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Attualità, Natura

Questione lupo: un fragile equilibro tra tutela dell’animale e tutela delle attività umane

Foto @ WWF

È di ieri la notizia che l’assessore alla cultura della Regione Veneto ha portato all’attenzione di Herbert Dorfmann, europarlamentare del Ppe e componente della commissione agricoltura, una relazione sulla questione lupo che va a richiedere nel dettaglio: fondi europei per il censimento del lupo nell’area alpina, controllo degli ibridi (che risultano più pericolosi del lupo in quanto potrebbero attaccare l’uomo), maggiori risorse per gli indennizzi agli agricoltori. Una serie di richieste che arriva in seguito a settimane che hanno visto il lupo protagonista sulle terre alte di tutta la penisola a partire dal gesto riprovevole avvenuto sull’Appennino toscano dove il 13 ottobre due lupi sono stati uccisi e impiccati al cartello di ingresso del paese di Radicofani. Un atto “su cui al momento è in corso un’indagine ma che noi ci sentiamo di condannare precisando come questi atti siano esterni alla tradizione e alla cultura del paese” ci ha dichiarato telefonicamente il vicesindaco di Radicofani Matteo Rossetti.

“Questi due lupi sono solo l’ultimo macabro episodio di una lunga serie di episodi di bracconaggio” ha dichiarato il WWF in una nota diffondendo inoltre “l’ennesimo appello alla conferenza Stato-Regioni affinché venga approvato al più presto, ovviamente con lo stralcio del capitolo relativo agli abbattimenti legali, il Piano di Conservazione e Gestione del lupo in Italia, che contiene importanti misure contro il bracconaggio”.

L’ennesimo appello che segna la complessità della materia “lupo” in Italia e che vede contrapposti da un lato gli enti e le associazioni che vogliono tutelare questa specie e dall’altro chi invece, come la regione veneto, non vede nel lupo una specie in via di estinzione. Infatti, nella nota inviata dalla regione all’europarlamento si dichiara che: “Nel nostro territorio il lupo non è affatto una specie in via di estinzione: nel giro di cinque anni gli esemplari monitorati in Veneto sono saliti da 2 a 38; nel corso dei primi nove mesi di quest’anno si sono resi responsabili dell’uccisione o del ferimento grave di 258 capi d’allevamento, tra bovini, ovini e asini”. Un appunto che va a sottolineare come un incremento incontrollato del numero di esemplari possa comportare significativi danni all’economia delle zone montane rendendo complesso il raggiungimento degli “obiettivi della Pac, la politica agricola comunitaria che vede nelle attività agricole montane l’agricoltura e nell’attività di pascolo un presidio primario per le ‘terre alte’”. 

Della stessa ottica pare essere Coldiretti che abbiamo interpellato per i casi di aggressione avvenuti in Piemonte nelle valli Po (vacche), Soana (vacche), Chisone (pecore) e che ci ha spiegato come “le mandrie con i vitelli ed i greggi di pecore stanno subendo una vera e propria strage nell’indifferenza generale, provocando lo spopolamento delle montagne dove hanno chiuso almeno 1/3 delle aziende agricole negli ultimi 10 anni. Non si possono lasciar morire pecore e vitelli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane”.

“Senza i pascoli” ha aggiunto Coldiretti “le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città. Occorre un impegno concreto per tutelare un bene comune con un sostegno pubblico a sistemi di difesa appropriati e un rapido ed adeguato rimborso dei danni, senza se e senza ma”. Una posizione concreta quella dell’associazione di categoria che ci tiene a concludere mettendo nero su bianco dei dati precisi: 750 aziende agricole toscane colpite da attacchi di lupi o ibridi nel corso degli ultimi due anni; oltre 500 gli animali predati accertati in Piemonte nell’arco di un anno.

Da un lato tutela del lupo, animale che da sempre popola le terre alte, dall’altro tutela delle attività umane, anch’esse fondamentali per la sopravvivenza delle tradizioni e della cultura delle nostre montagne. Tra le due posizioni? I diretti interessati: uomini e lupi.

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