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Alpinismo

Humar trovato morto dagli svizzeri

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KATHMANDU, Nepal — "Il recupero è stato effettuato. Simon Anthamatten, insieme al pilota svizzero Robert Andenmatten, hanno portato giù Tomaz Humar dalla parete Langthang Lirung. Purtroppo, Tomaz non è sopravvissuto. I nostri pensieri vanno a lui, alla famiglia e agli amici". Questo il raggelante messaggio arrivato ieri notte dall’Himalaya. La squadra svizzera di soccorso dell’Air Zermatt ha trovato l’alpinista sloveno, che una settimana si era ferito in parete mentre tentava una solitaria, a 5.600 metri sulla parete sud.

Humar aveva chiesto soccorso lunedì sera, chiamando il suo cuoco Jagat al campo base e poi l’amico Branko Ivanek in patria, comunicando di trovarsi ferito a 6.300 metri. Subito si sono messi in moto i soccorsi nepalesi, che già martedì si trovavano sulla montagna con 4 sherpa d’alta quota, saliti fino a 5.800 metri, ed un elicottero. Purtroppo, la squadra nepalese non è riuscita a trovare l’alpinista, nonostante altri tentativi arrivati molto più in alto nei giorni seguenti. Martedì mattina l’ultimo contatto con l’alpinista. Humar ha chiamato di nuovo il campo base, dicendo la frase "Jagat, this is my last" con voce rotta e sofferente.

La situazione, che si presentava disperata, ha indotto familiari e amici di Humar a chiedere aiuto all’Air Zermatt, che è volata in Nepal immediatamente con una squadra di eccezionale livello composta dal pilota Robert Andenmatten, il capo della stazione di soccorso dell’Air Zermatt Bruno Jelk e il celebre alpinista Simon Anthamatten. Giovedì, gli svizzeri erano già in Nepal, ma venerdì una bufera ha bloccato ogni operazione di soccorso. Sabato, finalmente, hanno potuto decollare utilizzando un elicottero nepalese: hanno localizzato il corpo sulla parete sud del Langtang Lirung, 7.234 metri, e lo hanno raggiunto con una perfetta manovra di volo.

Tomaz era a 5600 metri, sulla parete Sud. Anthamatten è stato calato con un cavo baricentrico da 25 metri sul luogo dell’incidente, e ha trovato Humar senza vita, con una gamba e la spina dorsale fratturate. Hanno recuperato il corpo, che in questi giorni dovrà essere trasportato a Kathmandu e poi in Slovenia.

L’elicottero è partito alle 7 ora locale, e dopo circa 15 minuti di volo ha individuato Humar sulla parete sud. Anthamatten è stato calato, ma non ha potuto far altro che constatarne la morte, probabilmente per sfinimento e assideramento. Ha imbragato il corpo, che è stato portato all’aeroporto di un villaggio vicino, e poi ha atteso che l’elicottero tornasse a riprenderlo.

Anche due italiani, Oskar Piazza e Angelo Giovanetti, hanno collaborato alle operazioni di soccorso. Contrariamente a quanto riferito inizialmente, Manuel Lugli del Nodo Infinito precisa che i due non si trovavano sull’elicottero con il team svizzero ma sono rimasti a disposizione all’aeroporto di Kyanjingompa, pronti, dato il loro buon acclimatamento, a prendere parte al lavoro per l’eventuale recupero, se fosse stato necessario.

Humar amava le solitarie estreme, e non temeva i loro rischi: una cosa che ha attirato su di lui gloria ed ammirazione ma anche molte critiche. E’ storica la sua salita alla sud del Dhaulagiri nel 1999, ma secondo alcune statistiche Humar avrebbe avuto all’attivo ben 1500 salite di cui 70 lungo itinerari mai percorsi da nessuno. Più volte aveva visto la morte da vicino, durante queste scalate. Nel 2007 era stato recuperato in extremis a 6.200 metri sul Nanga Parbat, dove era rimasto bloccato da una bufera mentre apriva una via nuova. L’esperienza, però, non lo ha allontanato dalle sue imprese. Nel 2008 aveva aperto una difficile via nuova sulla Sud dell’Annapurna, raggiungendo la cresta est.

"Humar era uno dei più straordinari himalaysti dei nostri tempi – ha detto Nazir Sabir, presidente del Pakistan alpine Club in un messaggio giunto stamattina alla nostra redazione -. Ci ha lasciato tristemente e in un modo misterioso, come d’altronde era lui. Il suo ricordo ci accompagnerà negli anni. Tomaz, è difficile pensare che non sarai più con noi, che non vedremo più il tuo viso sorridente e il tuo forte abbraccio. Ci mancherai, ma sappi che ti abbiamo voluto più bene di quanto pensassi, e che ci hai addolorato andandotene troppo presto e senza notizie su questa montagna".

"L’Asian Trekking e tutti noi siamo profondamente colpiti dalla perdita di questo amico e grande alpinista – ha detto Ang Tshering Sherpa, presidente dell’Union of Asian Alpine Associations – pregheremo perchè la sua anima riposi per l’eternità in pace e porgiamo le nostre più sentite condoglianze a famiglia e amici". Humar, 40 anni, aveva due bambini e una compagna che era volata in Nepal insieme agli svizzeri per seguire da vicino le operazioni di soccorso.

Sara Sottocornola

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Foto courtesy
www.humar.com

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