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L’importanza di proteggersi dal sole in montagna anche senza neve

Fonte: La Repubblica

Non solo sulla neve o al mare il sole nasconde delle insidie per la nostra pelle, anche durante le passeggiate è consigliabile utilizzare protezioni adeguate. Basti pensare che in Europa la più alta incidenza dei tumori alla pelle indotta dall’esposizione al sole è registrata in Alto Adige.

I melanomi, uno dei due tipi di tumore cutanei, hanno la terza frequenza più alta nelle persone sotto i 50 anni di età e provoca circa 1.900 morti all’anno in Italia, pur essendo solo il 4% dei casi di tumori alla pelle. La prima causa dei melanomi è proprio il sole, soprattutto l’esposizione intermittente, sporadica e intensa, che impedisce alla cute di attivare i meccanismi naturali di fotoprotezione; e anche tra i non-melanomi  alcuni tipi di tumore tra i più diffusi derivano dall’esposizione al sole, ma in questo caso a rischio sono le esposizioni più lunghe e continuate. Tra tutti i tipi di radiazioni quelle ultraviolette hanno capacità mutagene:: non è ancora chiaro il meccanismo ma il meccanismo tra radiazioni e modifiche del dna è ormai certa, gli ultravioletti hanno la capacità di modificare in senso neoplastico le cellule dei tessuti esposti. A tal proposito è utile sapere che l’intensità delle radiazioni del sole aumenta del 4% ogni 300 metri di dislivello. Ugualmente un mito da sfatare è quello secondo cui la presenza di nuvole aiuta a proteggersi: il 90% delle radiazioni giungono ugualmente e, anzi, vengono riflesse e propagate dalle nubi stesse. Inoltre in montagna l’ “aria sottile” assorbe meno le radiazioni, lasciandone filtrare di più. Infine, se al mare l’acqua e la sabbia potenziano l’intensità dei raggi solari, anche in montagna durante l’inverno la neve e durante l’estate le rocce fanno la stessa cosa.

Vitaliano Silipo, dirigente medico presso la struttura complessa di Dermatologia oncologica, Istituto San Gallicano di Roma, ha riferito a Repubblica: “Il messaggio di prevenzione che deve passare è che il sole è dappertutto: al mare come in montagna, e anche in città. E che bisogna, ovunque, mettere in atto azioni di protezione. Per il melanoma siamo oggi intorno ai 14-15 casi ogni 100mila abitanti, in netto aumento rispetto solo a una decina di anni fa. Anche i carcinomi cutanei spinocellulari e basocellulari stanno aumentando e, stando alle proiezioni, nel 2030 ci sarà un incremento del 50% delle visite che riguardano queste patologie. Che hanno un’aggressività biologica inferiore al melanoma, ma una spiccata tendenza alla recidiva locale, se non adeguatamente trattate”. Come proteggersi al meglio quindi? Riprende lo specialista: “Nelle ore centrali è buona regola ripararsi, stare al chiuso, in un rifugio o in un bosco. Ma sotto gli alberi, siccome all’ombra le radiazioni non si azzerano, meglio coprirsi con una maglietta a maniche lunghe. Ma in entrambi i casi (mare e montagna) vanno osservate le stesse regole: portare con sé i solari, che devono essere adatti al proprio fototipo, e applicarli ogni 2-3 ore. E non superare le 4-5 ore al giorno consecutive di esposizione, senza dimenticare capello e occhiali con lenti filtranti e soprattutto senza dimenticare uno stick solare per le labbra, per i carcinomi cutanei soprattutto. I carcinomi squamocellulari delle labbra sono i più aggressivi”. E rispetto a chi ricerca una giusta dose di vitamina D,stimolata dall’esposizione al sole e utile per la fissazione del calcio nelle ossa, il dottore precisa: “Per raggiungere il fabbisogno quotidiano di vitamina D bastano 10 minuti di esposizione senza protezione”.

 

Fonte: Repubblica

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