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Ambiente

India: lo scienziato che crea i ghiacciai

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NEW DEHLI, India — Raccogliere l’acqua di scioglimento in bacini artificiali posti nelle valli all’ombra, quelle che non ricevono mai i raggi del sole. Ecco cos’ha escogitato un ingegnere indiano in pensione per contrastare la scomparsa dei ghiacciai himalayani: un sistema rivoluzionario per crearne di nuovi.

Fino ad ora ne ha "costruiti" dodici. Ma conta di crearne altri quattro o cinque prima di morire. Chewang Norphel, 76 anni, sta facendo il giro del mondo sulle pagine dei giornali grazie a questa sua rivoluzionaria trovata per contrastare i danni del cambiamento climatico che minaccia la vita di oltre un miliardo di persone nel Sud Est Asiatico, dove i ghiacci dell’Himalaya-Karakorum sono la principale fonte d’acqua dolce.

Norphel, soprannominato "Iceman del Ladakh", ha spiegato che la sua idea è molto semplice. Tramite un sistema di dighe e condotte, raccoglie l’acqua di scioglimento in bacini artificiali posti nelle valli più nascoste, quelle dove il sole non arriva mai. Il processo dura per tutti i mesi invernali, quando le rigide temperature notturne fanno gelare l’acqua che poi non si scioglie più perchè non riceve i diretti raggi del sole. A marzo, quando il clima si scalda, il ghiaccio si scioglie e va ad alimentare i fiumi della zona.

Secondo quanto riferito dal Daily Telegraph, che gli ha dedicato un vasto spazio, Norpher è riuscito sinora a creare oltre circa trentamila metri cubi di ghiaccio che forniscono acqua preziosa per l’irrigazione di centinaia di ettari di campi coltivati. Un risultato che ha indotto il governo indiano a concedergli un finanziamento di quasi ventimila euro per costruire altri 5 nuovi ghiacciai.

Norphel, preoccupato di non riuscire a portare a termine il compito data l’età avanzata, ha dunque iniziato la formazione di una cerchia di esperti, anche fra i semplici abitanti dei villaggi di montagna, perchè continuino questo lavoro quando lui non sarà più in grado di farlo. Su di lui è stato anche pubblicato un articolo su Science magazine.

Sara Sottocornola  
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