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Steve House: il mio alpinismo tra testa, tecnica e fitness

Daurante i primi dieci anni del nuovo millennio l’alpinista americano Steve House ha portato a termine una serie di sfide su alcune delle montagne più difficili del mondo specialmente in Alaska, tutte caratterizzate da un approccio veloce e leggero, la più nota è sicuramente la salita del 2000 alla famigerata via Slovacca al Denali con Scott Backes e Mark Twight. Steve è stato all’avanguardia anche nello stile alpino Himalayano con l’expoit in solitaraia sulla parete sud ovest del K7 nel 2004 e, un anno dopo insieme a Vince Anderson , con la prima salita al pilone centrale sul versante Rupal al Nanga Parbat.

Ora però, in seguito a un grave incidente sulle Canadian Rockies nel 2010,  Steve ha deciso di dedicare il proprio tempo a condividere le sue conoscenze maturate negli anni, specializzandosi sull’ allenamento propedeutico all’alpinismo. Da questa nuova missione è nato il sito Uphill Athlete dove si condividono programmi di allenamento testati e dove c’è anche la possibilità di acquistareprogrammi di allenamento personalizzati. Il 19 agosto ci sarà a Chamonix  un workshop dove si parlerà di tutto ciò, dall’autovalutazione delle proprie capacità a metodi per migliorare la capacità aerobica, dalla dieta ai consigli su come costruire giorno dopo giorno, settimana dopo settimana il programma di allenamento.

In un’intervista a Climb Steve House ha cercato di fare il punto della situazione in realzione a tutto ciò che riguarda allenamento, fitness e infine, l’approccio alla scalata o impresa alpinistica. Infatti negli ultimi  anni si è assistito a un boom di performances legate alla velocità e di conseguenza un lavoro di allenamento sempre più specifico sul corpo dell’atleta. Un esempio su tutti, Ueli Steck  per riconquistare il record di velocità sulla Nord dell’Eiger si allenò nell’ottica di essere ancora più leggero e perse 5 kg.

Il progetto di Steve House non mira solo a preparare i top players dell’alpinismo ma si rivolge a chiunque. Ha infatti spiegato: “Ci sono mezzi precisi per migliorarsi che sono alla portata di tutti, non importa da dove si parta, l’importate è prendere l’impegno e essere costanti con il proprio allenamento e avere abbastanza tempo (in genere un minimo di 5-6 ore a settimana per chi decide di cominciare)”

Un altro punto su cui si è soffermato Steve House è stato il rapporto tra sport e alpinismo. A parire da quelli che sono i due rappresentati di punta della corsa in montagna, Kilian Jornet e Anton Krupicka, ha notato come sempre più spesso si decida di trasferire la propria capacità sportiva nell’alpinismo.

“Andare in montagna è un attività nata nel rinascimento, non direttamente dallo sport. Ma molti atleti stanno riconoscendo il lato atletico dell’andare in montagna, ad esempio nell’arrampicata, e quindi lo trattano come uno sport”. Ma la forma fisica che ti porta alla velocità non è tutto in montagna, infatti ti può aiutare a procedere spedito su una via come il colle nord sull’Everest ma può essere meno d’impatto su una via tecnica.

Infine Steve House ha parlato  di sé e del suo rapporto con l’alpinismo di alto livello, rapporto radicalmente cambiato in seguitro all’incidente del 2010. “Il mio allenamento è stato molto importante perché non sono una persona atleticamente dotata. Senza il mio approccio sistematico all’allenamento non avrei fatto nulla di quello che ho fatto dopo il 2004, come ad esempio la salita al k7. Ho deciso che ho fatto abbastanza alpinismo nella mia vita e ora voglio restituire qualcosa alla comunità alpinistica. Quindi il sito Uphill Athlete è un piccolo aiuto per aiutare gli altri a raggiungere il loro potenziale in montagna”.

Infine ha concluso: “Mia moglie ed io abbiamo avuto un figlio nel 2016 e ho trovato che la mia esperienza con l’alpinismo sia stato un ottimo allenamento per prendere decisioni critiche in uno stato di costante privazione del sonno”.

 

Foto in alto: Vince Anderson e Steve House durante la prima salita al Pilone Centrale del versante Rupal, Nanga Parbat 2005 @ Steve House

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