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Interviste, Primo Piano, Rock

Pietro Radassao, dal Molise a Torino inseguendo il sogno dell’arrampicata

Pietro Radassao, classe 1995, è uno dei migliori climber del centro-sud Italia e, forse, il migliore del Molise. Ha messo mano su una presa quasi contemporaneamente a quando ha fatto il suo primo passo ed è riuscito, con una brevissima attività in falesia, ad innalzare il grado dell’arrampicata molisana dal 7c all’8c+. Un ragazzo dalle poche parole e dallo spiccato accento campobassano che sicuramente ci saprà regalare qualcosa di interessante nel prossimo futuro.

Abbiamo colto l’occasione per intervistarlo ora che si è trasferito a Torino dove studia Scienze Motorie.

Tu sei di Frosolone…

Nono io sono di Campobasso. Frosolone sta li vicino. È il paese dove ho aperto Iron Moon (8c+/9a)

Ok, sei di Campobasso. Tornando all’intervista: quando inizi ad arrampicare?

Ho iniziato intorno ai 6, 7 anni con mio padre Carmine. Lui è un grande appassionato. Ha scoperto questo mondo negli anni ’80 quando per lavoro si è dovuto trasferire a Cuneo. Una volta tornato in Molise, nei primi anni novanta, ha proseguito la sua attività diventando il primo a creare un ambiente di scalata nella Regione. Ha fatto un grande lavoro chiodando le prime vie e allestendo un muro con le prese di resina.

Quindi l’infanzia l’hai passata tra un’arrampicata e l’altra?

In realtà da piccolo la mia attività era molto sporadica. Mi divertivo ogni tanto con mio padre ma, mi dedicavo principalmente agli allenamenti e alle gare del judo che mi piaceva molto. L’ho praticato fino ai 14 anni quando poi ho scelto di lasciarlo per dedicarmi interamente all’arrampicata. Un passaggio abbastanza drastico che mi ha fatto ritrovare a passare le vacanze estive dopo la prima superiore ad arrampicare tutti i giorni in falesia.

Le prime belle salite arrivano in quel periodo?

Dovete sapere che da piccolo io ero proprio negato. Avevo paura di arrampicare. Era più un modo per stare con gli altri ragazzi del paese e divertirci insieme. La paura è poi passata con la costanza e sono riuscito già intorno ai 12 anni, a salire qualche 7a e 7b. Un buon inizio che in breve tempo mi ha portato al primo 7c e dopo al primo 8a. Sono stato il primo molisano a scalare un 8a.

 Partecipi o hai partecipato alle gare?

Quando ero piccolo fino a dieci, undici anni le ho fatte ma non ho mai ottenuto risultati rilevanti. Al massimo mi sono classificato per le finali giovanili nazionali. Ho fatto le gare per due, tre anni poi mi sono allontanato da quel mondo.

Perché hai lasciato le gare?

Non sentivo di appartenere al mondo della competizione. Non vedevo la sfida con gli altri come qualcosa che di interessante.
In più, noi molisani non abbiamo mai avuto le strutture per poterci allenare. I faccio lead e la nostra struttura lead più vicina si trova a quattro ore di auto da casa mia. In più le gare si fanno tutte al Nord e ogni volta è un viaggio dispendioso sia in termini di tempo che di soldi.

Quindi la posizione geografica è stata limitante?

Si tanto, soprattutto dal punto di vista delle gare.

Dopo aver lasciato le competizioni a cosa ti sei dedicato?

Mi sono dedicato solo alla roccia e al grado che è andato via via aumentando. Dopo il primo 8a sono venuti gli 8b, poi gli 8c e così via fino alla prima via di nono grado che ho aperto quest’estate: Iron Moon.

Cosa ti attrare dell’arrampicata?

La varietà e la possibilità di scegliere. L’assenza di monotonia. Arrampicare è diverso dal correre i cento metri dove il percorso e sempre lo stesso e devi solo migliorare il tuo tempo. Qui l’aumento del grado conta fino ad un certo punto. Ogni via è diversa. Non è definita e monotona.

Si giovane, hai obiettivi per il futuro?

L’unica cosa che voglio al momento è riuscire a prepararmi in modo corretto per partecipare alle gare. È per quello che sono venuto a Torino. Qui ho la possibilità di studiare e arrampicare ad alto livello. Ci sono tante palestre in cui allenarsi e, nelle immediate vicinanze, molte falesie di riferimento con tiri duri. Falesie che al sud mancano.

Vuoi aumentare il grado?

Si, ovviamente si. In Italia l’arrampicata è ad un livello veramente alto. Quando io ho iniziato si contavano sulle dita di una mano i climber in grado di salire un ottavo o nono grado. Oggi sono almeno una cinquantina, credo, ad aver salito un 9a e ogni anno ne vengono saliti almeno una decina di nuovi.

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