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Traversata integrale dal colle Bonney alla vetta del Gran Paradiso

Foto @ Giancarlo Maritano

Testo e foto di Giancarlo Maritano, Guida Alpina 

Ci sono salite che, più di altre, lasciano un ricordo chiaro ed indelebile. Vuoi per la bellezza della linea, dell’arrampicata, per il tipo di terreno…O magari per delle sensazioni e degli stati d’animo che, durante la salita, erano lì a farci compagnia.

La traversata della cresta che, dal Colle Bonney, porta in vetta al Gran Paradiso, è stata una di quelle. Consigliata da Gian Carlo Grassi nel suo mitico “Le cento più belle salite del Gran Paradiso e Valli di Lanzo”, l’avevo a lungo immaginata e sognata, per poi riuscire a farla nell’ormai lontano 2003.

Allora avevo esattamente trovato quello che mi aspettavo: roccia, neve, misto, tratti da scalare, altri da disarrampicare, tratti facili ad altri mooolto esposti! Insomma, un “riassunto” dell’alpinismo classico.

Da quel momento, ho avuto sempre il desiderio di ripeterla. Ma, come sempre, trovare disponibilità di tempo, condizioni meteo e compagno giusto, non è così facile! L’occasione c’è stata quest’anno, durante la mia stagione da guida. Estate secca, ghiacciai pericolosi, seraccate da evitare…di nuovo un anno che, per l’alpinismo classico, è stato molto difficile. Il mio amico Andrea è però determinato. Sempre allenato, sempre pronto a fare salite d’ambiente e tecnicamente impegnative, senza preoccuparsi troppo della quantità di dislivello e della fatica.

In più, nonostante il tipo di terreno sul quale si svolge questa traversata sia molto delicato e l’ambiente severo, almeno si può contare sull’assenza di particolari pericoli oggettivi per buona parte della salita.

La partenza è dal parcheggio del super affollato rif. Chabod, che si raggiunge e si oltrepassa alla volta del bivacco Sberna, magico angolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il bivacco nonostante sia abbastanza spartano (a parte pochi letti e coperte asciutte non offre altro), è il punto di partenza davvero ideale. Il giorno dopo conviene partire presto, facendo al buio la parte più noiosa della giornata, ovvero la salita al colle Bonney 3587m. Quest’anno (2017) era completamente secca, e abbiamo preferito tenere i ramponi dopo aver superato una terminale non semplicissima.

Dal colle comincia la cresta vera e propria, dove l’intuito diventa il fattore principale per evitare di perdere tempo prezioso: mai troppo bassi sugli sfasciumi, mai troppo alti sui torrioni. Individuare i passaggi giusti per ritrovarsi esattamente dove serve. Tante le piccole doppie da effettuare, i tratti da disarrampicare e le traversate da compiere.

La cosa più importante è ricordarsi che la traversata è lunga: quando si è a metà della cresta, al colle di Montandaynè (3723m), sembra quasi di essere arrivati… Non dimentichiamoci che, invece, il tratto successivo è davvero impegnativo. La salita termina solo in vetta al Gran Paradiso, che si raggiunge nella magica luce del pomeriggio.

Ultimo dettaglio: causa anche la mancanza di neve ed il ritiro dei ghiacciai, quest’anno una eventuale ritirata sarebbe stata pressoché impossibile o quantomeno molto problematica. 

Punto di Partenza: la base ideale è il bivacco Sberna, 3414m, situato al colle orientale del Gran Neyron. Il bivacco si raggiunge in 4h30’ di cammino, prima su comodo sentiero – fino al rif. Chabod- e, da lì, per tracce, morene ed attraverso il piccolo ghiacciaio di Montandaynè. Al bivacco sono presenti solo le coperte. Non c’è acqua e gas.

Percorso: il percorso si snoda in generale sullo spartiacque tra la Valsavarenche e la Valnontey. Dal bivacco conviene ridiscendere sul ghiacciaio di Montandaynè e percorrerlo brevemente fino a portarsi alla base del canale che conduce al colle Bonney (crepaccia terminale). Risalire il canale e puntare al colletto da cui inizia la traversata vera e propria (1h). La prima parte della cresta, prevalentemente rocciosa, prevede di aggirare le principali difficoltà sul lato Valsavarenche prima, in seguito su quello della Valnontey, per poi ritornare sul lato Chabod attraverso un caratteristico foro roccioso. Con ancora qualche aggiramento ed una breve discesa si arriva alla finestra di Tsasset (3633m, 2h). Da qui, scavalcando alcuni gendarmi (brevi doppie, ancoraggi in posto ma da verificare), ed aggirandone altri, si arriva al dosso nevoso che precede la vetta della Becca di Montandaynè 3833m, che si raggiunge con una brevissima deviazione a sinistra per facili blocchi rocciosi (2h).

Da questa vetta percorrere la nevosa cresta sud-ovest per un centinaio di metri, fino ad un caratteristico dente roccioso sul quale si trova (versante Tribolazione) l’ancoraggio per la prima doppia (30m). Da qui ancora una breve doppia e si arriva alla cengia che, percorsa verso la Valsavarenche, conduce ad un nuovo ancoraggio da quale, con altre due doppie o con delicata disarrampicata, si arriva al Colle di Montandaynè (3723m, 1h).

Da qui risalire il breve pendio nevoso che conduce alla base dei tre risalti rocciosi che caratterizzano il Piccolo Paradiso. Salire il primo torrione (Punta Vaccarone 3868 mt) e aggirare i torrioni successivi sul lato Cogne (brevi doppie). Si superano quindi la punta centrale (P. Farrar 3921 m – 2 h dal colle), e successivamente la punta meridionale (P. Frassy 3923 m). Da qui si scende per neve al colle del Piccolo Paradiso (3877 m), dove comincia l’ultima parte di cresta (1h). Percorrerne il filo fino alla base di un nuovo salto roccioso, che si può scalare direttamente o, più facilmente, scalarlo sulla sinistra (versante Cogne). Superata quest’ultima difficoltà si arriva all’ultimo tratto di neve che, ormai senza difficoltà, porta in vetta (1h).

Prevedere almeno 10h in totale dal colle alla vetta.

Discesa: lungo la via normale del Gran Paradiso, passando dal rif. Chabod.

Materiale: 1 corda da 60m, 1 piccozza tecnica (meglio 2 per il capocordata), ramponi, moschettoni e discensore. Qualche friends medio piccolo, 3 viti, cordoni da abbandono per sostituire quelli vecchi, casco e frontale.

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