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Karakorum ed Himalaya: i nuovi professionisti della montagna

Messner sulle pagine rosa della Gazzetta dello Sport parla di “rivoluzione dei giovani sherpa” per spiegare il cambiamento che sta avvenendo nel mondo delle spedizioni commerciali sulle grandi montagne della terra. Un cambiamento che è soprattutto generazionale.

L’esempio più lampante di questo movimento è Mingma Gyalje Sherpa, saltato agli onori della cronaca (occidentale) per aver portato con la sua agenzia, la Dreamers Destination Treks and Expedition, i propri clienti sulle vette di Himalaya e Karakorum quando tutti gli altri rinunciavano.

Questa primavera è avvenuto con il Dhaulagiri (fu la prima vetta della stagione himalayana) e poi con il Makalu, dove riuscì ad arrivare in cima con il proprio cliente cinese, mentre tutti gli altri – tra cui Elisabeth Revol – avevano rinunciato il giorno prima per le condizioni della montagna. Entrambe le montagne sono state scalate dallo sherpa senza l’utilizzo di ossigeno.

Poi è arrivato il momento del Nanga Parbat. Anche in quel caso si parlò di prima vetta della stagione in Karakorum, ma pochi giorni dopo l’annuncio, con una trasparenza rara, Mingma aveva messo in dubbio lui stesso il raggiungimento della cima, con un lungo report di scalata.

Qualche giorno fa il K2: mentre tutte le spedizioni commerciali occidentali si ritiravano dal campo base per la troppa neve, il pericolo valanghe, le previsioni meteo non ottimali, la Dreamers Destination Treks portava in vetta 5 clienti, a precederli 6 sherpa a battere pista, tra loro lo stesso Mingma.

Più coraggiosi e, per questo motivo, più propensi ad prendersi rischi, ma anche ben organizzati e competenti (ricordiamo che Mingma Gyalje ha alle spalle dieci 8000 saliti senza ossigeno supplementare). Queste le ragioni, secondo Messner, per il fatto che la nuova generazione di sherpa si sta imponendo sul mercato non più come portatori d’alta quota, come i loro padri, ma come veri e propri professionisti della montagna, del tutto assimilabili alle nostre Guide Alpine. Anche se non ci sono corsi riconosciuti per Guide Alpine in Nepal e i giovani sherpa spesso vengono in Europa per prendersi il brevetto.

Foto di vetta del gruppetto di sherpa sul K2 @ Mingma G. Sherpa

Sintomatico di questa rivoluzione è che proprio le decisioni di Mingma sul K2, che hanno poi condotto alla prima vetta dal 2014, abbiano portato Russel Brice, decano delle spedizioni commerciali, a chiudere la propria esperienza con una lettera sul sito della propria agenzia, l’Himalayan Experience.

“Sembrerebbe che, ancora una volta, io abbia fatto una valutazione errata e che saremmo dovuti rimanere sulla montagna. Sono venuto qui su richiesta del mio team perché si fidavano di me e sono onorato di questo, ma è stata una grande sfida avere a che fare con questa montagna. Ho fallito ed è tempo per me di rinunciare a questo gioco. Ho apprezzato questa esperienza durante il mio percorso, non mi ha reso ricco o con una vita a casa stabile, ma mi ha permesso di visitare molte parti del mondo e di incontrare tante persone interessanti lungo la via. È tempo di appendere gli scarponi da organizzatore al chiodo e di indossare i miei personali”.

 

 

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1 Comment

  1. In Nepal esiste dal 2005 la Nepal National Mountain Guides Association, http://www.nnmga.org.np, affiliata al UIAGM/IFMGA (International Federation of Mountain Guides Associations) che organizza forma le guide alpine nepalesi secondo lo standard internazionale adottato in Francia, Italia, Svizzera e in altri 22 paesi del mondo.

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