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Editoriali

Salini: quale scialpinismo senza Greco?

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BORMIO, Sondrio — "Adriano Greco, in Italia, "è" lo sci alpinismo. Nessuno in questo mondo ha il suo carisma. Nessuno conosce tutti i dettagli e le sfaccettature di questo affascinante sport e, soprattutto, nessuno ha la sua carica di entusiasmo. Non merita di essere liquidato". Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Luca Salini, ex-responsabile Scialpinismo Alpi Centrali per conto della Fisi e presidente comitato organizzatore Alta Valtellina Ski Race. Salini ha voluto esprimere la sua opinione sulla recente esclusione di Adriano Greco dalla rosa di allenatori della nazionale di scialpinismo.

"Adriano Greco è il simbolo dello sci alpinismo italiano nel mondo – scrive Salini -, l’uomo che più di tutti ha dato a questo sport, colui che ha “inventato” lo sci alpinismo moderno. Ha traghettato questa attività da avventura a vera e propria disciplina, dai calzettoni di lana e salopette alla zuava alle tuta da gara, dagli sci con sylvretta ai piuma e attacchino. Insomma, un’icona.

Adriano è una persona eclettica, intelligente, scostante, appassionata, divertente, a volte inaffidabile, umana, insomma di tutto, di più e meno. Lo posso dire perché con lui ho lavorato, litigato e discusso. Mi ha coinvolto dalla fine degli anni ’90 ad organizzare manifestazioni, a compiere trasferte con furgoni carichi di “bocia” in tutta Europa, a gioire con giovani atleti, a discutere con loro, a partecipare a riunioni ovunque: Grenoble, Barcellona, Areche, Milano, Torino. In qualunque posto si parlasse di scialpinismo, lui c’era.

I meriti di Adriano non sono solo questi; decine di ragazzi hanno iniziato a correre, sciare ed arrampicare "per colpa" sua. Poi sono diventati atleti, guide alpine o professionisti della montagna. Qualcuno, dalle sue idee, ha preso spunto per produrre articoli tecnici e innovativi. Adriano, infatti, ha sempre punti di vista diversi dagli altri, sia che si parli di attrezzatura che di allenamenti o di strategie di gara. Conosce tutti, nota tutti, nessuno sfugge al suo "occhio clinico". Non si mette mai su alcun piedistallo dove probabilmente avrebbe diritto di stare; è pane al pane, a volte talmente tanto che sembra perdere credibilità.

Descrivere una persona come lui in tre righe è impossibile, ma chi lo conosce, chi gli ha parlato anche solo una volta, credo capisca ogni parola che ho scritto.

Dopo incontri e riunioni, grazie alla paterna comprensione di Camillo Onesti, è riuscito a far accettare alla Fisi le categorie giovani. Ha fatto cambiare i regolamenti a quasi tutte le gare del mondo. Riceve mail da ogni dove ed in ogni lingua, per consigli ed opinioni (come farà a rispondere non si sa, ma ci riesce sempre). Ha fatto con passione per anni il ct della nazionale di sci alpinismo a modo suo, sempre naif, mai programmato, anche in modo confusionario, senza prendere praticamente un euro, salvo dei rimborsi spese negli ultimi tre inverni.

Questa è la sua colpa: non ha capitalizzato gli sforzi. Non è riuscito a far capire, a chi tiene le redini degli sport invernali in Italia, che lui "è" lo sci alpinismo. Nessuno nel mondo dello skialp ha il suo carisma. Nessuno conosce tutti i dettagli e le sfaccettature di questo affascinante sport e, soprattutto, nessuno ha la sua carica di entusiasmo.

Si era accorto due stagioni orsono che ad una nazionale come quella italiana serviva qualcuno con capacità manageriali. Qualcuno con capacità di trovare sponsor. Qualcuno che gestisse con professionalità le trasferte, che verificasse le “location” delle varie manifestazioni, che si occupasse del “press office”. Qualcuno che, magari, facesse anche l’allenatore.

L’assenza di un contratto con la Federazione e le sue diverse attitudini, suggerivano un affiancamento. Serviva una spalla valida: Adriano stava subendo troppe critiche, anche dagli atleti, perché stava gestendo una cosa troppo grossa per poterla condurre da solo. Ho sempre pensato che dopo un primo periodo di volontariato e iniziale entusiasmo tutte le attività debbano essere inquadrate con programmazione e gestione. La Federazione, nonostante le insistenze della Commissione tecnica, non ha mai voluto investire in questo. E Adriano ha continuato da solo a gestire il tutto.

Ora, sembra sia stato liquidato. Mi dispiace, perché non lo merita. Ad Adriano andava affiancato uno staff, un ufficio segreteria per la gestione delle trasferte, un fisioterapista; magari anche un allenatore. Però nessuno, credo, saprà come lui individuare le potenzialità degli atleti una stagione prima di chiunque altro e, soprattutto, nessuna delle persone che ruotano attorno al mondo dello skialp ha la sua lungimiranza.

La cosa peggiore, tipica dell’italico modo di gestire le cose, è se nessuno ha avuto il coraggio di chiamarlo, motivare la scelta, criticare apertamente. Chi ha preso questa decisione? La Federazione? La Federazione è fatta di persone che hanno responsabilità, compiono delle scelte e ne sono, o dovrebbero, essere responsabili spiegandone le motivazioni. Se il nuovo corso dello sci alpinismo è questo, forse siamo già ripartiti con il piede sinistro, o forse siamo ripartiti in retromarcia".

Luca Salini


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