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Dall’Alpinismo Eroico all’era dell’Alpinismo Scettico

A metà aprile a Grenoble ci sarà la premiazione del Piolet d’Or, che i più definiscono l’Oscar dell’alpinismo. Sarà così, anche perché a scegliere i vincitori sono i membri del Groupe de Haute Montagne (GHM), che raccoglie il meglio dell’alpinismo francese di sempre.

Ma il 13 a Grenoble ci sarà anche un forum, un dibattito, su un tema cruciale e sempre più attuale che riguarda la credibilità ed il valore di quello che gli alpinisti raccontano d’aver realizzato. Come dire: non ci basta più la parola.

L’assoluta credibilità della quale l’alpinista da più di 250 anni era accreditato, una volta che salita la montagna e la via la raccontava o la scriveva, non è più sufficiente: serve una prova inconfutabile per aver accreditata l’impresa, altrimenti nisba! Converrete che è un epocale cambiamento delle regole, fin qui non scritte, dell’alpinismo, che ora iniziano a prender forma sul desktop di un computer o ordinateur, alla francese.

Per la verità negli ultimi anni i casi di salite truffaldine di montagne e vie si sono moltiplicati ed è sintomatico che proprio in occasione di un premio prestigioso ed ambito (ho dei conoscenti che farebbero carte false per un Piolet D’or che il destino baro non gli ha voluto ancora riconoscere) venga lanciata questa nuova era dell’alpinismo scettico. E malgrado qualcuno, con insistenza un poco sospetta e interessata, preferisca che l’alpinismo non venga ufficialmente o consapevolmente valutato, pare che il destino e il mercato dei premi siano piccozze, grigne, oscar e donatelli d’oro o d’argento che costringono anche questo sport, refrattario alle regole e alle misure, a confrontarsi con la trasparenza e la certezza dei risultati.

Non è invece chiarissimo lo scopo del dibattito o convegno.

L’annuncio riguarda l’analisi di alcuni casi certamente falsi o dubbi o per i quali i dubbi sono preponderanti rispetto alle certezze. Ci sono alcuni episodi storici che molti conoscono, da quello Albert Frederick Cook che riguarda la dubbia salita nel 1906 del Monte Denali, a quello di Cesare Maestri sul Cerro Torre, o di Tomo Česen sulla parete sud del Lhotse. Il caso che rischia però di far esplodere il convegno in un finale pirotecnico è quello di Ueli Stek.

Nel 2013 la Swiss Machine sale una via nuova sulla parete sud dell’Annapurna, tocca la vetta e scende al campo base alla supersonica velocità che gli consente di fermare le lancette dell’orologio a 28 ore dalla partenza. Per questa salita vinse nel 2014 il Piolet d’Or, ma di questa salita Stek non fornì prove evidenti, una foto di vetta ad esempio, e più d’un osservatore ed alpinista contestò il risultato. La cosa si ripeté peraltro per la parete sud dello Sisha Pangma.

Un dibattito interessante, ma che rischia di avvelenare l’ambiente alpinistico per parecchio tempo.

Forse più saggio sarebbe parlare di regole e comportamenti da adottare per il futuro, prescindendo da processi, che saranno necessariamente sommari, a un passato anche recente, ma ormai consegnato alla storia e che come tale andrebbe visto e giudicato. La buona intenzione di creare delle buone regole per valutare imprese e alpinisti (peraltro per vincere il Piolet d’Or è necessario rispettare alcune regole) rischia di essere invalidata dal sospetto che il processo e l’esecuzione di Steck sia più ad uso della spettacolarizzazione mediatica.

Ad ogni modo il forum del Piolet d’Or fornisce una serie di collegamenti e supporti giornalistici utili al dibattito (che potete consultare qui)

Al convegno sono annunciati come presenti giornalisti e studiosi come Kelly Cordes, Rodolph Popier, Jean-Jacques Prieur, alpinisti come Thomas Huber e Sébastien Ratel, rappresentanti degli enti alpinistici come Christian Trommsdorff (GHM), Lindsay Griffin (Alpine Club, American Alpine Journal) e George Lowe (American Alpine Club).

 

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7 Comments

  1. Un GPS al polso e ogni polemica svanisce magicamente.
    PS Ho un sospetto sui conoscenti di Agostino che fremono per il “Piolet d’Or”

  2. Il professionismo da sempre rovina qualunque ambiente…niente di cui stupirsi: e non è sempre e solo storia “recente”…

    1. guarda che le bugie fra gli alpinisti della domenica non professionisti abbondano anzi dire sono in percentuale molte molte di più

  3. Disse Dino Buzzati alla sua Guida ed amico Gabriele Franceschini, scrittore di guide alpinistiche e autore di autobiografia. : “Non divulgare, tieni tutto per Te”..invece di tutto di piu’, interviste, filmati col Gopro…. relazioni dettagliatissime..alla fine si viene seguiti a malapena dalla cerchia dei famigliari o dei paesani o condomini.

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