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Esiste il doping nell’alpinismo? risponde il dott. Luigi Festi, presidente della Commissione Medica Centrale del CAI

Campo base Everest. Foto @ Daniel Oberhaus

In redazione siamo partiti interrogandoci su quanto le solette riscaldate in dotazione ai polacchi che tenteranno il K2 invernale possano influenzare la loro prestazione e, dialogando, siamo finiti a farci la più classica delle domande “esiste il doping nell’alpinismo?”. Se lo sono chiesti già in tanti, come i ricercatori francesi che hanno indagato tra le urine di Gouter e Cosmiques evidenziando che il 35.8% degli scalatori assume farmaci, in particolare diuretici (Acetazolamide, 22,7%) e sonniferi (12,9%). Ma, per chiarirci meglio le idee abbiamo pensato di farci una chiacchierata con il presidente della Commissione Medica Centrale del CAI, il dott. Luigi Festi.

Esiste il doping nell’alpinismo?

Se noi consideriamo l’alpinismo come uno sport in senso stretto e letterale no, perché l’alpinismo non è una competizione. Però esiste, perché si non c’è competizione, ma è pur vero che quando un alpinista di punta raggiunge un obiettivo, fa il record o tocca una vetta inviolata questo può trarre vantaggio dalla sua impresa ottenendo un guadagno. Nel caso in cui l’impresa fosse realizzata utilizzando sostanze in grado di alterare le prestazioni fisiche allora si, sarebbe doping.

In cosa consisterebbe il doping alpinistico?

Questa è una questione molto discussa. Ufficialmente il doping è l’utilizzo di farmaci che ti permettono di sostenere meglio la fatica o di farmaci che ti permettono di migliorare le tue prestazioni. Quello che noi medici possiamo confermare è che l’utilizzo di farmaci senza prescrizione medica, o senza un’effettiva necessità, è una cattiva pratica.
Esistono però farmaci preventivi come l’Acetazolamide o il Cortisone che assunti prima dell’evento o come misura preventiva possono essere efficaci.  Anche se, la miglior prevenzione rimane l’acclimatamento. All’acclimatamento esistono però delle eccezioni che valgono per quelli che si occupano di lavori in quota e per cui la prevenzione non è da scongiurare. 
Tutt’altro discorso vale invece per chi, magari, avendo solo due giorni per arrivare alla Capanna Margherita, decide di assumere questi farmaci preventivi. Questa è una pratica che noi scongiuriamo.

 Il fenomeno è più diffuso tra i professionisti o tra i dilettanti?

Il dott. Luigi Festi, presidente della Commissione Medica Centrale del CAI. Foto di archivio Master Medicina di Montagna

Si racconta che a campo base Everest, di notte, si senta il rumore dei blister delle medicine e qualcuno è persino arrivato a dire che quasi le metà degli alpinisti a campo base prenda qualcosa. Però, a parte le storie, questa è una cosa difficilissima da dire perché nessuno lo ammetterà mai, soprattutto non lo ammetterà un alpinista con prestazioni elevate. Quel che noi sappiamo con certezza è che molti ne fanno utilizzo.

 Ci sono casi clamorosi di doping ad alta quota?

C’è una storia che mi ha raccontato un medico da poco rientrato dall’Everest. Un gruppo di tre alpinisti spagnoli stava salendo e ognuno di loro aveva un kit con farmaci e istruzioni sull’utilizzo di questi farmaci. I tre sono arrivati in vetta e, ma durante la discesa due di loro sono stai male. Quello che stava bene ha chiamato campo base e il medico gli ha spiegato cosa usare dal loro kit. Quel che il medico non sapeva ancora è che loro non avevano più nulla. Avevano usato tutti i farmaci durante la salita.
Questa storia è d’aiuto anche per dire che quando si usa il doping in alta quota ottieni delle prestazioni estreme che però ti lasciano senza alcuna riserva e se rimani senza riserve su una montagna metti in pericolo non solo la tua vita, ma anche quella di chi dovrà soccorrerti.

 Quali farmaci vengono maggiormente utilizzati?

Principalmente farmaci che riescono a prevenire il male acuto di montagna o a curare il male acuto di montagna. Esistono poi tutta una serie di farmaci presi durante i trail o le endurance in cui l’assunzione aiuta a togliere il dolore e la sensazione di fatica portando a prestazioni più efficaci. Si tratta principalmente di fans e antidolorifici che possono comportare conseguenze gravi come sanguinamento gastrico o ulcera. Ma va detto che anche l’abbassando della sensazione di fatica e il quasi annullamento del dolore portano ad un utilizzo muscolare molto più intenso, che a lungo andare può danneggiare il muscolo. Però, definirlo doping è una parola grossa.

Quali farmaci vanno considerati dopanti e quali no?

Un fans, un antidolorifico, farmaci antiinfiammatori come il Brufen o l’Aulin si può dire che non fanno male a nessuno e su di loro si può sorvolare.
Invece, tra quelli che andrebbero presi unicamente sotto prescrizione di un medico esperto in medicina d’alta quota e solo in caso di necessità reale vanno inseriti:

  • Il Diamox: Acetazolamide impiegata nella cura del mal di montagna (induce un aumento della ventilazione).
  • La Nifedipina: farmaco antiipertensivo usato principalmente per la cura dell’edema cerebrale in quota, oltre all’ossigeno e al sacco iperbarico.
  • Cortisone: antiinfiammatorio, usato per molte patologie ma assolutamente de prendere solo con prescrizione medica soprattutto per dosaggi e durata della terapia.
  • Viagra e Cialis su cui non ci sono ancora studi approfonditi, ma che dovrebbero diminuire la pressione dell’arteria polmonare, origine fisiologica dell’edema polmonare. Assumendo uno dei due farmaci si dovrebbe diminuire la probabilità di edema in soggetti già predisposti.

Esistono medici specializzati in medicina d’alta quota?

Si, ma non sono tantissimi. Molto spesso infatti ci si affida al medico di famiglia o a quello dello sport che si limitano ad andare su internet e fare una ricerca sulle malattie d’alta quota per poi prescrivere in base ad una ricerca Google. Noi vorremmo che si formi un gruppo di medici specialisti dell’alta quota.

Esiste differenza tra l’Herman Buhl che prende le pasticche di Pervitin e il doping di oggi?

Una differenza enorme. Una cosa è l’alpinismo di scoperta, come quello dei pionieri, di Buhl e di molti altri. Momenti alpinistici in cui l’obiettivo era arrivare in cima per scoprire cosa significava, cosa c’era. Un’altra cosa è invece l’alpinismo non di scoperta, l’alpinismo “agonistico” che c’è adesso. 
Sono due modi completamente diversi di intendere la montagna. Quel che oggi chiamiamo doping all’epoca era una modo per scoprire fin dove poteva arrivare il nostro corpo. Era una sperimentazione mentre oggi è la volontà di alterare le condizioni del proprio corpo.
Altra cosa importante è che non lo si può giudicare perché all’epoca non cercano basi sperimentali per quei farmaci. Ovviamente, tutto questo discorso non vale nel momento in cui uno sta male. I farmaci sono necessari e VANNO Impiegati. Il primo farmaco è scendere. Se invece non si può scendere bisogna utilizzare i farmaci, ma soprattutto farlo con la prescrizione e nei dosaggi corretti.

 Una battuta sull’ossigeno?

Salire una cima con l’ossigeno non ha senso, perché nessuno ti obbliga ad andare in cima all’Everest. L’ossigeno va utilizzato sempre, come per i farmaci, in caso di malattia.

 

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