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Il canto del gallo – Equipaggiamento obbligatorio

Andar per ghiacciai non è mai una passeggiata sui sentieri o una corsa in montagna: i pericoli sono diversi e talvolta “fregano” anche le persone esperte e grandi alpinisti.

Andar per ghiacciai da soli non legati con almeno un compagno rientra nelle attività ad alto rischio che si praticano in montagna.

Gli incidenti anche mortali sui ghiacciai hanno superato la soglia accettabile e va sottolineato che la responsabilità di ciò che accade nel territorio di un comune ricade sul Sindaco, che, come ormai fanno tutti in questo mondo pieno di assicurazioni e avvocati, cerca di premunirsi contro eventuali richieste di concorso di colpa per non aver provveduto alla messa in sicurezza del territorio. Lo stesso è avvenuto già diversi anni fa in particolare nelle Dolomiti con l’emissione di divieti assoluti di praticare il fuoripista su tutto il territorio comunale a seguito di alcuni incidenti anche mortali. 

Premesso questo vorrei fare alcune riflessioni:

  • Tutta la sicurezza del muoversi su ghiacciaio è legata al fatto di essere legati ad un compagno che grazie alla corda limita i danni di una caduta accidentale in un crepaccio; quindi oltre al materiale minimo dovrebbe essere anche necessario far capire che le solitarie su ghiacciaio sono molto pericolose e a poco serve il materiale da recupero se non si è legati; soprattutto in questi anni di caldo estremo e zeri termici oltre soglie impensabili fino a pochi anni fa. (Perché non vietare l’accesso nei periodi di zero termico oltre una soglia stabilita?).
  • Certamente il semplice fatto di avere il materiale non garantisce di avere la sufficiente esperienza e la capacità di saperlo usare, ma pensiamo a cosa è successo con lo scialpinismo e il sistema pala artva sonda, che, dopo le prime reticenze, oggi tutti portano nello zaino quando sciano; non è stato mai imposto da un decreto di un sindaco, ma tutti lo hanno accettato anche perché in caso di incidente è la prima cosa che viene verificata e la assenza di questi materiali comporta immediatamente colpevolezza. È vero che i materiali obbligatori bisogna poi saperli usare, ma il fatto di averli sempre con sé stimola maggiormente la voglia/necessità di imparare ad usarli. Anche in barca si è obbligati per legge ad avere a bordo una serie lunghissima di equipaggiamenti per la sicurezza e il fatto di doverli imbarcare verificare ogni 2 anni, prima o poi stimola anche i più superficiali a chiedersi come si usano e a provare le diverse procedure di sicurezza.
  • Correre in montagna a caccia dei record di velocità porta a due conseguenze: la prima ai rischi connessi a chi vuole emulare atleti professionisti e non ne ha la capacità; la seconda più grave è che si trasformano in piste percorsi che nella cultura della montagna hanno dei significati più profondi. Il trail running si sta espandendo a macchia d’olio, ma un conto è farlo sui sentieri, un altro è farlo sui ghiacciai o sulle pareti rocciose: il primo richiede un livello di base, il secondo una preparazione, un’esperienza e una capacità tecnica di alto/altissimo livello.
  • La libertà in montagna è interiore e può benissimo essere vissuta anche con un po’ di materiale addosso o nello zaino che di sicuro non fa male a nessuno.

 

Foto in alto @ Gogna Blog

 

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3 Comments

  1. “pensiamo a cosa è successo con lo scialpinismo e il sistema pala artva sonda, che, dopo le prime reticenze, oggi tutti portano nello zaino quando sciano”

    buona questa

  2. C’è anche una questione legale: perché se una persona si fa male, e magari muore, bisogna per forza cercare colpevoli o concorsi di colpa (sindaco, guide, istruttori o quant’altro)?? Andare in montagna è un’attività che comporta sempre un certo rischio. Bisognerebbe fare come le sigarette: scrivere ovunque “La montagna uccide”..ti ho informato, ci vai lo stesso? Beh, amico mio.. son c** tuoi.

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