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Ambiente

Kilimanjaro, ghiacci spariti tra 20 anni

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DAR ES SALAAM, Tanzania — I ghiacci del Kimilangiaro potrebbero sparire nel prossimo ventennio. Tra 13 o al massimo 24 anni infatti, quel che rimane del ghiacciaio della montagna più alta dell’Africa potrebbe essere scomparso a causa del riscaldamento globale. A lanciare l’allarme è uno studio dell’Università americana di Columbus pubblicato ieri.

Lo studio è stato realizzato dal team di scienziati della Ohio State University di Columbus guidati dal professor Lonnie Thompson, che ha pubblicato i risultati della ricerca sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Secondo i ricercatori le previsioni riguardo la più famosa delle montagne del continente nero sono decisamente allarmanti.

I ghiacci del Kilimangiaro infatti, tra il 2006 e il 2007 si sarebbero ridotti del 26 per cento, e nei prossimi 13-24 anni potrebbero scomparire del tutto. La causa è ancora una volta il global warming, ovvero delle maggiori temperature dovute al cambiamento climatico e delle condizioni meteo meno secche e nuvolose rispetto al passato.

"Le condizioni climatiche attuali che stanno conducendo allo scioglimento dei ghiacci del Kilimangiaro sono davvero uniche nella prospettiva di 11.700 anni  – ha spiegato Thompson -. C’è una forte probabilità che le distese di ghiaccio spariscano entro un decennio o due, se le condizioni attuali persisteranno. La scomparsa dei ghiacciai è un indicatore del cambiamento climatico in corso nella regione, che ha un impatto non solo sui ghiacciai al vertice ma anche sugli schemi meteorologi che portano la pioggia sulle pendici".

Coi suoi 5.896 metri, il Kilimangiaro è il più grande vulcano spento del pianeta e la più alta vetta del continente, nonché una delle sue principali attrazioni turistiche. Secondo Thompson, la perdita dei ghiacciai quindi, avrà un impatto negativo anche sul turismo in tutta la regione dell’Africa tropicale orientale.

E dopo il Kilimangiaro, la stessa sorte toccherebbe al monte Kenya e alla catena del Rwenzori in Uganda.

Valentina d’Angella
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