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Skialp: tutti uniti… uno contro l'altro

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BORMIO, Sondrio — "Dove va lo sci alpinismo? Dove vanno le gare? Come si muove l’ambiente? Cosa propongono le aziende? Anche questa stagione gli interrogativi rimangono gli stessi. Tra le tante risposte possibili una certa c’è: lo sci alpinismo non va nella direzione giusta. Questa inconfutabile e triste risposta accomuna tutte o quasi le Federazioni Nazionali oltre ovviamente quella internazionale". Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Luca Salini, noto esponente dello scialpinismo italiano, sulla situazione di questo sport amato da molti appassionati, a poche settimane dall’inizio della stagione agonistica.

"I marcati campanilismi regionali della Spagna, la lotta tra Club Alpin Francais e Ffme in Francia, la visione un po’ arcaica elvetica, l’immobilismo della Fisi in Italia, la poca considerazione da parte del “potente Dav” in Germania, la piccolezza della specialità, rispetto al grande potere dello sci alpino in Austria, sono solo alcuni esempi di ciò che impedisce a questo sport di andare lontano.

Allora qual è la motivazione che muove alcuni volontari a spingere i giovani verso questa specialità? Qual è la molla che stimola molti atleti ad impegnarsi negli allenamenti? Cosa anima i molti volontari che organizzano eccelse manifestazioni? Per rispondere ci vorrebbero tre pagine che non abbiamo, allora cercherò di fare ordine impiegando il minor spazio possibile.

La Federazione Internazionale lo scorso anno ha voluto, con una forzatura, inserire tra le gare di Coppa del Mondo alcune classiche. Questa scelta ha creato molte discussioni, soprattutto tra Federazioni Nazionali, atleti e team commerciali. La spiegazione di questa scelta è stata che per creare una Coppa del mondo degna di tale nome sarebbe servito l’aiuto delle “grandi gare”. Nulla di più sbagliato, sostenni da subito, anche perché la Coppa del mondo ha altre esigenze rispetto alle grandi classiche; infatti il Mezzalama inizialmente iscritto a tale kermesse fece giustamente retromarcia. Medesimo errore fu inserire una notturna a coppie in pista, la Sellaronda che saltò, con buona pace degli atleti che avevano percorso oltre 1000 chilometri per essere ad Arabba e non poterono far altro che tornarsene a casa.

Il regolamento cita che ogni gara deve presentare almeno due percorsi di riserva. Chi ha approvato la scorsa stagione il calendario perché non ha chiesto le dovute garanzie?  Questa stagione inevitabilmente vedrà la replica di tali errori. L’inserimento di due nuove gare italiane nel panorama sci alpinistico di Coppa del mondo porterà sicuramente problemi. Le gare del circuito iridato, sia secondo il regolamento internazionale che quello nazionale, devono, o dovrebbero, aver superato un’analisi sulle precedenti edizioni. Mi risulta  che nessuna delle due gare italiane che  quest’anno saranno prova di Coppa del Mondo siano mai state né in Coppa Italia né Campionato italiano, eventuali comprensibili errori per giovani organizzazioni come verranno inquadrati e gestiti?

Medesimo discorso per la finale di Coppa. La Patrouille des Glaciers è una gara organizzata dall’esercito elvetico, ottima prova e vetrina per lo sci alpinismo, che però mal si adatta alle esigenze dello sci alpinismo moderno.

Partenza a mezzanotte o giù di lì, squadre da tre elementi dopo che, anche qui sbagliando, ci hanno fatto credere che le gare moderne dovessero essere individuali, migliaia di persone che partono davanti agli atleti ”top”, costretti quindi a difficili sorpassi, la variabile maltempo ad altissimo rischio che con facilità potrebbe far saltare la finale del Circuito che, invece, dovrebbe essere la più certa per permettere lo svolgimento delle premiazioni. Chiudo sull’internazionale segnalando con orrore l’assenza di una vera Commissione tecnica che abbia la capacità di essere propositiva, sostituita ormai dalla Commissione dei produttori che può essere molto utile, ma inevitabilmente porterà lo sport ad essere gestito sotto la spinta delle economie aziendali.
 
Ho accennato ai problemi della varie nazioni. La Spagna è costretta a gestire una nazionale “catalana” senza aver possibilità alcuna di coinvolgere altre regioni come i Paesi Baschi che ad esempio hanno valide organizzazioni e gare come l’Altitoy che richiama centinaia di appassionati. Il centro del potere è e rimane a Barcellona perdendo delle grandi opportunità organizzative, tanto è che dopo il 2004 la Spagna è sparita dalla Coppa del Mondo.

In Francia, altro assurdo. Tutto, ma proprio tutto il movimento dello sci alpinismo è in mano agli appassionati del Caf: le migliori gare, i migliori atleti, le squadre regionali e dipartimentali giovani. Però gestione dei “Blue” è stata data in gestione dal ministero alla Ffme. Risultato: poche o nessuna gara francese sono prove di Coppa del mondo, anche se il calendario Caf è ricco di ottime gare. In Francia da segnalare anche la scarsa o quasi nulla considerazione dello skialp femminile. Nessuna ragazza, a parte la fortissima Laetitia Roux, è convocata in squadra, i giovani vengono lasciati da parte. Fortunatamente, a loro pensano le sezioni dei Caf o Club Sportif di livello come per esempio Areche-Beaufort o Ffcam jeunes.

Anche la Svizzera ha dei limiti "territoriali": lo sci alpinismo agonistico è solamente Vallesano. Nazionale, gare, atleti ruotano tutti attorno a questo cantone. Le manifestazioni raccolgono centinaia di iscritti nelle categorie "populaires", così spesso emerge l’atleta che semplicemente riesce a non ingarbugliarsi alle partenze in massa o ad effettuare sorpassi in mezzo a mille “amatori”. Gare svizzere di ottimo livello tecnico esistono, però il livello premi e gestione mediatica rimangono inesorabilmente bassi.

L’Italia è frizzante, ha atleti di alto livello, da sempre i migliori, un settore giovani effervescente, gare ottime e ben premiate, ma il tutto è gestito da una Federazione assente che si limita a recuperare quattro soldi per le trasferte della nazionale, e ci si domanda dove finiscano i circa 200.000 euro – stimati per difetto – che i tesserati dello sci alpinismo pagano per l’affiliazione.

A ciò si aggiunga una gestione dei calendari, dei regolamenti, della nazionale lasciata a sè stessa, l’inesistenza della commissione tecnica che ha la pretesa di gestire un movimento di 80 gare nazionali e circa 10.000 tesserati con due riunioni l’anno. La fortuna della Fisi è che i Club lavorano duro con persone competenti, organizzano grandi gare, sfornano senza sosta atleti di alto livello, una cosa che tra l’altro ci accomuna allo sci di fondo ed al biathlon. L’attenzione maggiore viene riservata, invece che allo sport, a chi canta fuori dal coro che, con italica abitudine, viene additato come “anarchico sportivo”.

In Germania ed in Austria l’attenzione per l’agonismo è praticamente nulla, il potentissimo Dav relega ad una questione "formale" la gestione della nazionale. Non ci sono o quasi gare nazionali e non ci sono mai state gare internazionali. Eppure la Germania è la nazione credo con il maggior numero di sci alpinisti (turisti) al mondo.

L’Austria è la prima nazione al mondo per lo sci, ma si è iniziato a parlare di sci alpinismo solo grazie a uno o due grandi appassionati che hanno costituito una nazionale ed hanno organizzato la Dachstein Extreme, l’unica gara che ha aperto allo scenario internazionale.

Ora, chi è vicino allo sci alpinismo si interroga se valga la pena di continuare a lavorare affinché i giovani si avvicinino a questa pratica sportiva. Poche sere fa in occasione della presentazione della stagione agonistica ai giovani in Alta Valtellina ho cercato di evidenziare ai ragazzi che l’obiettivo della pratica dello sci alpinismo agonistico è quello del vivere la montagna, di saperla praticare perché fa parte della cultura alpina di chi in montagna vive. Cosa altrimenti avrei potuto prospettare? Forse dei successi Olimpici?".

Luca Salini

Luca Salini ha partecipato a decine di gare sci alpinistiche dei circuiti regionali e a grandi classiche come Pierra Menta o Trofeo Mezzalama. Nell’anno 1999 insieme ad Adriano Greco ha costituito il primo gruppo italiano di giovani sci alpinisti con le insegne dello Sci Club Sondalo: giovani che si sono distinti ai primi Campionati del Mondo di specialità. Guido Giacomelli, Matteo Pedergnan, Davide Spini, Marco Maiori furono i mattatori della prima edizione dei Mondiali di Serre Chevalier.
Salini è poi entrato in Fisi come responabile alpi Centrali occupandosi inizialmente del coordinamento logistico della squadra nazionale guidata da Camillo Onesti. Ritenendo di non trovare in Federazione un ambiente fertile per la crescita dello sport ed una giusta considerazione per la base, ha poi lasciato l’incarico in polemica con l’allora Presidente Coppi. Dal 2000 Salini è alla testa del gruppo organizzaore della Alta Valtellina Ski race e della Ortles Cevedale Sky Race e collabora con Davide Canclini e Luca Dei Cas alla gestione del gruppo giovani dello Sci Club Alta Valtellina.

Foto Maurizio Torri.

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