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Aggressione dell’orso in Trentino. I dubbi dello zoologo Sandro Lovari

La cronaca degli ultimi giorni, con l’aggressione di un uomo da parte di un orso in Trentino, ha riportato all’attualità la discussione sul reinserimento dell’orso nelle Alpi. Molte le cose che sono state dette, anche forti, soprattutto da parte della politica, sull’onda emotiva del momento.
Abbiamo quindi voluto chiedere a Sandro Lovari, zoologo, docente e ricercatore dell’Università di Siena ed esperto di grandi mammiferi (celebri sono i suoi studi sui leopardi delle nevi), la sua opinione per capire se realmente ci sia un allarme orso nelle Alpi e se sia possibile una convivenza tra l’uomo e questo grande mammifero. 

Professore Lovari, in riferimento al caso di cronaca di questi giorni, c’è un pericolo orso sulle Alpi o si tratta di un caso isolato?

Normalmente nell’Arco Alpino ed in Europa l’orso non rappresenta un pericolo per l’uomo perché è un animale con un’alimentazione molto varia, solitamente per la maggior parte di origine vegetale, quindi è difficile che attacchi l’uomo. Soprattutto nella forma come è stata descritta in questo attacco: diretto, apparentemente non provocato. È davvero molto strano che una persona in giro nei boschi venga attaccata da un orso senza che ci sia stata una provocazione, come un eccessivo avvicinamento all’animale o la presenza di piccoli. Non è normale, è molto anomalo.
Il cane, se era con il padrone e non era minaccioso, non avrebbe dovuto scatenare l’attacco; non è che quando gli orsi vedono passare un lupo, lo attaccano. Cosa faceva il cane? Cosa faceva il padrone? Perché l’orso ha attaccato il padrone e non il cane?

In molti nelle ore successive all’attacco hanno parlato di una vera e propria invasione di orsi. È proprio così?

La Slovenia non è lontanissima, quindi è possibile che ci sia qualche maschio in fase di dispersione (i maschi si muovono su superfici che arrivano fino a 800 mila ettari) attratto dalle ricche risorse alimentari nei meleti ed alveari del Trentino; in più ci sono le femmine di orso. Non dimentichiamo poi che gli orsi si riproducono e il loro numero cresce fino a raggiungere, come qualsiasi altra specie animale, la capacità di sostentamento della popolazione in quell’area. Chiaramente più aumenta la densità, più aumenta la probabilità di incontri con l’uomo.

Sotto attacco è il progetto Life Orsus per il reinserimento dell’orso bruno nelle Alpi. È stato un errore secondo lei?

Io sono stato contrario fin dall’inizio e come me diversi altri zoologi. Non è assolutamente realistico pensare di avere una popolazione di orsi, parliamo di 40/50 non due o tre, in un’area così fittamente abitata ed antropizzata come il Trentino. Non ci si deve meravigliare se poi i nodi che vengono al pettine sono grossi. Nei sondaggi che l’Istituto Nazionale per la fauna selvatica, come allora si chiamava, fece prima di promuovere questa azione non venne fatta discriminazione tra l’abitante della città ed il proprietario del meleto o dell’alveare o chi sta in campagna; è chiaro che chi ha poche occasioni di conflitto con l’orso abbia espresso pare positivo, è un animale che strappa simpatia ed attira turismo, però bisognava rendersi conto che è anche un grosso carnivoro. Un orso normale mangia dai 15 ai 20 kg di cibo al giorno, se si tratta di un’orsa con piccoli, pertanto in allattamento, si sale a 40 kg. Sono sorgenti alimentari molto ricche. Sono tutte selvatiche? Forse è stato un po’ ingenuo pensare che fosse così. Fin dall’inizio sembrò un’operazione un po’ superficiale, fatta più per l’apparenza, che per la sostanza conservazionistica ed ora si tratta di risolvere i problemi.

La convivenza tra orso ed essere umano possibile?

La convivenza è possibile. Gli abruzzesi convivono con l’orso da centinaia di anni, però bisogna essere preparati anche a subire dei danni ed incontrare dei problemi. È un po’ come un matrimonio: ci sono dei lati positivi e dei lati negativi, l’immagine idilliaca di un matrimonio privo di aspetti negativi è completamente non realistica. La stessa cosa nel caso dell’orso. I proprietari dei greggi abruzzesi di tanto in tanto subiscono perdite, ma le mettono in conto: l’orso non gli sta simpatico, ma fa parte dell’evento naturale. Nelle Alpi invece era scomparso e le persone si erano dimenticate di cosa significava averlo. In Trentino si era persa cognizione ed oggi colpisce molto di più quando si verifica un evento di questo tipo.
In futuro avverrà anche per il lupo, in tutta Italia: un grande carnivoro è un vicino di casa che comporta dei costi, spesso non eliminabili, che bisogna essere pronti a pagare.

Quale è quindi la soluzione?

Bisogna predisporre delle strategie di gestione controllata, oculata, obiettiva e soprattutto non emotiva, perché con l’emotività non si gestisce nulla. L’abbattimento dell’orso non è una soluzione; può esserlo momentaneamente per il singolo individuo, ma quello che fa un individuo può venire prodotto anche in altri. Inoltre, eliminando degli orsi si rischia di ridurre il numero sotto un livello tale che non consente più la sopravvivenza della popolazione. Pensiamo all’orso bruno di Yellowstone, che era stato ridotto ai minimi termini, senza ascoltare i biologi, con una politica miope che ne portò la popolazione sull’orlo dell’estinzione. Ci vollero 30 anni per rimediare a questa mala gestione e tornare ad una densità naturale, come l’area consentiva. Gli errori di gestione con questi mammiferi, che hanno un tasso di riproduzione molto lento, hanno forti conseguenze: se viene uccisa un’orsa, che inizia a riprodursi quando ha 4 anni di età, il danno alla popolazione è enorme perché viene eliminata una riproduttrice (nel corso della sua esistenza, mediamente non produce più di 6/8 piccoli) che avrebbe potuto contribuire in modo importante alla sopravvivenza della popolazione. I grandi mammiferi sono particolarmente difficili da gestire, perché se il loro numero scende al di sotto di un determinato livello, che varia da specie a specie, da area ad area, poi la ricostruzione della popolazione diventa molto faticosa.

Cosa fare quindi in Trentino?

Nel caso dell’orso in Trentino, la strategia più realistica è quella di aspettarsi dei problemi e quando si verificano cercare di capire se è colpa dell’orso o dell’essere umano, perché è assolutamente scorretto eliminare un povero orso che non ha cattive volontà, specialmente poi se le cose non sono come vengono raccontate.

 

Foto in alto @ newsgiudicarie.it

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12 Comments

  1. Condivido quanto considerato dal prof. Lovari e in più aggiungo che non ci si può meravigliare di una eventuale reazione dell’orso se le cose si sono svolte così come attesta l’articolo di Focus http://www.focus.it/…/la-famosa-invasione-degli-orsi-in… basato sulla testimonianza dell’uomo aggredito dove si dice “In quest’ultimo episodio, secondo la testimonianza dell’uomo attaccato, l’orso si sarebbe scagliato contro di lui dopo essere stato colpito con una bastonata sul capo dall’uomo terrorizzato”. Sfido anche la più educata delle persone a mantenere la calma dopo essere stata presa a bastonate sulla testa…

    1. @corrado: l’articolo di focus è pieno di inesattezze. in questo episodio non c’è stata nessuna bastonata. è successo in un altro episodio del 2014 mi pare….

  2. io ho incontrato un orso nel parco del Risniak in Croazia ma ma il poveretto (l’orso…) se l’è data a gambe senza nemmeno darmi il tempo di prendere la fotocamera in mano

  3. La risposta sul cosa fare è ? nulla.
    Se porto mio figlio in montagna (vicino casa) e incontro un orso e si spaventa e urla che succede?
    una cosa è andare in un parco nazionale “recintato” una cosa è uscire di casa e fare una camminata e rischiare la vita di mio figlio.
    Poi non capisco l’orso tutti i diritti i cani ormai sono passati di moda? loro feriti dall’orso al guinzaglio nei boschi … ma si

    1. inanzitutto dica a suo figlio che durante la passeggiata si ha la possibilitá, remota ma reale, di incrociare un’ orso e che se si incrocia un’ orso non si deve gridare.
      il cane (animale domestico dunque facile da controllare)deve restare al guinzaglio perché oltre agli orsi ci sono anche caprioli, galli cedroni, cinghiali, lepri, cervi, marmotte ecc. ecc.. (animali selvatici dunque non molto facili da controllare)
      se tutto ció le crea problemi prima di andare a fare una passeggiata si informi sulla fauna che potrebbe incontrare durante il percorso e dunque decida se lasciare a casa il figlio o il cane o tutti e due cosí non ci sono rischi.
      la natura non si recinta, la natura si vive e la si rispetta
      cordialmente

    2. Immagino vorrà che eliminamo seduta stante anche tutte le vipere.
      Sia mai che il pargolo venga morso.
      E i pericolosissimi batteri? Che dice, passiamo l’Amuchina(R) sul muschio?

      1. perchè?
        non capisco ho solo detto che mio figlio di 2 anni potrebbe spaventarsi se in una passeggiata vicino a casa incontro un orso.
        che problemi avete?

  4. Non si può nuotare in un fiume pieno di coccodrilli e poi frignare se si viene morsi. Non dovevi entrarci. Sapevi che i coccodrilli c’erano, i cartelli c’erano, il divieto di nuotare pure… cazzi tuoi se ti hanno morso. Il problema in questo caso è che non c’è il divieto. Permettere alla gente di andare a zonzo in boschi popolati da animali selvatici è stupido. La gente rimane ferita per forza e gli animali la passano male di conseguenza. La colpa è della provincia che non tutela a sufficienza la salute dei suoi concittadini mettendo il veto a certe attività pericolose.

    1. Calma. Il padre di famiglia fa un discorso sensato, invece. In Trentino abbiamo sempre convissuto con tanta fauna selvatica, non con gli orsi. Gli orsi sono stati introdotti molto in sordina, zero proprio zero sondaggi popolari, io ci vivo da quasi 60 anni e nessuno ci ha chiesto il parere, il territorio è troppo antropizzato ora e non si presta ad una possibile convivenza uomo-orso. Tu probabilmente non sei Trentino e, come tanta gente, parli da esterno. Noi conosciamo l’ambiente, la gente che lavora sul territorio, che alleva, coltiva, produce e non ne può più. Il problema non si risolve stando fuori dal bosco. Io ho il diritto di andare nel bosco come ho sempre fatto senza dovermi trovare di fronte un orso, che, se ha da qualche parte i cuccioli, ha il diritto di aggredirmi. Se ho il cane al guinzaglio (come è successo) mi aggredisce lo stesso, se corro non devo, se mi spavento, lo provoco, se mi giro, non dovevo, ecc… Ma scherziamo? Non ho capito perchè lui è sempre giustificato, io invece dovrei avere il veto di andare nel bosco dove sono nata.

  5. Un controsenso è in fondo richiamare da una parte più gente possibile alla montagna pubblicizzando i luoghi ancor poco frequentati dove si può trovare la solitudine ed un contatto vero con la natura, (per infine distruggerla questa possibilità di solitudine e di trovare un luogo non frequentato assiduamente), dall’altra come per equilibrare la corsa e conquista da parte delle masse degli ultimi ambienti ancora del tutto naturali, si introduce animali selvatici predatori come lupi ed orsi ostentando una erronea compatibilità e buona convivenza tra questi e gli umani. Ciò può essere possibile solo finché l’iniziativa ed il moltiplicarsi su entrambi i fronti (quello umano dei frequentatori e quello degli animali stabilmente insediati), rimangono assai limitati e contenuti, ma se la tendenza di tali iniziative dovesse trovare vero incremento non potrebbe che nuocere ad entrambe le parti.
    Come può l’orso moltiplicandosi nelle Alpi trovare davvero il suo ambiente naturale congeniale se aumentando la frequentazione della montagna alla quale si spinge su tutti i lati (associazioni, CAI, Guide Alpine, aziende interessate alla vendita di materiale escursionistico e alpinistico …) è costretto ad incontrare continuamente gli umani ed essere così disturbato nella sua vita selvaggia? Una volta non esisteva il turismo in montagna. Già ora con relativamente pochi esemplari, la morte di animali investiti sulle carreggiate dimostra che l’ambiente è troppo ristretto ormai e la vita contemporanea incompatibile con esso, troppo vicina con le sue infrastrutture artificiali. L’orso quindi prima o poi non potrà che soffrirne e le apparenti buone intenzioni nei suoi confronti non potranno che degenerare in negative. I disagi e la sofferenza saranno su entrambi i fronti, anche gli umani pagheranno per queste loro iniziative sfrontate e presuntuose di intervenire con le proprie mani nell’ambiente naturale, e chi pagherà non saranno probabilmente i sostenitori degli orsi, che ne ricaveranno forse al contrario dei proventi economici, ma altre categorie non implicate. Prima o poi qualcuno ne subirà le conseguenze e le aggressioni dirette non sono da escludersi se molta gente arriverà a frequentare i luoghi ora ancora prevalentemente solitari dove l’orso si rifugia.

    Promuovere l’introduzione di animali predatori presenti in certe arie in tempi passati è un modo per mostrarsi attivi nel salvaguardare la natura senza dover intervenire nelle proprie abitudini di vita e fare delle rinunce personali. Oggi giorno si vuole avere tutto e si crede di poterlo. Così da una parte correre dietro a tutte le comodità e vanità a cui nessuno vuole più rinunciare, nel contempo darsi il vanto di ambientalisti veri, (convinti che sia davvero positivo ciò che si ha imbastito perché si evita una riflessione approfondita sull’iniziativa che è assai soggettiva e dimostra solo un certo punto di vista), creare nuovi argomenti di discussioni, pretesti di lavoro ed impiego di personale, di tecnologie ecc. ecc. Alla fine il progetto di naturalizzazione dell’orso nelle Alpi si riduce come tutto, ad una disputa per ragioni economiche sul pro e contro e chi pagherà le conseguenze di tutto quanto? Il povero animale naturalmente (o gli animali tra predatori e predati) e forse qualche amante vero della natura che ha scelto una vita di fatica e sacrifici secondo i ritmi naturali, qualcuno che convive con l’ambiente in maniera ancora rispettosa nei limiti che la società oggi consente dedicandosi al lavoro di allevatore e coltivatore, attività che gli ambientalisti sicuramente non sarebbero mai disposti a sperimentare e svolgere personalmente. Loro possono discutere dietro ai banchi, magari davanti ad un bicchierino, far qualche passeggiata in montagna per monitorare gli animali, catturarli e poi rilasciarli per studi scientifici, povere bestie, mentre qualcun altro nel frattempo si occupa di un duro lavoro nell’ambiente della montagna con i suoi animali domestici.

    È poi davvero curioso constatare che questi amici e protettori dichiarati degli animali, rimangano del tutto indifferenti se orsi o lupi fanno strage in un allevamento sgozzando mucche o pecore in quantità. Parlano allora soltanto di numeri di capi di bestiame (ridottisi ad oggetti valutati solo ai fini economici) e considerano il danno solo in relazione al denaro. La perdita economica subita dall’allevatore, l’eventuale somma da risarcirgli erogata dallo stato, mentre il terribile fatto subito dai poveri animali domestici indifesi e anche la loro vista con i corpi mezzo sbranati nei pascoli, non li tocca minimamente né commuove, basta sostituirli con altrettanti animali come fossero oggetti inanimati prodotti in serie che quando si guastano basta il denaro per rimpiazzarli con altri uguali; questo dimostra tutta l’ipocrisia di quanti ostentano amore per gli animali e impegno per proteggerli e salvaguardarli. Forse che in natura ci sono distinzioni di diritti alla vita tra le specie animali? Non c’è piuttosto la costante ricerca dell’equilibrio? Solo l’uomo rompe questo equilibrio, sia con la persecuzione di alcune specie attraverso caccia (come è successo nel passato) o invasione e distruzione del territorio naturale necessario agli animali, sia con la reintroduzione forzata di alcune specie poi protette (pratiche degli ultimi decenni) che pure a lungo andare turbano ancor più l’equilibrio naturale che per tanti handicap operati dall’uomo ormai irreversibili, (anche perché nessuno è disposto ad una vera svolta nella propria vita che non sarebbe possibile senza sacrifici), non potrà più tornare come era una volta e pertanto mirare alla naturalizzazione di specie che una volta popolavano certi ambienti, nelle attuali condizioni di vita dell’umanità contemporanea non potrà portare ad esiti positivi. Forse sì la non estinzione e moltiplicazione per le specie reintrodotte, ma di contro tanti effetti negativi e squilibri e sofferenza sia per l’ambiente sia per altre specie animali e anche per l’uomo. – Oggi si agisce come agiscono i cattivi medici che somministrano un rimedio per un certo male senza troppo riflettere su effetti negativi che ne possono sortire per l’organismo; ci saranno poi altri rimedi per questi o se ne ricercheranno, la ricerca e l’economia ne sarà così spronata, pertanto l’iniziativa del medico è positiva, quel che deve sopportare il singolo paziente ai fini della società non conta, è solo una cavia per mandare avanti la macchina della produzione. Così anche ai bambini non si esita di prescrivere antibiotici per un po’ di febbre alta, distruggendo così i loro anticorpi naturali e il loro sistema immunitario, i virus acquisteranno così più virulenza e l’individuo ne sarà più soggetto durante la sua vita dovendo poi ricorrere a medicine più potenti e in dosi maggiori; ma come potrebbe se no la famiglia che ha programmato una vacanza magari in montagna, rinunciare a partire per permettere una guarigione lenta secondo natura al malato di turno, di una settimana o più a letto? No, subito l’antibiotico, guarisci al più presto in due o tre giorni, ti rimetterai poi in albergo, così il convalescente ancor pallido con il corpo indebolito da malattia e medicine, ma in apparenza guarito, parte con gli altri e viene trascinato fin dall’infanzia ad una vita forzata per il corpo e lo spirito (quanti casi del genere ho sentito), poi magari al ritorno dalla vacanza la ricaduta, ma qualche altra medicina più potente lo rialzerà presto perché possa tornare a scuola. – (Questo se non proprio attinente al tema è un tipico esempio della vita contro natura d’oggi giorno).

    L’uomo dovunque si intrometta in ambito naturale porta sempre sofferenze e quando se ne rende conto (nel caso voglia evitarle) è già troppo tardi ed in genere la paga chi deve subire le conseguenze di un certo agire passivamente e senza sua colpa, uomo o animale. C’è da dire che la responsabilità dell’uomo e la colpa riguardo agli animali domestici è ancora più grande che di fronte a quelli selvatici, perché gli animali allevati sono completamente alle sue dipendenze, hanno perso ogni capacità di autodifesa e di reazione efficace per la sopravvivenza di fronte ad un imprevisto che può essere un predatore, sono completamente alla mercé dell’uomo a cui danno sostentamento e la protezione e cura che ne ricevono in cambio è il loro solo diritto che ne giustifica l’asservimento che altrimenti diventa vera crudeltà nel confronto di animali in cattività. Lo dimostra chiaramente il fatto che se un orso o lupo riesce a penetrare in un recinto o al chiuso dove si trova una mandria impossibilitata di fuggire, il predatore ammazza tutti gli erbivori senza necessità dimostrando il suo istinto naturale pervertito a causa di condizioni creati dall’uomo che mai si verificherebbero in natura ed i poveri animali allevati devono subire qualcosa di terribile senza possibilità di scampo. Si tratta in tal caso di vittime costrette a subire un’azione spietata di cui non si può incolpare il predatore e in fondo nemmeno l’allevatore per non aver preso sufficienti misure difensive perché i tempi sono cambiati, ma chi si illude di poter ripristinare in questo modo presuntuoso in poco tempo il danno arrecato alla natura nell’arco di più secoli con l’evoluzione social-economica dell’uomo.

    La prima reazione di un vero amante della natura e degli animali è di sentire pietà davanti a certe stragi, mi domando come si possa rimanere indifferenti, forse che gli animali non soffrono? Soffrono e come, soprattutto se sono mammiferi superiori, il terrore, l’angoscia per l’impossibilità di scampo, il dolore nell’essere sbranati… e poi questi “protettori” della natura parlano solo di risarcimento economico di capi da sostituire (forse anche per l’allevatore che conosce le sue bestie una non è uguale all’altra e può esserci affezione personale), sono delle vite spezzate senta ragione giustificabile; un orso non vale più di trenta pecore di fronte alla natura ed una morte è meglio di cento. Il colmo dell’ipocrisia umana è mostrato oggi dall’opinione pubblica che si indigna e si fa sentire in ogni dove sui social-media per un piccolo maltrattamento subito da un cane o se viene abbandonato, mentre se vengono sgozzate dozzine di pecore e agnellini indifesi o vitelli in un pascolo dai predatori recentemente rintrodotti dall’uomo, l’emotività non è coinvolta e si parla solo di cifre e statistiche. Io credo che questo ritorno forzato alla natura non abbia un senso oggi, quando bisognerebbe intervenire cominciando da tutt’altra parte. Lo giudico un intervento che fa comodo ad una certa categoria di persone, non richiede sacrifici personali, si può tranquillamente continuare a rimpinzarsi di tutte le comodità e di tutto il superfluo che porta alla distruzione dell’ambiente naturale senza farsene alcuna coscienza e in più con la lusingante illusione di impegnarsi nella salvaguardia della natura e della biodiversità … bisogna proprio dire che il “diavolo” è riuscito a comprare le anime e trarre queste persone in inganno a meraviglia e pare ne siano ignare.

    Il problema di fondo sta nel fatto che il mondo teorico ed intellettuale è ben lontano dalla vera realtà della vita; persone intelligenti che hanno studiato affermano cose del tutto vere e ragionate, conoscenze acquisite riguardo all’evoluzione, alla biodiversità, all’importanza degli ecosistemi e della selezione naturale attraverso la catena alimentare tra produttori, consumatori e predatori che stabiliscono il giusto equilibrio in natura … deduzioni logiche e consequenziali di ciò, del tutto giuste sulla carta e a parole, che mostrano anzi ragionamenti esatti e competenza scientifica … poi questo argomento trattato a livello di formazione universitaria viene sovrapposto alla realtà della vita e si crede che combaci con questa. Ma come possono delle parole e dei ragionamenti logici fissi e immutabili corrispondere davvero alla realtà? Allo stesso modo come esperti possono cercar di prevedere i rischi di valanghe di neve, possono dare la probabilità con un certo margine di attendibilità ma mai la certezza, né dove né quando esattamente ne verranno giù (altrimenti si potrebbe andare in montagna in tutta sicurezza consultando prima gli esperti), la natura è così vasta, grandiosa e imprevedibile, le sue possibilità di reazione sono infinite e non si lasciano imbrigliare nella razionalità dei nostri limitati cervelli che abbiamo da essa ricevuti e con i quali molti si illudono di poterla governare mente è sempre essa a governare noi ed un giorno porterà ognuno di noi alla morte.
    Poi c’è un altro fattore di natura più prosaica, è la grande distanza tra il mondo intellettuale e colto da quello più semplice dell’azione diretta. Un lavoro primario che si scontra con quello terziario. Vorrei invitare un ambientalista che si occupa di studi scientifici e che così bene elenca i benefici della reintroduzione dell’orso nelle Alpi e anche le possibili e probabili conseguenze negative per allevatori e residenti nelle arie interessate, proponendo alcuni rimedi e dichiarando anche le problematiche non facilmente risolvibili, di trascorrere almeno un anno come vero allevatore assolvendo egli stesso tutti i lavori che richiede; forse a contatto diretto con l’ambiente e la realtà del duro lavoro la sua visione acquisterà un’angolazione un po’ diversa e dovrà rendersi conto di molte cose che seduto dietro ad un banco a scrivere o discutere non potranno mai apparirgli come sono veramente. Probabilmente non affermerebbe con tanta semplicità: “Si può prevedere anche di suggerire agli allevatori di far pernottare gli animali nelle stalle anziché nei pascoli”, quando si sarà reso conto cosa voglia dire tutte le sere andare a radunare gli animali negli alti pascoli e farli discendere fino alle stalle e al mattino riportarli su con tanto dispendio di energie e tempo, una mandria numerosa non è come dei cagnolini che ti seguono dove vai, ho assistito più di una volta al rientro o al cambio di un pascolo da parte di mucche o pecore, i cani hanno un gran da fare correndo avanti e indietro perché gli animali non si allontanino in altre direzioni e non rimangano indietro, il pastore impartisce ordini , argina con bastoni e fili il cammino per le mucche spostandoli man mano… non credo sia cosa semplice e senza fatica. Costruire poi nuovi recinti e stalle in muratura vicino agli alti pascoli frequentati dove sia possibile è certo un danno ambientale assai maggiore dei benefici che possano derivare dall’orso all’ambiente naturale e… a proposito, tutta la tecnologia utilizzata per monitorare gli animali non arreca essa un danno all’ambiente? Ma certo tutti gli apparecchi elettronici di ultima generazione, solo che la loro diffusione è ormai tale e le conseguenze sull’ambiente e sull’uomo così gravi che non ci si fa più caso, si preferisce rintrodurre l’orso con un piccolo contributo all’inquinamento generale causato dall’alta tecnologia.

    Questo credo uno dei principali problemi, chi si batte per la reintroduzione dell’orso non è anch’egli un allevatore e non ha sperimentato questo tipo di vita, vede la cosa sotto tutt’altro aspetto e la sua vita privata non ne subisce conseguenze dirette. Pensare che con il denaro si possa poi rimediare a tutti i danni è il primo campanello d’allarme che dimostra come il mondo artificiale dell’uomo tenta di supplire ai danni che avvengono in quello naturale, due mondi incompatibili tra loro che prima o poi devono scontrarsi. Riguardo a questo argomento faccio la seguente citazione:
    “Un altro aspetto da tener presente, non considerato nella normativa vigente al momento della reintroduzione dell’orso, ma di importanza fondamentale, è l’eventualità di sinistri arrecati alle persone. Su queste premesse il Parco Naturale Adamello Brenta stipulò un apposito contratto con una società assicurativa privata per coprire i danni provocati dagli orsi muniti di radiocollare, sia in Trentino, sia nelle altre province in cui essi si possono spostare.”
    L’assurdo del mondo d’oggi è che con il denaro si possa supplire alla vita di una persona. Se c’è la possibilità di pagare sembra che tutto sia a posto; la persona però è morta, non benefica certo di quel denaro. D’accordo se si tratta di pagare soccorsi, cure, ecc. Forse che la reintroduzione dell’orso può giustificare la morte di una persona? (E già se ne prevede la possibilità), cosa c’entrano le statistiche con altri rischi e morti (per la strada, sul lavoro …), se fossimo noi stessi questa persona? Ecco quello che bisognerebbe sempre pensare e forse allora si cambierebbe idea. Chi si batte per la reintroduzione dell’orso sarebbe lui il primo disposto a conviverci da presso magari con i suoi bambini al margine del bosco che l’animale frequenta?

    Il solo fatto che questi orsi debbano venir monitorati con un radiocollare e non lasciati semplicemente a sé stessi in natura dimostra già di per sé che oggi giorno l’ambente non è più congeniale a questi animali e rimarrà sempre una cosa forzata e prima o poi l’orso stesso e altri animali dovranno subire molte sofferenze per questa iniziativa dell’uomo e forse entrambi. È anche probabile che prima o poi gli orsi sfuggiranno al controllo degli uomini, si moltiplicheranno e verrà forse il giorno in cui più esemplari dovranno essere abbattuti per la sicurezza e incolumità di persone e allora sono stati introdotti per farli soffrire. Errato è anche il ragionamento attuale secondo il quale se un orso commette ripetutamente danni ad allevamenti e prende troppa confidenza avvicinandosi alle dimore umane sia considerato un soggetto anomalo sul quale intervenire cercando di intimorirlo, eventualmente ingabbiarlo per un po’ e in caso di vero pericolo per l’uomo di abbatterlo. Ma che colpa ne ha in fondo l’animale che non ragiona ed è portato ad agire dai suoi istinti? Forse ha preso confidenza con gli umani per puro caso ritrovandosi nelle loro vicinanze durante i suoi spostamenti senza esserne molestato e imbattendosi magari in allevamenti a causa della vicinanza dell’uomo all’ambiente naturale nel quale è stato introdotto e reagendo man mano di conseguenza adattandosi ad una certa realtà di fatti che ha trovato sul suo cammino, sarà il capro espiatorio dell’introduzione dell’orso e forse più orsi così come esso. Anche gli orsi quindi per gli ambientalisti non valgono come veri esseri viventi, sono solo cifre e si vuole che agiscano in un certo modo secondo la teoria umana della biodiversità in natura e dei suoi vantaggi (in fondo poi sempre per l’uomo), non hanno il diritto di agire diversamente secondo la loro natura, l’uomo li imbriglia e altrimenti poi li “riammazza.” Ecco un altro grande controsenso. L’orso oggi non può più essere un animale libero e selvaggio in mezzo alla natura (sarà sempre qualcosa fatto a metà tra l’artificio di uno zoo e l’ambiente naturale), è asservito all’uomo che lo tiene sotto controllo e se non si comporta secondo il suo volere viene ammazzato. Si ritorna in tal modo all’epoca in cui esso veniva cacciato e perseguitato da arrivare quasi alla sua estinzione oggi in italia, cosa cambia? Solo il fatto che è tenuto sotto maggior controllo e non è del tutto libero come lo era prima. Il vero orso del passato nell’ambiente naturale era tutt’altra cosa, si trovava nel suo regno, vero partecipe naturale alla lotta per la sopravvivenza, poteva andare dove voleva, cacciare come voleva, poteva anche assalire i cacciatori e poi fuggire oppure dei pastori con i loro greggi e poi fuggire senza essere ritrovato e anche l’uomo prendeva parte a questa lotta, poteva difendersi ed essere assalito, potevano essere esemplari diversi ad arrecargli i danni e lui magari ne catturava uno più vecchio o debole, per l’orso che offendeva per istinto c’era ancora una possibilità di scampo; oggi invece c’è l’esecuzione capitale e preventivamente la prigionia. Questa l’illusione dell’ambiente naturale che si vuole creare oggi e che naturale non potrà mai essere in questa società così contraddittoria.

    Ecco un’altra affermazione tanto giusta quanto teorica:
    “I benefici derivati dalla biodiversità sono di vario tipo. Economici in quanto la biodiversità rappresenta una materia prima per l’agricoltura, la medicina e la farmacia, l’industria; ambientali perché il mantenimento della qualità degli ecosistemi consente all’uomo di fruire di “servizi” come l’aria pura, l’acqua pulita, la creazione e la protezione del suolo, il controllo di agenti patogeni e il riciclaggio delle scorie; ecologici poiché maggiore è la diversità genetica di una specie, maggiore sarà la capacità per la specie di perpetuarsi.”
    ( Citazioni Da: Corso di laurea in valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano. Università degli studi di Milano – Facoltà di scienze agrarie e alimentari).

    Per non dilungarmi troppo vorrei fare notare solo l’enorme squilibrio tra questi benefici di misura assai limitata a cui la diffusione dell’orso e del lupo in Italia dovrebbero portare e dall’altro canto l’enorme volume di inquinamento che l’uomo continua a provocare con la produzione ed il consumo senza freni, a cui non si pone alcun limite e si tratta in gran parte di beni per nulla indispensabili e spesso anzi doppiamente nocivi per l’uomo, non solo per l’inquinamento durante la produzione e dispendio di energie e materie prime e poi per lo smaltimento rifiuti di scorie e dei prodotti stessi dopo l’uso, ma in molti casi nocivi anche per il consumo stesso (sia per il corpo che per lo spirito); i benefici sopra citati che dovrebbero derivare dalla biodiversità vengono immediatamente neutralizzati e si dimostrano irrisori di fronte alla mole di malefici che entrano per un’altra porta.

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