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Alpinismo, K2 invernale, Top News

K2: si parte!

“Siamo ai blocchi di partenza” avevo scritto due anni fa quando Moro/Lunger, Txikon /Nardi/ Sadpara, Revol/ Markievicz si apprestavano il 21 dicembre a iniziare a salire le loro vie sul Nanga Parbat.

Quella volta tutti s’impegnarono in un pre-acclimatamento da qualche parte in quota per arrivare poi al Nanga bell’e acclimatati pronti per dare il meglio in tempi brevi.

Alla fine, dopo vicissitudini non proprio edificanti, Txikon, Sadpara e Moro arrivarono in vetta a gloria loro e dei loro sponsor. Bravi, quel che conta e che rimane nella storia dello sport e non solo, è quello che ha segnato il goal o il primo che arriva al traguardo.

Janusz Majer, organizzatore in patria, e Krzysztof Wielicki, capo spedizione sulla montagna, polacchi di lungo corso alpinistico himalayano anche d’inverno, per mesi hanno cercato sponsor, fatto strategie e messo insieme una squadra più che credibile per la prima invernale al K2.

Oltre a Janusz Gołąb che supporterà Krzysztof, faranno parte della spedizione anche Adam Bielecki, Denis Urubko, Rafał Fronia, Marek Chmielarski, il paramedico Jarosław Botor, il regista Dariusz Załuski, Marcin Kaczkan, Artur Małek e Piotr Tomala.

Et voilà!

Una parte dei portatori, il irdar e il personale che rimarrà per l’inverno sul ghiacciaio al campo base a 5000 m, sono già sul posto e stanno predisponendo tende, fornelli e preparando nel migliore dei modi il campo.

Wielicki, 67 anni e centinaia di grandi salite e decine di spedizioni, è l’uomo di maggiore esperienza al mondo sugli “ottomila”, inverno compreso, ma è anche uomo di formidabile esperienza e capacità nel gestire una spedizione e, cosa essenziale, nel far funzionare la squadra e i singoli uomini che ne fanno parte. È carismatico e gentile, ma anche determinato. Ha scelto di salire il K2 con uno stile “classico” con una grande spedizione. Quindi i rischi, oltre che climatici e meteorologici, sono anche umanai, psicologici, determinati dalle ambizioni di tutti, ma anche dalle paure di ognuno.

La via di salita scelta é la Cesen che si sviluppa a sinistra, guardando il K2 dal campo base, della via degli Abruzzi, quella salita dagli italiani nel ‘54 e ritenuta la via classica per la vetta.

La Cesen è più ripida fino alla “spalla”, ma più protetta. Lì si ricongiunge con la via classica degli Abruzzi dove normalmente viene posizionato campo 4 attorno ai 7700metri circa, dipenderà dalle condizioni dei pendii. Da lì in poi si affronta la parte ripida del pendio che porta al “collo di bottiglia”, sotto il grande seracco sommitale oltre il quale le speranze di arrivare in vetta diventano concrete.

Quante probabilità hanno di farcela? I numeri e le statistiche, ne ho lette nei giorni scorsi che assomigliano più alla cabala o ai numeri un po’ tarocchi che i politici enunciano e che incredibilmente dimostrano sempre che hanno fatto “molto bene”, non aiutano più di tanto. Quindi mi affido al mio istinto e a due “se”.  Se si acclimateranno per bene e se avranno la possibilità di avere una finestra di quattro giorni di tempo bello e vento accettabile (max 30/40 km orari nel percorso terminale), nelle prime tre settimane di febbraio le possibilità di arrivare in vetta potrebbero aggirarsi attorno al 30%. Qualcuno degli alpinisti in partenza è stato molto più pessimista, Bielecki ha azzardato un 5%. Ma la prudenza di chi parte per un’impresa così dura è comprensibile. Io credo che Krzysztof la pensi più come il sottoscritto. Vedremo, il nemico da battere sono i venti che sferzano impietosi da nord ovest la montagna. Quanti campi abbiamo visto portar via sul K2.

Simone Moro che quest’anno sarà al freddo in Siberia, dove tenterà una montagna di poco più di 3000 metri di quota, quindi non in quota, intervistato per il rinnovato sito Python, afferma al riguardo: “Una via nuova in estate riguarda l’arrampicata tecnica, ma in inverno è più una questione di resistenza psicologica e fisica e dolore, è come essere ai margini di una situazione disumana per diverse settimane” e continua: “Conta più l’atteggiamento mentale, che l’allenamento vero e proprio. Ciò che è richiesto è saper aspettare. E aspetta. E aspetta. A volte si aspetta per settimane o addirittura anni prima che il giorno giusto o la finestra del bel tempo o l’inverno giusto si presenti”.

 

Lo squadrone polacco di tempo ne ha, fino al 20 marzo, e poco importa la recente polemica sulle date entro le quali un’invernale è riconosciuta tale. Urubko, per esempio, non pare proprio essere d’accordo con le teorie più generali che indicano le date del 21 dicembre e del 20 marzo come quelle entro le quali realizzare invernali. Sulla questione Moro si scalda nell’intervista a Pythom e ribadisce la sua posizione molto intransigente: 21-12/20-03. Le regole sono regole.

Ma ci sono le regole sugli 8000? Basta decidersi se si o se no.

Intanto godiamoci la performance dei nostri amici polacchi e facciamo il tifo!

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