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Elisabeth Revol e Tomek Mackiewicz verso il campo base del Nanga Parbat

La coppia più imprevedibile (ed improbabile) dell’alpinismo è in Pakistan, atterrata ad Islamabad un paio di giorni fa e già in viaggio verso le montagne.

Stiamo parlando di Tomek Mackiewicz ed Elisabeth Revol, che tenteranno questo inverno di salire in vetta al Nanga Parbat cercando di coronare il progetto che stanno coltivando assieme da oramai due inverni (2014-2015 e 2015-2016, quando poi in vetta ci arrivarono Ali Sadpara, Alex Txikon e Simone Moro). In realtà ad arrivare in cima al Nanga Parbat in inverno il polacco ci tenta dal 2011.

Lo schema è sempre il medesimo: versante Rupal, lungo la via Messner-Eisendle, al termine della quale si arriva in vetta o seguendo la Kinshofer o la Bhul (come ipotizzato l’anno scorso). Stile decisamente leggero ed ovviamente senza ossigeno. Una decisione coraggiosa, che dà bene il segno di quanto siano entrambi tosti e dotati di una buona scintilla di follia.

Questo ritorno dimostra bene come non era solo la voglia di realizzare la prima invernale a spingere il polacco e la francese, ma piuttosto il desiderio di raggiungere la vetta in stile alpino, come aveva spiegato Mackiewicz a Simone Moro durante la “querelle” tra i due alpinisti al termine della storica vetta del 26 febbraio 2016 (Per chi se la fosse persa, Tomek aveva aveva messo in dubbio la cima e aveva accusato il bergamasco di aver boicottato la sua spedizione. Dal canto suo Simone aveva risposto alludendo al passato da alcolizzato ed eroinomane del polacco, accusandolo inoltre di avere un budget troppo basso per la spedizione). 

“Lo so – scrive Tomek – che la mia ostinazione può sembrare folle, ossessiva, ma è più come un “Grido di pietra”, come è stato descritto magnificamente da Werner Herzog nel film… questa montagna non mi dà pace, per questo devo tornare”.

Per poter tornare Tomek ha lanciato una campagna di crowdfunding su internet, che al momento ha raccolto circa 2500 euro, decisamente poco per un’invernale, ma probabilmente ha qualche risparmio da parte. 

I due nel gennaio del 2015 erano riusciti a raggiungere i 7800 m (300 metri dalla vetta), dopo essere stati sulla montagna per 10 giorni. Rinunciarono. “… Se tendo le mani – scriveva la Revol – posso quasi “sentire” la cima, toccarla con un dito, è molto vicina (8125 metri), il mio cuore scalpita e tuttavia dobbiamo rimanere lucidi a queste altitudini, altrimenti pagheremo un caro prezzo, troppo caro…”. Drammatica la discesa, durante la quale Mackiewicz finì in un crepaccio.

 

Nel febbraio 2016, l’anno in cui i primi salitori arrivarono in vetta dal versante Diamir seguendo la via normale – la Kinshofer -, raggiunsero i 7500 metri. Come aveva spiegato Elisabeth qualche tempo dopo: “La barriera di seracchi fra campo 2 e campo 3 quest’anno era molto fragile. La terra ha tremato nella regione dell’Himalaya a fine dicembre, rendendo quella parte della montagna instabile e fragile. Abbiamo trovato il solo passaggio possibile attraverso quel muro, ma l’uscita per raggiungere il plateau era davvero instabile e presto scomparirà…”.

 

 

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1 Comment

  1. Signori, la prima invernale di questa montagna non è ancora stata fatta, perchè solo lo Stile Alpino conta, se vogliamo parlare di alpinismo vero e moderno.

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