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Alpinismo

Torre, Aste: nessuno si erga a censore

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TRENTO — "Pur riconoscendo sempre l’indiscutibile valore di Messner, in questa annosa diatriba del Cerro Torre non sono d’accordo con lui. Conoscendo la natura umana è difficile per tutti accettare che altri siano riusciti a fare una cosa che a noi sembra impossibile perchè pensiamo che non ne saremmo stati capaci". E’ la voce di Armando Aste che si alza in difesa degli amici Cesare Maestri e, ancora più, Cesarino Fava. Il grande alpinista di Isera, uno dei più forti scalatori italiani del dopoguerra, non ha dubbi e con educata decisione respinge le tesi del re degli ottomila.

A distanza di due mesi da quel discusso pomeriggio di Trento durante il quale Reinhold Messner presentava il suo libro accusando Cesarino Fava di essere il vero artefice celato dietro la presunta menzogna dell’ascensione del Torre del ’59, arriva un autorevole commento in risposta alle tesi dell’altoatesino. E’ quello di Armando Aste, celebre alpinista trentino tra i più forti del Dopoguerra, che sulle pagine dello Scarpone, la rivista del Cai, nel numero di luglio, esprime la sua opinione sull’annosa polemica.

"Cesarino Fava – scrive Aste -, che si è spento il 22 aprile 2008, non era un rocciatore, d’accordo. Diversamente da quanto ne pensa Reinhold, era semplicemente un uomo e un alpinista senza complessi di sorta che non aveva bisogno di una grande impresa. Infatti non arrampicava per la classifica. Semmai ha sempre spinto gli altri alla grande impresa".

"Pur aiutato da Cesare e da Toni Egger – continua l’alpinista -, al Colle della Conquista lui c’è davvero arrivato e poi è pure ridisceso da solo. Cesarino era un romantico cercatore d’infinito. Uno può credere o non credere, a parte il fatto che alimentare il sospetto con tanta pervicacia non è una bella azione".

Per quel che riguarda poi le straordinarie qualità dei due alpinisti, secondo Aste non ci sono dubbi. Maestri era il numero come rocciatore, era il Ragno delle Dolomiti. Mentre Toni Egger era un formidabile alpinista: completo, di gran lunga avanti a tutti come ghiacciatore. Il fatto poi che Bruno Detassis avesse detto che il Torre non si poteva scalare non avrebbe alcuna importanza. Secondo Aste era solo un’opinione, non una legge divina.

"Messner afferma che non può essere vero – continua Aste -. Io invece credo che Egger e Maestri, entrambi in anticipo sui tempi, abbiano salito il Torre senza il fungo sommitale, come ha sempre detto Maestri. Toni e Cesare erano di un’altra dimensione oltre che di un’altra generazione, e non credo che siano rimasti 5 giorni su quella tremenda parete a raccontarsi barzellette prima di iniziare la drammatica discesa nella quale perse la vita il povero Toni".

"Noto come sia diventato di moda riscrivere la storia smontando il bel giocattolo e così si arrivi a commentare – conclude l’alpinista trentino -: tutto qui? Eppure, rigettando ogni malevolo pensiero come ripicche e ritorsioni, mi sforzo di credere alla buona fede anche di quelli che possono sbagliare sostenendo una diversa opinione. Per quanto pensiamo a volte di essere bravi, è saggio ricordare che c’è sempre qualcuno più bravo. A Cesare dico di stare tranquillo e in pace con se stesso. Conoscendo la natura umana è difficile per tutti accettare che altri siano riusciti a fare una cosa che a noi sembra impossibile perchè pensiamo che non ne saremmo stati capaci. Come è sbagliato avere la presunzione di poter ergersi a censori della storia dell’alpinismo che mi piace ancora pensare non abbia bisogno di alcun avallo".

E la risposta di Messner non si fa attendere. "Il pensiero di Aste – dice infatti sullo stesso numero di luglio dello Scarpone – e la sua generosità nei confronti di Maestri meritano il più profondo rispetto. Nel mio libro le idee di Aste trovano sicuramente riscontro. Con una differenza: io metto sul tavolo tutte che le prove che nel 1959 il Torre non è stato salito. Successivamente, nel ’70, Maestri è arrivato fin sotto il fungo, ma con questo atto non ha dimostrato la salita del ’59".

"La non salita di Maestri e Egger è documentata con la mancanza di ogni chiodo oltre la quota di 3000 metri conclude Messner -. Quanto a Cesarino Fava ribadisco che la sua asserita discesa senza ancoraggi dal Colle della Conquista sarebbe impossibile per chiunque anche oggigiorno".

Valentina d’Angella

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