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Valanghe, processo alle guide Jungfrau

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COIRA, Svizzera — E’ iniziato ieri il processo alle due guide alpine che, due anni fa, erano alla testa del gruppo di militari svizzeri travolti da una valanga sullo Jungfrau, 4.158 metri. L’accusa è di omicidio plurimo colposo e il tribunale militare, che dovrebbe pronunciare la sentenza venerdì, potrebbe condannarli fino a tre anni di reclusione.

In quella tragica mattina del 12 luglio 2007, quattro cordate furono travolte da un enorme distacco di neve, staccatosi dalla montagna con un fronte di 80 metri. Morirono 6 militari poco più che ventenni del "Gruppo specialisti di montagna" dell’esercito elvetico: cinque reclute e un sergente.

Incidente? Forse no. L’ipotesi dell’accusa, formulata dall’esercito dopo un’approfondita indagine dell’Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe (SNV), è che il distacco sia stato provocato dal loro passaggio e che le guide non avrebbero dovuto permettere quella gita, visto che sulla montagna c’erano 60 centimetri di neve fresca accumulati in 10 giorni di nevicate. Dunque, omicidio colposo e  negligenza.
 
Le guide, una di 45 anni e una di 32, rischiano pesanti pene pecuniarie e fino a 3 anni di reclusione. Ma c’è chi crede che questo non sia un processo esemplare, quanto piuttosto una scappatoia o peggio, la ricerca di capri espiatori.

Tra gli altri, anche le famiglie dei militari scomparsi, che non hanno potuto costituirsi parte civile visto che il processo è solo militare. "Questo processo è una buffonata – ha detto il padre di uno di loro in un’intervista pubblicata da "Le Matin" -. L’esercito non ha mai voluto assumersi la responsabilità del dramma. Il giudice istruttore ha dapprima cercato di accollare la colpa ai sei militari, poi alle guide, che non riconoscono le loro responsabilità".

Sara Sottocornola

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Photo courtesy Jungfrau Zeitung

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