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Alpinismo

K2: rientriamo, c'è aria di morte

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ISLAMABAD, Pakistan — “La presenza della morte qui è schiacciante. Il K2 è magnifico, ma devo ascoltare il mio sesto senso. Abbandono la spedizione e torno a casa". Questa la decisione di Sean Wisedale che nei giorni scorsi se n’è andato dal campo base insieme al compagno turco Tunc Findik. Ma il loro, non è l’unico abbandono. Rientro anticipato anche per l’italiano Giuseppe Pompili, che dopo aver abbandonato il Nanga Parbat, ha rinunciato al K2 e non è riuscito ad avere il permesso per il Broad Peak.

Saranno gli incidenti mortali degli ultimi giorni, le continue nevicate oppure il ricordo della tragedia dello scorso anno sul K2. Fatto sta che nei giorni scorsi, in Karakorum, diversi alpinisti hanno deciso di rinunciare al K2 e di e rientrare in anticipo, abbandonando le rispettive spedizioni.

La prima defezione è quella di Wisedale, sudafricano, membro della spedizione commerciale al K2 organizzata dalla Field Touring Alpine. Wisedale non si vergogna a confessare i suoi timori verso la scalata del gigante pakistano. "La morte di Michele Fait mi ha lasciato il segno – dice l’alpinista -. E poi qui intorno. La morte è dappertutto. L’altro giorno mentre tornavo dal campo base del Broad Peak ho trovato dei resti umani, che ho coperto con delle rocce. Non ce la faccio a restare".

Un paio di settimane fa il suo compagno di spedizione turco Findik aveva trovato degli altri resti umani sulla morena. Anche lui ha deciso di abbandonare la spedizione guidata da Fabrizio Zangrilli, il quale ha lasciato momentaneamente il K2 per unirsi al tentativo di vetta in corso sul vicino Broad Peak da parte di un’altra squadra della Field Touring Alpine.

Rientro anticipato anche per Giuseppe Pompili. L’alpinista italiano, che si trovava sul Nanga Parbat insieme al compagno Adriano Dal Cin, ha deciso di lasciare la montagna dopo gli incidenti mortali di Miss Go e dell’austriaco Wolfgang Kolblinger. Inizialmente aveva comunicato di voler tentare il Broad Peak, ma nei giorni scorsi ha comunicato il rientro in Italia.

"L’ipotesi del Broad Peak è sfumata – scrive Pompili sul suo blog – per via dell’impossibilità di ottenere il permesso di salita al posto del K2, che quest’anno mi sembra troppo pericoloso da salire. Dicono sia talmente pieno di neve da costituire un azzardo".

Insomma, il K2 attrae, ma fa anche molta paura. Ne è dimostrazione anche il comunicato della spedizione commerciale austriaca di Gerfried Göschl e Louis Rousseau, che dopo la vetta del Nanga Parbat, funestata dall’incidente mortale di Kolblinger, si è diretta al K2. "Verificheremo le condizioni della parete – ha detto Rousseau -. Se è così carica di neve come descrivono molti alpinisti, e se non sarà attrezzata perfettamente, lasceremo perdere e torneremo a casa".

Sara Sottocornola
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