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Il ghiacciaio del Calderone c’è ancora, ma la situazione è comunque da monitorare

Siccità, sparito il ghiacciaio del Calderone. Pietracamela, 14 agosto 2017. PAOLO BOCCABELLA

Il caldo e la siccità di questa estate hanno fatto sparire il ghiacciaio del Calderone, sul Gran Sasso in Abruzzo, il più a sud d’Europa. Lo scrivono i gestori del Rifugio Franchetti (2433 metri) sul loro profilo Facebook: “Il Ghiacciaio del Calderone non c’è più e la sorgente del rifugio da ieri è a secco, cosa mai successa in questi ultimi 30 anni”. Ad oggi pare che la situazione acqua del rifugio sia migliorata: “Qui al rifugio un poco d’acqua riusciamo ancora ad averla e la situazione è pressocchè nella norma – scrive il Francetti – infatti per fortuna dalla sorgente continua sgorgare un esile rivolo d’acqua ed economizzando i consumi riusciamo ad averne abbastanza sia per la cucina che per i gabinetti”.

Anche le foto degli alpinisti locali postate su Facebook mostrano la conca del Calderone a secco, con solo tre minuscole chiazze di ghiaccio.

Per l’alpinista aquilano Paolo Boccabella, “la situazione quest’anno è drammatica: il ghiacciaio è sparito non alla fine dell’estate, ma già a metà agosto”.

Ma è davvero scomparso il ghiacciaio del Calderone? in realtà no ed esserlo è solamente, per fortuna, il nevaio che lo copre. Sotto la ghiaia rimane uno strato di ghiaccio “fossile”, anche se questo strato tuttavia negli ultimi vent’anni si è ridotto di un metro.

A spiegarlo è Marco Scozzafava, presidente dell’associazione meteorologica “L’Aquila Caput Frigoris”. “A consumarsi è stato soltanto lo strato superficiale di neve, che di solito resiste per tutta l’estate – spiega Scozzafava -. Sotto il ghiaione rimane uno strato di ghiaccio vivo spesso in media 15 metri, fino a un massimo di 25 nell’inghiottitoio centrale”. Per il meteorologo, “il nevaio superficiale si consuma completamente d’estate in media una volta ogni cinque anni. Lo ha fatto nel 2001, nel 2007 e nel 2012”. Dal 1992 al 2015 tuttavia, aggiunge Scozzafava, lo strato di ghiaccio sotto i detriti “si è ridotto di quasi 1 metro, da 26 a 25 metri”. Quest’anno sul Gran Sasso è nevicato relativamente poco, salvo l’evento eccezionale del 18 gennaio (quello che ha provocato la tragedia di Rigopiano). La primavera poi è stata secca, e l’estate particolarmente calda ha dato il colpo di grazia al Calderone. “La sparizione del nevaio ogni cinque anni non è un evento eccezionale – conclude Scozzafava -, ma la situazione va tenuta sotto controllo. Sarebbe allarmante se la cosa si ripetesse tutti gli anni”.

 

Fonte: ANSA – Foto in alto @ Paolo Boccabella

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