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Sud del Nuptse, i tre baffoni sulla schiena del gigante: il racconto dell’impresa

Alla fine sono arrivati sulla cima ovest del Nuptse, o Nup II (7 742m). Frédéric Degoulet, Benjamin Guigonnet et Hélias Millerioux  la famigerata “Gang des Moustaches” ha compiuto l’impresa, aprendo la quarta via sull’immensa parete Sud di questa montagna. Immensa, larga ben 6 km e alta 2400 metri: un po’ come mettere due Grand Jorasses una sopra l’altra. Di questa salita forse si sentirà parlare anche in futuro, ma chissà. L’apertura di una via su questa parete valse nel 2008 il Piolet d’Or a Valeur Babanov e Yuri Koshelenko che con une Sonate au clair de lune sul pilone sud vinsero gli Oscar dell’alpinismo, non senza qualche polemica a causa dell’utilzzo di corde fisse. La via aperta dalla “gang dei baffi” è invece in perfetto stile alpino e resta, senza dubbio, l’impresa alpinistica più importante di questo periodo.

Benjamin Guigonnet e Hélias Millerioux tentarono questa parete anche nel 2015, cercarono di salire stando sulla parte sinistra e poi spostandosi verso destra, puntando la cima ovest. Il tentativo fallì ma la voglia di salire era ancora tanta. Nel 2016 infatti Millerioux e Guigonnet ritornano con Robin Revest e Frédéric Degoulet ma a 350 metri dalla cima devono rinunciare: il materiale non è abbastanza per arrivare in cima e tornare indietro. Quella volta Guigonnet disse: “I grandi saggi ci dissero che la cosa principale è tornare”. E quest’autunno 2017 è stato davvero l’ultimo round con questa parete, alla quale i tre alpinisti possono finalmente dire addio e non più arrivederci.

Frédéric Degoulet contattato da Alpine mag al Campo 2 mentre scendeva, vittorioso, insieme ai suoi compagni ha spiegato che quest’anno la parete era in condizioni migliori dell’anno scorso, molto più secca. “La salita è andata come previsto, ma nessuna giornata era facile: vento, pietre, caldo, freddo, altezza, motivazione. L’esperienza si è ripagata e, a parte lo stress del terzo tentativo per Benjamin e Helias, siamo stati calmi e determinati”. 

Quest’anno sono ritornati sull’itinerario aperto l’anno scorso, con l’incognita degli ultimi 300 metri. “C’era da scalare alla fine! Dopo aver salito il canale principale c’era, alla fine, una lunga colata di ghiaccio molto verticale, è stato provvidenziale. Abbiamo bivaccato in cima a questa, a 7.428 m. Poi un’altra goulotte ci ha permesso di raggiungere la cresta finale: ripida, con neve un po’ molle”. 

Per riuscire nell’impresa il trio ha messo in campo tutto: esperienza, determinazione, cura dell’acclimatamento e controllo maniacale sul materiale e sul peso. Hanno pesato perfino le barrette di cereali, hanno controllato meglio i liquidi, l’idratazione e il materiale. E finalmente, la cima: “Difficile esprimere ciò che senti in cima: gioia, liberazione, paura, soddisfazione, pienezza, calore. È anche uno degli unici momenti in cui non c’è rumore ma solo silenzio”. La pace dell’Alpe. 

Qui sotto il video del tentativo del 2016:

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