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Steve House: “L’alpinismo è arte, non sport. L’importante è la visione” di Enrico Martinet

Articolo di Enrico Martinet pubblicato su La Stampa Montagna, il 13 agosto 2017. 

 

Arte. Usa sovente la parola l’alpinista americano Steve House. Uomo del Colorado, da ragazzo studia in Slovenia. E s’innamora della montagna, delle arrampicate. L’altra sera era a Courmayeur, nella sede della società guide del Bianco, la prima d’Italia, la seconda al mondo dopo Chamonix. Invitato dalla Grivel, azienda di articoli per l’alpinismo alla vigilia del suo duecentesimo anno di attività, ha dialogato con Hervé Barmasse, protagonista di alpinismo estremo, come lui. Un viaggio nel futuro. Steve usa le parole con attenzione e lascia da parte i superlativi. Due salite fra le tante l’hanno reso una leggenda vivente: il pilastro centrale della Rupal, al Nanga Parbat (8.125 metri), di 4 chilometri e mezzo, la più alta parete del pianeta e la solitaria al K7, guglia del Pakistan. 

Perché arte e non sport? 

«Perché la parte più difficile riguarda la creatività non la tecnica. Individuare la via, la linea da seguire. Pesare rischi e pericoli. Poi salire in quello che si chiama stile alpino, semplice e leggero. Non è sport perché non c’è competizione e ha bisogno d’altro, non soltanto di un’ottima preparazione fisica. Non diverte la gente, ma la ispira. Il suo racconto è enfasi dell’avventura». 

Continua a leggere l’articolo su La Stampa. 

 

Foto in alto: Steve House, Monte Bianco @ Lorenzo Belfrond – Grivel

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1 Comment

  1. L amontagna e’ un contenitore in cui si riversa quello che si ha.
    Il mio ragazzo, portato a vedere i climbers a passo Rolle, rimase inorridito per le bestemmie di uno , che cadeva in continuazione…intestardendosi in passaggi inadeguati .

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