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Desco: mi inchiodano le controanalisi

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BORMIO, Sondrio — "Dopo averne ricevuto, anche se in via ufficiosa, la notizia, anticipo io, prima che lo facciano gli organi ufficiali e quelli di stampa, che l’esito delle controanalisi ha confermato il verdetto delle prime analisi". Comincia così il comunicato stampa di Elisa Desco, l’atleta di corsa in montagna che negli ultimi mesi è rimasta coinvolta in uno scandalo doping.

Quando a inizio ottobre la Federazione italiana atletica aveva sospeso Elisa Desco dalle gare di campionato di corsa in montagna per doping, grandi nomi dello skyrunning italiano si erano alzati in sua difesa. Primo fra tutti Marco De Gasperi, suo compagno nelle vita oltre che collega nello sport.

Entrambi si erano detti pronti ad andare fino in fondo alla faccenda: un’accusa infamante quanto assurda che erano certi sarebbe stata smentita dalle analisi di verifica. Sfortunatamente per lei non è andata così, visto che i risultati dei test di settembre sono stati confermati, rintracciando ancora tracce di doping.

"Dopo averne ricevuto, anche se in via ufficiosa – scrive la Desco -, la notizia, anticipo io, prima che lo facciano gli organi ufficiali e quelli di stampa, che l’esito delle controanalisi ha confermato il verdetto delle prime analisi. Lo faccio perché l’unica cosa di cui sono sicura è di non aver mai fatto uso di sostanze dopanti e questo verdetto è per me un’altra terribile batosta".

E così la campionessa di skyrunner, vincitrice dei mondiali di Campodolcino, ha mandato un suo comunicato stampa, chiarendo subito che la questione non si chiude qui.

"In tutta questa storia ho una sola certezza – conclude amaramente la Desco -, e cioè non aver mai barato in tutta la mia carriera di sportiva. Non mi so spiegare i motivi del risultato delle analisi, ma mi batterò con tutta me stessa perché, alla fine, vengano riconosciute la verità e la mia innocenza. Certamente proverò in ogni modo ad uscire da questa terribile storia: non si tratta di atletica, di sport, ma di vita e di dignità personale".

                 
   Valentina d’Angella
 
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