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Simone Moro e Tamara Lunger ancora insieme per l’invernale più fredda che ci sia

Foto @ Simone Moro Facebook Page – Spedizione Kanchenjunga 2017

Il mistero è stato finalmente rivelato ed ora sappiamo dove andranno Simone Moro e Tamara Lunger questo inverno. 

Fino a ieri sapevamo solo che sarebbe stata probabilmente l’invernale più fredda mai tentata da Moro, come aveva raccontato a Stephan Nestler l’alpinista orobico, che si sarebbe trattato di alpinismo tecnico ed esplorativo, complicato dal fattore ambientale, come era stato detto invece a Desnivel,e soprattutto che non si trattava di un 8000.

Foto @ Simone Moro Facebook Page

Oggi finalmente il sipario è stato alzato rivelando la destinazione: Siberia. La montagna da scalare sarà il Pik Pobeda, 3003 metri, nel cuore della regione del Chersky Range. Mai nessuno l’ha scalata in inverno. 

Con Moro, come spiega lui stesso, ci sarà la fida compagna di cordata Tamara, che a Stephan Nestler ha recentemente confessato che ha impiegato ben due mesi per convincersi ad accettare di partire, il fotografo Matteo Zanga, il reporter italo/russo Filippo Valoti Alebardi, mentre saranno assistiti per la logistica dall’alpinista locale Oleg Sayfulin. 

Queste sono le regioni classificate come le più fredde del pianeta e le limitrofe città di Oymyacom e Yakutsk, si contendono tutti gli anni il record dei centri abitati più freddi del mondo. Lo chiamano il Polo del Freddo e queste infinite distese di montagne molto vicine al circolo polare artico, sono territorio perfetto di esplorazione e solitudine. In inverno, anche a causa delle poche ore di luce, sembra davvero un luogo impenetrabile ed inumano. La temperatura più fredda registrata ufficialmente nel centro abitato è stata di -71,3 C° (-96,34 F°)” spiega lo stesso Simone, che aggiunge:

Foto @ Simone Moro Facebook Page

Non oso pensare come sarà sulla granitica montagna che vogliamo esplorare nella stagione più glaciale dell’anno… Sarà un viaggio lunghissimo dall’aeroporto di Bergamo Orio al Serio al campo base, non privo di ostacoli e difficoltà. Anche una piccola comunità nomade e le sue renne ci saranno d’aiuto nella parte finale del viaggio. Per questo il viaggio che ci accingiamo a compiere sarà anche un’esplorazione umana, entrando in contatto con gente che da secoli vive e convive con il freddo più intenso e un’esistenza davvero al limite.
La montagna che proveremo a scalare è la più alta di tutta la Siberia orientale e si chiama Pik Pobeda, di 3003 metri. Mai nessuno l’ha salita d’inverno e immagino senza grosse difficoltà il perché...”. 

Partenza prevista per il 2018, 22 gennaio. 

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14 Comments

  1. Mi verrebbe da invidiarti per tutte le tue memorabili imprese, invece riesco solo ad ammirarti. Ciao Simone.

  2. Mi risulta che in Antardide, precisamente a Vostok, siano stati registrati – 88 gradi, quindi ritengo improbabile che quelli dove andranno Simone Moro e Tamara lunger siano i luoghi più freddi del mondo…

    Ma, del resto, a sentire Moro, i luoghi dove va lui sono sempre i più freddi, i più ventosi e più tutto…

  3. Mah, mi suona come un uscita pro tv, pro sponsor. Sarò ignorante ma non ci vedo un gran valore alpinistico.
    L’attenzione l’avremo per i polacchi al K2 (sempre che partano)

  4. oggi ho fatto anche io come Moro:: esplorazione umana, sono andato in un paese dove non mi conosceva nessuno e ho parlato con gli abitanti e del loro rapporto con il gelo dell’inverno; mi hanno consigliato di tenere addosso il piumino

  5. Articolo pieno zeppo di corbellerie più grandi del Nanga Parbat.
    Il Peak Pobeda, chiamato in era sovietica Picco della Vittoria si trova sul confine tra il Kirghizistan e la Repubblica Popolare Cinese a diverse migliaia di chilometri dalla Repubblica di Sacha-Jacuzia nell’est della Siberia…e nulla ha a che fare con i villaggi del cosiddetto Polo Nord del freddo…!!!

    Come dire che Palermo sta ben oltre il circolo polare artico a Capo Nord in Norvegia e Milano sta in Etiopia a Sud di Adis Abeba…!!!

    Personalmente in queste regioni russe piene di sconosciuti grandissimi uomini veri ci sono già stato e non capisco perché dare enfasi campata in aria a questa impresa che se ci si attiene ai fatti reali è una grande impresa di per se stessa…

    Ci sarebbe poi da disquisire su altezza e prominenza di una montagna o altezza della parete…eccetera…e un oceano di altre fesserie…

    Ciao e Grazie !

    luchino

    1. Buonasera Luchino,

      segnaliamo che, come detto da te, c’è un Pik Pobeda al confine con la Cina, un 7400 metri, ed un Pik Pobeda in Siberia, che è il 3000 che verrà tentato da Moro e Lunger.

  6. Wao che simpatia!! Immagino siate tutti provetti alpinisti o esploratori! Comunque riguardo la temperatura parlava del valore più basso misurato in un centro abitato

  7. Il buon Simone ha certamente attirato attenzione. La mia, totalmente e sono lì sui ceppi di partenza per saperne di più. Intanto ho scaricato qualche foto e mi domando quale sarà il percorso, la logistica, le tappe, i tempi, tutto insomma. Alla prossima.

  8. Per quanto riguarda le ore di luce Verso la metà/fine gennaio le ore di luce del giorno a Oymyacon diventano 7 ma anche 8. Non sono poche…
    Questa Montagna non molto significativa a livello alpinistico si trova alle coordinate 65.175_N_146.008333, questo significa che non supera il circolo polare artico, percui ritengo che la scelta sia stata fatta in quanto al di di sopra del 66 parallelo avrebbero dovuto chiedere permessi speciali che probabilmente non sono stati rilasciati. Infatti i Siberiani ritengono che la loro terra non sia un carosello per occidentali.
    La montagna più alta della Siberia è il Belukha – che culmina a 4506, ma si trova ai confini con il Kazakistan.
    Per i Siberiani il freddino invernale Himalayano è come per noi l’autunno… non scherzo.
    La vera sfida in Siberia non sono le scalate, ma le traversate… C’è il Lago Baikal in inverno, Abbagliante, ma ancora meglio la traversata “dei due oceani” in inverno (dalla costa sud alla costa nord della Chukotka) dalla Città di Evgenikot a Mys Shmidta passando per le tracce di antiche miniere abbandonate o meglio ancora da Anadyr a Pevek, nessuno è ancora riuscito in inverno.
    I Buriati delle foreste sul lago Baikal, per dare un’idea, nel Febbraio 2013 mi hanno accolto in maniche corte… -50 gradi. Li ci vivono senza auto ne telefoni, fanno la legna e pescano in un buco nel ghiaccio. Cacciano animali e se non ti presenti con molta umiltà non ti fanno entrare nemmeno se stai congelando…
    Non capisco questa spedizione di Moro, la regione è ricca di miniere e collegamenti, a me sembra la ricerca di un qualcosa di sconosciuto ai più, ma non sembra un’avventura ultra polare…
    Avrei voluto chiedere ai miei contatti Siberiani maggiore informazioni ma onestamente temo che non mi prenderebbero seriamente…
    Trovo che si stia passando il limite del carosello mediatico.
    Ognuno è libero di viversi la propria avventura come preferisce, ma io non voglio essere preso in giro.
    Se Moro ha contattato un’agenzia di Oymyacon significa che questi (a caro prezzo pagato dagli Sponsor che per me sono come il DOPING) gli garantiranno il passaggio sulle loro speciali auto cingolati fino al campo base o nei pressi di questo e poi magari con slitte trainate. Dopodiché, verrà garantito la solita assistenza in caso di recupero sempre a caro prezzo.
    Oymyacon non è il terzo mondo ma una città attrezzata con gallerie pedonali riscaldate. Partiranno da li.
    Non c’è avventura, ne esplorazione.
    Probabilmente una performance sportiva si, ma allora chiamiamola così, è bello lo stesso, ma più onesto.
    Moro è una persona seria, stimata e grande atleta.
    Questa però mi sembra una trovata pubblicitaria.

  9. Perché non tentare il record di bassa temperatura chiudendosi in una cella frigorifera a meno 1000 gradi e con un ventilatore che spara aria a 1000 km/h?

  10. Bravo Simone. E beato lui che riesce a farsi pagare dagli sponsor una bella fuga romantica in un posto sperduto del mondo. E poi scrivera’ anche un libro e andra’ in tv a raccontarla. Semplicemente il numero uno. Un po’ di invidia c’e’. E comunque grande Simone.

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