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Alpinismo, Primo Piano

L’autunno cinese dei trentini Tomas Franchini, Matteo Faletti e Bicio Dellai

Sulla Cresta Est dell’Edgar

Che questo autunno sulle montagne del mondo sia stato grandioso lo si può facilmente intuire dalla cronaca alpinistica che in queste settimane vi abbiamo riportato. Lo è stato per la qualità tecnica, con salite bellissime e difficili, per lo stile, sempre leggero e pulito, ma anche per l’alta componente esplorativa, che ha portato gli alpinisti in aree remote e su montagne sconosciute. 

E’ quello che è accaduto con la spedizione italiana in Cina di Tomas Franchini, Matteo Faletti, Bicio Dellai, François Cazzanelli, Francesco Ratti ed Emrik Favre. Tre trentini e tre valdostani nello Sichuan, in una zona inesplorata e con montagne che attendevano solo di essere scalate e loro non si sono di certo tirati indietro.

Delle salite del gruppo valdostano ci ha parlato qualche giorno fa François Cazzanelli. Matteo Faletti ci racconta invece oggi delle numerose vie aperte e nuove vette scalate dal team trentino. 

Ecco il resoconto di Matteo Faletti. 

 

Non siamo dei collezionisti, ma nel posto in cui siamo stati nella nostra vacanza era tutto inesplorato, tutte le montagne attorno al nostro campo base risultavano senza nome e non mappate sulle poche carte approssimate della zona. Ogni salita fatta quindi, era una nuova scoperta, una nuova esplorazione, una nuova avventura, e così una nuova apertura.

Tomas Franchini già da fine inverno mi ha coinvolto in questo viaggio, ci siamo trovati parecchie volte e sfogliando il libro del giapponese Nakamura, una rivelazione!

Siamo partiti a fine settembre, Tomas Franchini, Matteo Faletti e Fabrizio Dellai dal Trentino,  Emrik Favre, Francois Cazzanelli e Francesco Ratti dalla Valdaosta.

Dopo le varie complicazioni logistiche per entrare nel territorio cinese per più di 30 giorni e le difficoltà dell’organizzazione con la nostra agenzia, siamo riusciti ad allestire il nostro campo base a quota 3850 m nella Nanmengang Valley. 

Nella nostra testa il grande Monte Edgar di 6618 m, una montagna severa difficile e insidiosa; salita solamente 2 volte, nel 2003 e nel 2011. Il team Trentino ha in progetto la salita della cresta est mentre il team valdostano quello della cresta ovest.

Iniziamo la fase di esplorazione-acclimatameto.

Già il primo giorno dopo il nostro arrivo apriamo una nuova via su una montagna mai scalata: “Buon compleanno Toni” sulla cima da noi nominata “Little Edgar” 5060m, è il compleanno del papà di Tomas al quale dedichiamo la salita.

Dopo pochi giorni decidiamo di andare a verificare le condizioni della via d’accesso al versante Ovest del Monte Edgar, importante per la salita dei valdostani e per la discesa dei trentini. Accedere al ghiacciaio è alquanto complicato: impieghiamo 12 ore dal nostro campo base per raggiungere la quota di 5200 m. Siamo costretti ad attrezzare il percorso tra seracchi, placche compatte e ripidi pendii, ma alla fine della giornata montiamo il  nostro campo alto, “ campo degli Italiani” in un posto fantastico. Il giorno seguente proseguiamo con il nostro acclimatamento, raggiungiamo il colle tra il monte Edgar e una montagna inviolata che saliamo e nominiamo “Twenty  Shan” di quota 6134 m. Durante la notte Tomas decide di avventurarsi da solo sull’inviolata parete ovest dell’Edgar illuminata dalla luce della luna piena. Sale per un sistema di goulotte raggiungendo la cresta finale di neve inconsistente e con difficoltà riesce a raggiungere la vetta all 06:15 del mattino firmando la terza salita assoluta dell’Edgar. La via viene chiamata “ The Moon’s Power”.

Passiamo alcuni giorni a quote più basse esplorando alcune cime e pilastri rocciosi. Con Tomas e Fabrizio scaliamo “Il Tridente Trentino”, 4910m, una via di roccia, poi dedichiamo due vette ai nostri bambini, mio e di Fabrizio: “Peter Shan” 5645m e “Leonhard Shan” 5500m; Tomas ancora da solo sale il ”Campanile dei Pensieri” 4850m con la via “Animal”. I Valdostani invece si dedicano al gruppo Melcyr Shan.

Finalmente arriva una piccola finestra di bel tempo, con Tomas saliamo l’infinita cresta Est del Jiazi Feng 6540m: una salita molto lunga in una giornata ventosa su una cresta di neve bianca e affilata. Abbiamo chiamato la via “The white line of Jiazi Feng”.

Ormai ci siamo: Siamo carichi, pronti e allenati e il meteo sembra aiutarci per tentare i nostri progetti.

Il 17 ottobre con Tomas e Bicio partiamo per tentare la Cresta Est, ma il nostro tentativo si interrompe a 5800 m. La Cresta Est è molto articolata e difficile e per salirla si parte dal versante Est e per girare fino al versante sud. Durante il nostro tentativo siamo riusciti a salire fino a 5840 m, purtroppo però le temperature erano alte e la fascia di roccia che dovevamo salire continuava a scaricare pietre come una pioggia di proiettili. Tomas ha provato in vari punti a salire, ma la fascia di roccia dove ci trovavamo era marcia e si frantumava solo a toccarla, così dopo una ricognizione da “pelle d’oca” ed un grande spavento rientra in sosta e decidiamo così si scendere e rientrare al campo base, bivaccando a quota 5700m.

Intanto François, Emrik e Francesco tentano la cresta nord-ovest  fermandosi a soli 150 m. dalla vetta.

Passiamo alcune giornate al campo base a rischiarire le idee e riprendere le forze, nel frattempo l’inverno si avvicina; nevica e le temperature si abbassano. Tutti quanti insieme decidiamo di giocarci l’ultima carta sfruttando una piccola finestra di bel tempo.

Ci dividiamo in due team: Faletti, Cazzanelli e Franchini tentano di aprire una nuova via sulla parete nord-ovest dell’Edgar; mentre Favre, Dellai e Ratti saliranno alla cima dalla via dei Coreani del 2003.

Nonostante una dura notte al campo alto sotto forti raffiche di vento, partiamo nella notte fonda per il nostro tentativo. La fortuna ci assiste e alle 13 ci troviamo assieme in vetta!

Franchini, Faletti e Cazzanelli da una nuova linea: “Colpo Finale” e Favre, Ratti e Dellai dalla cresta sud. Tutto da programma! Incredibile.

Stanchi, ma veramente soddisfatti, rientriamo al campo alto e brindiamo con dell’ottimo bombardino portato dall’Italia.

Abbiamo trascorso un’esperienza fantastica, in una valle “tutta per noi”, una vera avventura tra montagne inesplorate… abbiamo scalato e scoperto un nuovo angolo di mondo, siamo riusciti a scalare il Monte Edgar, una montagna complicata, difficile e pericolosa da tutti i suoi versanti. Siamo stati assieme per 40 giorni tra di noi e la natura, più di così non potevamo chiedere!

Ringraziamo: La Sportiva, Rock Empire, Millet, Blue Ice, Beal, Level, Bliz, Lizard, Leki, Treck’n eat.

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