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Everest, il recupero a 8500 metri

Vi abbiamo parlato oggi delle polemiche di questa fine stagione himalayana legate agli sherpa ed in particolare vi abbiamo riportato la vicenda di Sange Sherpa, che è stata raccontata da Messner. 

Lo sherpa ha subito gravi congelamenti alle mani ed ha rischiato la vita perché il suo cliente, il pakistano Abdul Jabbar Bhatti, non ha voluto seguire il consiglio di tornare indietro per l’improvviso mutamente del tempo. Come racconta lo stesso Sange, dopo essere arrivati in vetta nella bufera, durante la discesa, a 8500 metri, si sono fermati a riposare. Il cliente ha ben presto perso conoscenza, mentre lui si è addormentato, svegliandosi fortunatamente al sopraggiungere di altri sherpa, che altrimenti lo avrebbero creduto morto e lasciato lì. Quasi incosciente, assetato, affamato, deciso ad arrendersi è stato riconosciuto dagli uomini di Seven Summits, che lo hanno soccorso. 

I due non riuscivano nemmeno a muoversi a causa dei congelamenti e così sono stati calati dagli sherpa fino a campo 4, come mostrano le immagini. Un salvataggio complicato, reso ancora più difficile dalla quota. La squadra di soccorritori era composta Ang Tshering Lama, Nima Galzen Sherpa, Jangbu Ang Mingma Chhiri Sherpa e Pema Chirring Sherpa.

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