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31 luglio 1931: i fratelli Schmid all’attacco della Nord del Cervino

Problema  alpinistico dei primi decenni del secolo scorso, tra le più temibili ed esteticamente affascinanti pareti delle Alpi, la Nord del Cervino è ancora oggi un mito dell’alpinismo. La prima salita  della parete avvenne per opera di Franz Schimdt insieme a suo fratello Toni, che all’epoca avevano rispettivamente 26 e 22 anni . I due studenti di ingegneria di Monaco aprirono la via partendo il 31 luglio 1931, arrivando in vetta il giorno dopo. Al tempo fu ritenuta un’impresa incredibile. Una scalata di misto molto faticosa, esposta a caduta pietre e valanghe. Rimasero in parete 34 ore con un bivacco (in piedi), in cima furono accolti da una tempesta elettrica e poi bufera. 

In quegli anni la parete Nord del Cervino era annoverata tra i problemi alpinistici delle grandi pareti nord delle Alpi insieme a quelle del Badile, del Petit Dru, delle Grandes Jorasses, dell’Eiger e della Cima Grande di Lavaredo. Vista da Zermatt, in Svizzera,il Cervino offre il suo lato più estetico e verticale e questo, insieme alle difficoltà, ha aiutato a crearne il mito.

I due fratelli arrivarono a Zermatt in bicicletta, stracarichi di materiale, il 27 luglio e dopo aver piazzato la tenda alla base della parete cominciarono a cercare il punto debole dove salire. La via più evidente che scorsero fu una specie di rampa/imbuto che da sinistra saliva verticale verso destra.

I fratelli Schimd al ritorno dal Cervino

La notte del 31 luglio partono, lasciando nella tenda un biglietto con i loro nomi e la loro destinazione. Con loro hanno due corde da 40 metri, 15 chiodi da ghiaccio e roccia, moschettoni, ramponi e picozza, due sacchi da bivacco in lino gommato, indumenti e provviste.  Dopo aver passato la Hörnlihütte e superato il tormentato ghiacciaio ai piedi della Nord finalmente attaccano la parete. Iniziano salendo l’ampio cono nevoso che termina in un ripido canale che sale verso destra. Dopo aver lottato sul misto per una giornata intera il sole  inizia a calare. Racconta Toni: “E noi dove passeremo la notte? Soffriamo di una sete tormentosa e il corpo risente gli effetti paralizzanti dello sforzo eccessivo, dopo l’arrampicata senza soste […] Le corde sono divenute cavi rigidi, rivestiti di  ghiaccio, ed è impossibile manovrarle. Il tormentoso pensiero, al quale non volevamo credere, ora divine realtà: dobbiamo passare la notte sulla parete. L’occhio cerca febbrilmente un punto di sosta, ma nessuna  sporgenza, nemmeno minuscola, ci si offre”. Alla fine a 4150 metri trovano, su uno spuntone di un metro quadrato di roccia, un posto per la notte.

Nord del Cervino e fratelli Schimd in una cartolina dell’epoca

Alle 7 del mattino, dopo una notte limpida e gelida, i due fratelli riprendono la scalata che si rivela più ripida e dura dal previsto con il vetrato che ricopre le rocce. Dopo un traverso esposto su un nevaio continuano a salire i canali nevosi. Il tempo cambia e gli ultimi metri di dislivello sono sotto la grandine e sotto la minaccia dei fulmini. Il metallo delle picozze ronza nella tempesta elettrica, ma i due sono ormai in vista della cima. 

Sono le 2 del pomeriggio del primo agosto 1931 e i fratelli Schimd escono vittoriosi dalla parete Nord del Cervino. E dopo aver atteso che la tempesta si calmasse i due scendono fino alla capanna Solvay, sulla cresta Svzzera, dove, stanchi morti, si riposano. Il mattino dopo scendono dalla montagna ed entrano in una Zermatt che li accoglie in festa. 

Tra il 31 luglio e il primo agosto 1931 la parete Nord della montagna più bella del mondo si concedeva ai fratelli Schimd.

 

Foto in alto @GongaBlog

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