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Doping: le perplessità di Giacometti

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BERGAMO — Casi di doping nella corsa in montagna, nell’arrampicata e nello scialpinismo. Perplessità su un doping professionale non giustificato dalla "posta in gioco" delle gare e sulla scarsa possibilità fornire delle controprove. Domande sul futuro degli sport di montagna. Ecco le riflessioni di Marino Giacometti, presidente dell’International Skyrunning Federation, che ha voluto rendere nota la sua opinione dopo il caso di Elisa Desco.

"Parlare di questi argomenti non è mai simpatico e ancor di meno quando riguardano il mondo della montagna. Per la verità i casi enunciati nell’ultimo triennio sono solo due, uno che tocca lo sci alpinismo e l’altro la corsa in montagna, oltre ad un ipotetico caso di “bottiglietta alla coca” durante una gara di arrampicata a Chamonix.

In alcuni articoli  giornalistici questi atleti sono definiti “skyrunners” ma anziché preoccuparmi di dire che appartengono ad altre federazioni e prenderne le distanze, vorrei invece approfittarne per alcune considerazioni generali. (a proposito.. dai diretti interessati non ho sentito niente tranne una dissociazione generica)

Il caso “Blanc” riguardava uno scialpinista francese trovato positivo all’Epo di prima generazione in un controllo antidoping in Svizzera. Il fatto è stato ampiamente dibattuto al grido che il doping aveva toccato il mondo della montagna, per poi arenarsi sui tempi delle controanalisi e notifiche nel rispetto del protocollo della World Antidoping Agency.

Il caso “bottiglietta” non è mai stato accertato sia come contenuto della stessa, sia sui motivi del malore che aveva colto l’atleta che ci aveva bevuto (come dichiarato dallo stesso presidente della federazione).

Il caso “Elisa” sembra più scontato, analisi e controanalisi secondo il protocollo Wada non lascierebbero spazio: positiva all’Epo di “terza generazione”! Sentendo però l’altra campana, a parte l’incredulità obiettiva per il tipo di doping “professionale” non giustificato dalla posta in gioco, vengono fatti presenti due elementi: primo, nel test eseguito sulle urine questa sostanza viene rilevata solo se assunta in dosi molto elevate e solo da alcuni laboratori super specializzati. Secondo, i valori ematici riscontrati pochi giorni prima e pochi giorni dopo il test antidoping sono incompatibili per un soggetto che abbia assunto tale sostanza.

A chi credere dunque? Per la giustizia sportiva sicuramente la parte probatoria si ferma alla contro analisi (peraltro è difficile che un laboratorio smentisca se stesso, nella storia deve essere accaduto 2 volte su 1000 casi) e non sono ammesse sicuramente delle controprove con le cartelle cliniche e test casualmente fatti prima e dopo il prelievo ufficiale.

A renderci ancora più perplessi, tra innocentisti e colpevolisti, c’è poi il fatto che un atleta tesserato deve accettare il giudizio senza ricorrere alla giustizia ordinaria, pur essendo il doping considerato reato in Italia. Quindi è abbastanza inusuale ad esempio chiedere la prova del Dna o contestare la decisione producendo altri documenti o perizie di parte. Non è dato sapere se ci sarà quindi un seguito alla vicenda e poter fugare le perplessità.

Tutti parlano di antidoping, non sapendo quanto avanti sia il doping, e la storia sarà sempre costellata di dubbi. Anche la montagna non sarà indenne. Se non altro ci farà sentire “grandi” come gli altri sport anche se la sostanza è ben diversa: con le risorse a disposizione e la “posta in gioco” forse vale la pena di investire nello sviluppo dello sport, nella sicurezza e nella prevenzione piuttosto che nella caccia al doping con l’obbligo di trovare qualche pecora nera ogni tanto.

Sempre sul tema montagna, la Wada ha recentemente depennato dalle sostanze al bando l’ossigeno e quindi l’uso delle bombole in alta quota è ufficialmente legale. L’Uiaa ne prende atto ma ribadisce l’aspetto etico… c’è un bella differenza tra chi scala un ottomila con o senza ossigeno! Chissà se un giorno ci sarà anche una classifica per atleti “professionisti” e una per atleti “al naturale”.

Marino Giacometti
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