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“Se proseguiamo così le Alpi diventeranno irriconoscibili” parola di Luca Mercalli

Il clima cambia e lo fa a ritmi sempre più rapidi. Se ne parla sempre di più e la montagna, riserva di acqua fondamentale, pare essere uno dei principali indicatori di questo fenomeno in divenire. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il noto climatologo Luca Mercalli.

 La montagna è un attento indicatore del clima che cambia?

Certamente. Lo è perché sviluppandosi in altezza si hanno delle fasce altitudinali che risentono immediatamente dei cambiamenti, mostrando effetti che in pianura risulterebbero meno accentuati. Ad esempio la quota delle nevi permanenti si sta alzando e questo cambia radicalmente l’aspetto del paesaggio. Lo scenario glaciale si sta modificando tanto che anche i non addetti ai lavori (guide alpine, rifugisti, sciatori, gestori di impianti) si stanno accorgendo che l’ambiente si sta modificando e in fretta. Alle modificazioni del paesaggio minerale si aggiungono poi tutte le modifiche osservabili nel paesaggio montano biologico, ovvero tutti i cambiamenti delle componenti fenologiche che fanno variare le specie animali e vegetali. Ormai è appurato che tutto sta seguendo questo trend verso l’alto, ricordiamo ad esempio che la temperatura media terrestre ha subito l’aumento di un grado.

Questi fenomeni a cui assistiamo sono frutto di un avvenimento risolvibile o è ormai un processo in divenire?

Ormai è troppo tardi per pensare di tornare indietro. Non si tratta ovviamente di un processo concluso, ma in atto e che continuerà per i prossimi decenni e per i prossimi secoli.

Cosa possiamo fare?

Siamo ormai in una fase avanzata che lo rende irreversibile in tempi umani. Possiamo solo cercare di ridurne gli effetti e per farlo dovremmo applicare subito l’accordo di Parigi, ma non lo stiamo facendo e se continuiamo lungo questa strada avremo un aumento delle temperature di 3, 5 gradi entro la fine secolo con la conseguente completa scomparsa dei ghiacciai. Le Alpi sarebbero irriconoscibili.

Questi effetti non sono però limitati alle Alpi…

No. Sono effetti su larga scala. E questo vuol dire che tutti i cittadini del mondo sono chiamati a fare la stessa cosa. Ci dobbiamo fare tutti la stessa domanda: quanto fa ogni persona per inquinare o per risolvere? Ovviamente il mondo non è tutto uguale e le responsabilità vanno divise proporzionalmente. Ci sono diversi stili di vita ed è evidente come i paesi occidentali abbiano un consumo energetico più alto rispetto al resto del mondo. Ad esempio un cittadino USA ha un consumo che è di due volte quello di un cinese. Magari un indiano o un africano hanno consumi irrisori rispetto ad un occidentale. In sostanza però dobbiamo ridurre gli sprechi di energia fossile.

Con cosa sostituirla?

Con le energie rinnovabili e con la sobrietà. Non si tratta di fantascienza, ma di idee condivise ormai da molti. Anche Papa Francesco ne ha parlato nella sua enciclica “Laudato si’”.

 A breve riapriranno gli impianti sciistici, sperando nella neve abbondante. Però se non dovesse arrivare si utilizzeranno i cannoni. Ha senso continuare in questa direzione o è necessario un cambiamento?

La neve artificiale è una pezza che si può mettere per un breve periodo di tempo. Oggi possiamo sparare con i cannoni perché abbiamo un surplus di energia fossile, ma con le rinnovabili ci penserebbero due volte perché è molto preziosa.
Con il passare del tempo e con il conseguente aumento di temperatura sarà poi sempre più complesso poter sparare la neve e sarà ovviamente necessario creare in quota delle riserve idriche. Non si può quindi pensare ai cannoni come ad una soluzione definitiva. Meglio sfruttare questa possibilità di innevamento programmato per fare una transizione verso un nuovo concetto di montagna. Parole ormai dette da molti e da molto tempo, ma poco ascoltate.

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2 Comments

  1. caro amico … nel 2000 dicevate che nel 2015 ci saremmo desertificati
    e il deserto non lo vedo
    negli anni 70 era finito il petrolio etc etc

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