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Medicina di Montagna: la Carta di Cogne chiede di investire sulle tecnologie

Testo e foto di Denis Falconieri

 

Un documento per ribadire l’importanza di mantenere l’identità dei popoli di montagna che presidiano i territori, anche sviluppando presidi sanitari virtuali che consentano di comunicare con esperti: sono questi alcuni dei contenuti della Carta di Cogne, approvata ieri, sabato 10 giugno, al termine del convegno di due giorni “La Médecine de montagne– Salute, Sicurezza e Accoglienza in montagna”, che si è svolto nel paese ai piedi del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta. 

La sanità in montagna deve essere finanziata per la qualità di vita dei residenti e per mantenere l’attrattività verso i turisti, deve puntare sulle tecnologie di trasmissione dati, ma è anche un laboratorio in cui studiare patologie diffuse a tutte le altitudini”, ha spiegato nell’intervento introduttivo il dottor Guido Giardini, presidente della Società italiana di medicina di montagna. 

Nel corso della prima giornata di lavori, che ha visto la partecipazione di esperti e studiosi come Annibale Salsa, Luigi Festi e Alessandro Meluzzi, è intervenuto anche il presidente della Società metereologica italiana Luca Mercalli, che ha si è confrontato con il giornalista de La Stampa Enrico Martinet. Tra i diversi temi affrontati, il climatologo ha preso in esame il surriscaldamento globale e le relative conseguenze, sottolineando come la montagna sia un luogo dove se ne possono cogliere gli aspetti precoci. 

Nel corso della seconda giornata, che si è svolta nella consiliare del Comune di Cogne, il vicedirettore de La Stampa Luca Ubaldeschi ha moderato una tavola rotonda che a messo a confronto il presidente della Regione Valle d’Aosta Pierluigi Marquis, l’assessore alla Sanità della Valle d’Aosta Luigi Bertschy, l’assessore alla Sanità del Piemonte Antonio Saitta, il sindaco di Cogne Franco Allera, il sindaco di Aosta Fulvio Centoz, l’onorevole Luciano Violante e il presidente dell’associazione valdostana degli albergatori Filippo Gérard. 

Gli amministratori si sono trovati d’accordo sul fatto che sia necessario investire in nuove tecnologie di trasmissione dati e sulla formazione di medici e infermieri che possano utilizzarle in zone di montagna, sia per le emergenze legate a incidenti di alpinismo, escursionismo o sci, sia per la prevenzione, la cura e la riabilitazione degli abitanti. 

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