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Dhaulagiri: Cala Cimenti e quella “first line” che deve ancora aspettare – di Gian Luca Gasca

Al Campo 1 @Facebook Cala Cimenti Cmenexperience

Ci siamo collegati con Cala Cimenti dopo il suo rientro al campo base del Dhaulagiri per cercare di dare forma e dimensione a quel “tutto quello che si poteva sciare è stato sciato” e, dopo averlo sentito, dobbiamo purtroppo confermare che la “first line” sul Dhaulagiri aspetta ancora di essere realizzata.

Cimenti, senza fare troppi giri di parole, ci ha infatti riferito che “durante la salita ho preso la decisione di lasciare gli sci prima della vetta per recuperarli durante la discesa”. Li ha lasciati a circa 7600 metri, racconta, prima di proseguire e giungere in vetta per la via normale alla montagna.

“La parte alta l’abbiamo valutata molto pericolosa da sciare a causa della presenza di sastrugi e grosse placche a vento” riferisce ancora spiegando che “la discesa dalla vetta si può fare se uno accetta di correre quel rischio”.

Dalla cima Cala è quindi sceso ramponi ai piedi per poi recuperare e agganciare gli sci in seguito. “Tra i 7200 e i 5200 metri abbiamo fatto delle bellissime sciate” ci dice utilizzando un plurale che ci ricorda la presenza con il piemontese dello svizzero Matthias Koenig che, partito qualche ora dopo Cala, ha anche lui raggiunto la vetta. 

Per quanto riguarda le difficoltà tecniche incontrate invece  “la pendenza non supera mai i cinquanta gradi e c’è un traverso roccioso che rappresenta un punto critico, ma con gli sci è possibile aggirarlo. Per il resto un tratto più ripido sopra campo 3, ma fattibile”.

Nulla di nuovo si aggiunge quindi alla storia del Dhaulagiri (ricordiamo la prima discesa parziale del Ceco David Fojtík che dalla vetta ha raggiunto i 7300 metri sci ai piedi prima di dover interrompere la discesa per le condizioni proibitive del percorso) se non un bel racconto di passione e determinazione. Son serviti tre tentativi perché Cala e Koenig toccassero la vetta. E ogni volta pensare di tornare lassù “era molto difficile. Soprattutto perché quella via l’hai già percorsa più volte e la sola idea di doverla rifare ti fa letteralmente vomitare. Devi cercare dentro di te le giuste motivazioni perché sai che probabilmente sarà un nuovo fallimento”.

In queste ore i due alpinisti sono impegnati nel trek di rientro. Vi aspettiamo in Italia.

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