• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Attualità

Tenta il McKinley, da solo e d'inverno

immagine

RIMINI — Da Arezzo all’Alaska, per tentare la solitaria invernale sul McKinley, il celebre gigante nordamericano di 6.194 metri. Ecco l’ambizioso progetto di un giovane alpinista di origini toscane e trentine, di cui si parla su Wikinotizie.

La notizia, per la verità, non ha altre conferme. Ma secondo quanto si legge sul noto portale, l’ardito giovane si chiama Emanuele Vellati, ha 24 anni ed è originario di Badia Tedalda, un paesino in provincia di Arezzo. E’ stato un paio di volte in Nepal, e in Alaska l’anno scorso, insieme a due amici. Il maltempo sul McKinley, però, non ha consentito loro di andare oltre i 5.800 metri.

Ora Vellati ci vuole tornare per inseguire un record: diventare il primo italiano e il più giovane alpinista a salire la cima d’inverno in solitaria. Lo speranzoso progetto dovrebbe partire il 12 gennaio.

"Vado in solitaria perchè non è facile trovare un compagno per intrapprendere una simile impresa – si legge tra le dichiarazioni di Vellati su Wikinotizie -. Si deve essere molto determinati e preparati sia fisicamente che mentalmente senza tralasciare la parte tecnica. Ma il vero motivo, è che sento in me una vocazione per l’alpinismo in solitaria. Ricordo un grande alpinista solitario italiano, Renato Casarotto".

"Ho valutato attentamente e riflettuto su ciò che vado in contro – si legge più avanti -, ed ora l’idea è matura e mi sento pronto.  Faccio molti sport e cerco di far piu dislivello possibile a settimana per facilitare l’acclimatazione. Ma non esiste un metodo specifico per allenarsi a queste imprese, spetta ad ogni alpinista in base alla propria esperienza decidere come allenarsi. Sarà tutto una difficoltà, già il fatto di avere poche ore di luce al giorno data la posizione dalla montagna presso il circolo polare artico, il freddo polare con temperature al di sotto dei -40°c, alcuni tratti soggetti a valanghe, le abbondanti nevicate e la fatica fisica, per trasportare tutto il materiale e scavarsi ogni sera una truna come riparo".
 

 Sara Sottocornola
Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *