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Alpinismo

Il soccorso svizzero vola in aiuto di Tomaz Humar

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Updated ZERMATT, Svizzera — Il celebre alpinista Simon Anthamatten, il pilota più esperto dell’Air Zermatt e il capo della stazione di soccorso della nota località svizzera. Questo il team partito ieri per tentare il disperato soccorso di Tomaz Humar, ferito e bloccato ormai da quattro giorni a 6.300 metri di quota. Gli svizzeri, di fronte ad un compito complesso anche perchè non è chiaro il versante tentato da Humar, sono già arrivati al campo base insieme ad alcuni familiari di Humar. Ma le operazioni sono bloccate da ieri per una forte bufera di neve.

L’alpinista sloveno stava tentando una solitaria sul Langtang Lirung, cima hiamlayana di oltre settemila metri non lontana dallo Shisha Pangma. Era da solo, con soltanto un cuoco al campo base. Lunedì, l’incidente. L’alpinista ha chiamato il campo base e poco dopo in patria, l’amico Branco Ivanek, comunicandogli di essere bloccato ad oltre seimila metri. Gli ha detto che era ferito, che era a 6300 metri, ma non ha aggiunto dettagli.

Da quel momento, nessuno ha più parlato con Humar tranne il campo base nella giornata di martedì. Humar, secondo quanto riferito da Dawa Sherpa, ha chiamato il suo cuoco al campo base intorno alle 10 del mattino, dicendo soltanto "Jagat, this is my last!", con una voce molto debole e sofferente.

Sono stati giorni frenetici, di tensione e telefonate internazionali. Tra martedì e mercoledì, una squadra di sherpa è stata portata al base da un elicottero che ha sorvolato la zona e poi è tornato nella capitale. Purtroppo, nonostante gli sforzi, finora i soccorsi nepalesi non hanno prodotto risultati.

"Il primo giorno gli sherpa hanno installato corde fisse per 400 metri fino al primo campo – ha dichiarato alla stampa Ang Tshering Sherpa, presidente dell’ Union of Asian Alpine Associations -. Poi sono saliti di altri 900 metri, attrezzando la via fino a 6.300 metri di quota. Ma non sono riusciti a trovare Humar, lui non era dove ci aspettavamo. E non siamo più riusciti a contattarlo via satellitare”.

Disperato, l’amico di Humar ha chiesto aiuto alla squadra di soccorsi dell’Air Zermatt, composta da uomini tra i più qualificati del mondo per gli interventi in quota. Gli svizzeri non si sono fatti pregare. il pilota Robert Andenmatten, il capo della stazione di soccorso dell’Air Zermatt Bruno Jelk e il celebre alpinista Simon Anthamatten sono partiti immediatamente alla volta dell’Himalaya.

Secondo quanto riferito da Explorersweb, gli svizzeri hanno già raggiunto il campo base della montagna, ma non possono muoversi per il maltempo e l’elevato rischio valanghe. Con loro, ci sono alcuni familiari e amici dell’alpinista sloveno.

"La situazione è peggiore del previsto – ha detto Ivanek -. Ci hanno detto che le ferite di Tomaz non sono solo alle gambe. Probabilmente ha anche delle costole rotte e delle ferite alla schiena. Il recupero in volo, se stanno così le cose, sarà davvero l’unica speranza". L’intenzione degli svizzeri è quella di pilotare un elicottero nepalese: per riuscirci hanno lanciato un appello internazionale e ottenere aiuto con la burocrazia.

"Gerold Biner, comandante dei piloti, sta coordinando i soccorsi da qui – racconta Menno Boermans dell’Air Zermatt -. La sfida più grande sarà sicuramente riuscire ad ottenere l’autorizzazione affinchè il nostro pilota possa prendere i comandi di un elicottero nepalese. Noi possiamo farcela. Abbiamo abilità e fondi per riuscire a compiere questa missione estrema di soccorso. Per questo chiediamo aiuto: se qualcuno può aiutarci a convincere le autorità nepalesi, ci contatti. Perfavore lasciateci provare a salvare Tomaz".

Nel frattempo, però, si moltiplicano i dubbi su dove si trovi l’alpinista. Si era parlato della parete nord, ma ora qualcuno parla della sud. La confusione, a quanto pare, sarebbe dovuta alla volontà di Humar di agire senza dare notizie della sua spedizione. Cosa che però, ora, sta intralciando i soccorsi che stanno cercando di salvargli la vita.

Soccorsi che, ancora una volta, partono dall’Europa con una spedizione internazionale, che offre esperienza, qualifiche e competenze senza sapere che cosa, in realtà, li aspetti laggiù. L’incertezza, però, non impedisce di varcare gli oceani per fare un tentativo. Un gesto che in passato è stato persino criticato, ma che per fortuna, oggi, continua a ripetersi.Le critiche, superficiali e fini a sè stesse, per fortuna vengono smentite dai fatti. O meglio dalla generosità delle persone che non si fanno fermare da vuote dichiarazioni di purismo e continuano a lottare per salvare delle vite.
 

Sara Sottocornola

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