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Nanga Parbat: dubbi sulla prima vetta della stagione

Vi avevamo parlato qualche giorno fa della prima vetta della stagione 2017 in Karakorum. Secondo le prime informazioni Mingma G. Sherpa, con il suo team di clienti, aveva raggiunto la cima del Nanga Parbat.

Ad una settimana arriva il report, in cui lo stesso nepalese, molto correttamente, mette in dubbio l’effettivo raggiungimento del punto più alto della montagna.  

“Abbiamo iniziato il nostro tentativo di vetta da campo 3 il 10 giugno. Con noi c’era l’alpinista pakistano Ali Reza che aveva già salito il Nanga Parbat e che era con me sul GI e GII nel 2016, dove ebbe un ruolo importante per il successo della spedizione. Per questa ragione mi fidavo ciecamente di lui e l’ho seguito”.

Con questa premessa lo Sherpa inizia il racconto del tentativo abbastanza travagliato, concluso dopo 43 ore e la non certezza di aver raggiunto la vetta. In base a quanto riferisce, il piano era quello di prendere a 7400 metri il canale a sinistra, ma il pakistano ha condotto la squadra attraverso quello destro rendendo la salita più lunga e complessa; arrivati ad una cresta sommitale, Ali Reza avrebbe dichiarato che quella era la cima. Non credendogli, il team ha continuato a salire raggiungendo altri due punti sommitali, non trovando però la vetta. La ricerca è durata 20 ore, durante le quali era calata la notte e l’ossigeno dei clienti stava per terminare. La decisione è stata quindi quella di tornare indietro.

Mingma non sa se ha raggiunto la cima, per questo ha dichiarato di voler tornare al Nanga Parbat con il team di clienti cinesi, dato che entrambi stanno cercando di completare la salita di tutti e 14 8000 e non vogliono che possano sorgere contestazioni in merito. Il suo sherpa e l’iraniano Reza Shahlaee, che non hanno tale obiettivo, si reputano invece soddisfatti e saliti in cima.

Ora è il momento per il nepalese di andare a K2, giusto il tempo di guarire dai congelamenti alle dita dei piedi risultato delle 43 ore passate sul Nanga.

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