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Vetta sul Nanga. La neve blocca invece i tentativi su GI e Broad. Indietro il K2

È vetta sul Nanga Parbat per il sudcoreano Kim Hong Bin e Lakpa Sherpa dopo 9 giorni in parete: partiti dal campo base Diamir, hanno raggiunto la cima solo il 7 luglio a causa del maltempo. Ieri sono rientrati in sicurezza.

Sempre il meteo dei giorni scorsi, che ha portato abbondanti nevicate, ha complicato le condizioni di molte montagne e fatto andare in fumo diversi tentativi cominciati non appena la finestra di bel tempo è arrivata.

Sul Broad Peak, Oscar Cadiach, che si scopre essere assieme ad Ali Sadpara, è stato costretto a tornare indietro poco dopo aver lasciato campo 3 a 7200m. Sulla montagna c’è infatti un metro di neve fresca, che ha reso impossibile avanzare verso la cima. Ricordiamo che l’alpinista sta cercando di completare i 14 8000 senza ossigeno.

Stesse condizioni sul Gasherbrum I. Il trio composto da Alberto Iñurrategi, Juan Vallejo e Mikel Zabalza, partito il 7 luglio per la vetta del GI, s’è dovuto arrendere al vento ed alla quantità di neve al di sopra di campo 2. Anche loro sono dovuti quindi rientrare al campo base. La traversata è posticipata, per il momento. 

Sul K2 le cose stanno andando invece a rilento e le spedizioni sono ancora in fase di acclimatamento tra C1 e C2. Nel frattempo, come abbiamo scritto ieri, Davo Karnicar ha rinunciato per un piccolo infortunio. Qualche problema invece per la spedizione polacca: Darek Załuski è stato evacuato dal CB all’ospedale di Skardu a causa di un’infezione ai denti, dovrebbe però riuscire, una volta guarito, a tornare in pista.  Sempre il team Jerzy Natkański ha inoltre perso una tenda a C1, portata via dal vento; nulla di irrimediabile. 

 

Foto in alto: Andrzej Bargiel

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