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La resa dei conti: Kammerlander vs il Manaslu

La data è decisa. Hans Kammerlander tornerà in Himalaya per regolare il conto aperto con il Manaslu. Se la sua spedizione avesse successo sarebbe il suo ultimo 8.000 per completare tutti i 14 della terra, sebbene la salita dello Shisha Pagma del 1996 non sia tutt’ora confermata. La maggior parte li ha scalati non certo nel modo più lineare o semplice: aprendo nuove vie (Cho Oyu nel 1983, Annapurna nel 1985), compiendo prime discese con gli sci (Nanga Parbat nel 1990 ed Everest nel 1996), solitarie (sul Broad Peak nel 1994 e sullo Shisha Pangma) o record come quello di velocità dal versante nord del Tetto del Mondo o il primo concatenamento di due 8.000, Gasherbrum I e II, nel 1984. Imprese in gran parte realizzate con Messner, con cui ha scalato ben 7 vette, il quale a sua volta ha sempre considerato Kammerlander una delle persone che lo hanno motivato a completare, sul Lhotse e proprio in cordata con lui, la sua corsa ai 14 8.000.

Sul Manaslu oltre a dover superare le difficoltà della montagna, l’altoatesino dovrà fare i conti anche con degli spettri del passato. Infatti aveva già provato a scalare gli 8.163 metri della montagna dello spirito, nel 1991, ma la spedizione terminò tragicamente con la morte dei suoi due compagni: Karl Grossrubatscher, per una caduta, e Friedl Mutschlechner, colpito da un fulmine. Quella volta dichiarò che non avrebbe più messo piede sulla montagna, ma oggi è pronto a chiudere il cerchio.

Stefan Nestler ha avuto la possibilità di fare due chiacchiere con Hans in vista di questo suo nuovo progetto , in cui sarà in coppia con Stephan Keck.

A sx Hans Kammerlander a dx Reinhold Messner Fonte: Stefan Nestler

Hans ha chiarito fin da subito che è chiaramente turbato da questa vetta, su cui ha perso due cari amici, ma ritiene oggi che si debba andare avanti invece che rimanere legati al passato e non fare più nulla. Un po’ come era successo per lo Jasemba, dove durante il tentativo di vetta nel 2006 perse la vita l’ amico Luis Brugger, ma che nel 2007 riuscì a scalare con successo insieme a Karl Unterkircher. 

L’approccio con cui si affronterà questa scalata, spiega sempre nell’intervista, sarà molto “tranquillo” e senza interesse per record o performance: l’obiettivo è semplicemente quello di arrivare in cima e completare un percorso che va avanti da anni. É risaputo che Hans si è sempre ritenuto parzialmente responsabile per la morte dei suoi due amici e compagni nel 1991 e che questo non gli ha più permesso di vivere felicemente la montagna. Alla domanda diretta di Nestler, oggi l’alpinista tirolese risponde che ha fatto pace con questi pensieri anche se essendo il capo della spedizione il senso di colpa, seppur limitato, permane. Ciò nonostante si sente di dare un consiglio: “Indipendentemente da quello che succede nel vita, andate avanti. Se qualcuno cade dalle scale, non potrà evitare per sempre di percorrere altre scale”.

Non è da dimenticare l’età, 60 anni, con cui Hans si appresta a compiere questa spedizione, oltre al fatto che sono circa 15 anni che non realizza salite sopra gli ottomila; nonostante questo non è però previsto alcun tipo di allenamento speciale. Kammerlander ritiene di conoscere bene i limiti del suo copro e soprattutto, ricorda, cil desiderio è solo quello terminare il suo percorso sul Manaslu: “Se sarà un successo, potrò concludere la carriera in modo sereno e pacifico, avendo completato gli obiettivi della mia carriera alpinistica”.

In riferimento ai dettagli tecnici della scalata, Hans spiega che non ha mai considerato l’opzione dell’ossigeno ausiliario, di cui se avesse avuto bisogno non avrebbe pensato al progetto a prescindere. Riguardo al tracciato piuttosto che ripetere il versante nord, questa volta vorrebbe optare per la parete sud: la preferenza va ad una parete ripida, rispetto ad un tracciato più semplice, ma molto lungo ed estenuante. Inoltre, partendo in autunno e tentando la vetta in inverno, Kammerlander è convinto che non dovrebbe trovare molti alpinisti sulla montagna; anche se ci sarà più vento e farà più freddo ritiene questa una migliore soluzione per evitare di scalare in un periodo troppo affollato, senza contare che il meteo sarà plausibilmente più stabile.

Hans specifica comunque che il completamento dei 14 8.000 della Terra non è mai stato tra le sue ambizioni perché ha sempre desiderato provare e fare qualcosa di nuovo piuttosto che ricevere titoli o essere inserito in elenchi.

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5 Comments

  1. tanti auguri Hans, uno degli ultimi grandi alpinisti della “vecchia guardia”
    (comunque sud tirolese o al limite alto atesino!)
    saluti alla redazione e grazie per il vostro sempre interessante sito

  2. …ho sempre ammirato questo Alpinista…velocità per abbreviare l’esposizione al rischio…innovazione…vie mai banali sulle Montagne più alte del mondo…in bocca al lupo Hans…

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