutti gli altri sono abusi.

    3. Tutto condivisibile al 100%, se non fosse che CAI, scout e parrocchie non ricevono nessun compenso per le loro attività.

      Quindi commento lungo quanto inconcludente

      1. x pd_alberto:
        a) chi toglie lavoro alle guide sono i suddetti ‘amatori’ o ‘volontari’, non le gae, ma anche se così non fosse, le guide, se tali sono, dovrebbero preocuparsi della sicurezza, invece non fiatano mai e poi mai pubblicamente contro i medesimi … come mai? e sì che se ne sentono di ogni, e da sempre …
        b) si formano gli AMM, che fanno parte dello stesso collegio delle guide alpine (e a cui RL per diverso tempo ha pagato parte della formazione coi soldi dei contribuenti) e poi di fatto gli si impedisce di esercitare in montagna …ergo la domanda: siccome come noto a chiunque le guide alpine di escursionismo NON NE VOGLIONO FARE E A PARTE CASI SPORADICI NON NE FARANNO MAI, perché salutano con favore questa limitazione i propri colleghi di albo?
        c) “volontariato” o “amatori” che siano: no comment sul fatto che non prendano una lira . . . soprattutto quelli tonacati 🙂 vorrei avere le stesse certezze, peccato abbia quelle opposte, e no per dietrologia, ma per verifica quotidiana sul campo. invidio molto innocenza e fiducia e mi rammarico ancora di più di non poterle condividere

  2. A questo punto lo stato e la regione farebbero bene a essere coerenti ed eliminare la figura di guida ambientale. In pratica lo ha già fatto ma sotto mentite spoglie e dando una finta divisione delle aree di competenza lasciando praticamente nulla alle guide ambientali. Sinceramente non ne comprendo il motivo, se non la solita logica tutta italiana delle caste e degli ordini anche per fare lo spazzino. Fortuna che ultimamente in italia ci sto poco.

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