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La Falesia dimenticata – “La roccia e la sua storia sono ancora lì, riappropriamocene”

Continua a crescere e ad acquisire consensi il progetto “La Falesia dimenticata” dell’ associazione sportiva dilettantistica DolomitiOpen. Il gruppo di climbers vuole restituire al mondo dell’arrampicata la falesia di San Lorenzo Dorsino, nelle Dolomiti di Brenta ai confini con la Valle del Sarca, che è stata chiusa ormai quasi 30 anni fa ma che  ha sempre rappresentato una location bellissima e unica nel suo genere.

Per trovare le risorse necessarie per la riapertura della falesia l’associazione ha lanciato una campagna di crowdfunding dalla durata di 40 giorni sul sito eppela.com e, a riprova della bontà del progetto, dopo solo 10 giorni era già stato raccolto quasi il 50% dei fondi necessari. Inoltre molti atleti di fama internazionale come Adam Ondra, Antonine Le Menestrel, Rolando Larcher, Stefano Ghisolfi e Fabio Leoni hanno hanno dato il loro endorsment al progetto.

Ora a raccontarci della “falesia dimenticata” è Simone Elmi, guida alpina e presidente dell’Asd Dolomiti Open, che in un intervista ha spiegato chi c’è dietro al progetto, il valore dell’iniziativa e perché aiutare l’associazione a portarla a termine.

Come nasce l’idea, unica nel suo genere, di comperare una falesia?
Più che la nascita di un’idea è stata una necessità! Questa falesia è un pezzo pregiato per gli arrampicatori ed essendo su un terreno privato, l’unica via praticabile per poterla “riaprire” ai climbers era quella di acquistare il terreno dal proprietario.

Chi acquisterà la falesia ?
Sarà l’associazione Sportiva Dolomiti Open che si farà carico di acquistare e, successivamente, attrezzare nuovamente gli itinerari di salita.

Cosa rappresentava per voi climbers questa falesia?
Vuoi dire cosa rappresenta! La roccia e la sua storia sono ancora lì e dopo 25 anni d’abbandono non resta che riappropriarcene. È una falesia che racchiude in sé tutte quelle caratteristiche di eccellenza e unicità che una parete d’arrampicata deve avere per essere considerata speciale: roccia unica, un conglomerato a buchi molto raro in Italia, esposizione favorevole per scalare tutto l’anno, un bellissimo prato alla base, una sorgente d’acqua che esce ai piedi della parete, un panorama unico e aperto.  Si tratta ora solo di tornare a metterci su le mani, dopo un importante lavoro di sistemazione.

C’è stato un tentativo iniziale di confronto con il proprietario? Cosa è successo?
È una lunga storia iniziata più di 25 anni fa, quando i primi climber hanno “addocchiato” questa falesia ed iniziato ad attrezzare i primi itinerari; allora sene contavano più di 40. Poi la frequentazione divenne assidua e forse insostenibile per un terreno privato e il proprietario legittimamente decise di interdirne l’accesso e tolse tutti  gli ancoraggi sulle vie. Si contavano allora nei weekend anche 60/70 persone. Dopo 25 anni è arrivato il momento di unirci e riaprire questo luogo. Il proprietario si è mostrato all’inizio restio, ma l’abbiamo convinto a vendere alla nostra associazione sportiva il terreno, lusingato dalla bontà dell’idea. Abbiamo firmato un compromesso per la vendita del terreno e ci siamo imbarcati in questa avventura !

 

Perché la scelta del crowdfundig?
Non abbiamo avuto dubbi su questo! Ci è sembrata la naturale conseguenza di questa iniziativa. Non stiamo cercando di realizzare qualcosa solo per noi, ma per tutti e quindi ci è sembrato coerente e naturale lanciare questo messaggio attraverso un crowdfunding: tutti nel loro piccolo possono contribuire a realizzare un’idea nell’interesse di tutti. Trovo che il messaggio del crowdfunding sia bellissimo e che parteciparvi sia arricchente, un buon cibo per l’anima!

Le prime sensazioni a 15 giorni dal termine della campagna di raccolta fondi
Sinceramente? Impegnativo! Bisogna veramente crederci per sostenere un progetto di crowdfunding e soprattutto essere una squadra affiatata!

Elenca tre motivi validi per sostenere il progetto.
La valenza sociale del messaggio, riappropriarsi come comunità di un bene che deve essere patrimonio di tutti per la sua unicità. Mai prima d’ora era stato fatto un tentativo concreto di riaprire una falesia per arrampicare. Tante falesie e pareti sono state chiuse perché situate su terreni privati, ma mai si era tentato di riaprirle. 

 

Se volesete partecipare al progetto e dare il vostro contributo, la campagna è ancora aperta fino al 5 giugno. Per donazioni di diverso importo sono previste differenti ricompense.

Per avere maggiori informazioni ed essere sempre aggiornati sull’avanzamento del progetto potete seugire la loro pagina Facebook.

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